Di recente, il ministro iraniano dell’intelligence Heidar Moslehi ha affermato che, a seguito dell’arresto di due sospetti, i terroristi Jundullah non sono più attivi in Iran e che «i membri di questo gruppo, aiutati dai servizi stranieri e dalla NATO, effettuano ogni tanto operazioni entrando nel territorio iraniano». Pochi giorni prima, il 22 giugno, erano infatti stati arrestati quattro membri che cercavano di passare il confine fra il Belucistan iraniano e il Pakistan.

Quali sono quindi le peculiarità di questa formazione sovversiva? Jundullah, ovvero i “Soldati di Dio”, sono un gruppo terrorista iraniano di matrice sunnita, fondato da Abdul Malek Rigi. Costui ne è stato l’indiscusso leader fino all’arresto, avvenuto il 22 marzo 2010 su un volo partito da Dubai. Rigi è stato giudicato colpevole di 79 atti criminali (tra cui omicidi, intelligenza con il nemico, attentati dinamitardi) e condannato a morte come “nemico di Dio”. La sentenza è stata eseguita il 20 giugno dello scorso anno.

Secondo diversi analisti, il movimento poteva vantare legami con i Talebani sunniti del Pakistan da cui nacque come filiazione. Il nome è stato poi tramutato in “Movimento Popolare di Resistenza dell’Iran”, attivo principalmente nel Belucistan iraniano e caratterizzatosi come formazione separatista volta a sostenere i sunniti iraniani (minoranza nel Paese).

Il numero di delitti compiuti dal gruppo è veramente impressionante. Tra gli altri, alcuni attentati hanno avuto risonanza a livello globale. Nel 2006 diversi “Soldati di Dio” bloccarono una strada vicino Tasooki, uccidendo 21 civili che colà transitavano. Nel febbraio del 2007, l’attivazione di un’autobomba seguita da raffiche di mitra dirette ad un bus uccisero 18 membri dei Pasdaran, i “Guardiani della Rivoluzione”, corpo d’elite del regime. Nel 2008, i terroristi sequestrarono 16 membri delle forze dell’ordine, trasferendoli in Pakistan. Dopo alcuni mesi ne rilasciarono uno, che testimoniò l’eliminazione di tutti gli altri. Ancora stessi obiettivi l’anno seguente, quando 12 poliziotti vennero soppressi a gennaio vicino Saravan. A maggio una esplosione nella moschea di Zahedan uccise 25 persone, tre settimane prima delle elezioni presidenziali. In ottobre 42 persone (tra cui alcuni membri dei Pasdaran) perirono a seguito di un attacco suicida nella regione del Balucistan. Nel 2010, due distinti attacchi suicidi (a Zahedan e Chah Bahar) hanno portato alla morte di 66 persone, fra cui ancora militari Pasdaran.

Proprio per questa sua matrice eversiva, il governo iraniano e diverse fonti giornalistiche occidentali hanno ripetutamente evidenziato contatti e appoggi forniti dagli Stati Uniti al movimento, nell’ottica di destabilizzare il regime di Ahmadinejad. Nel 2007 proprio un servizio dell’ABC News documentò come Jundullah avesse addirittura beneficiato di un programma ad hoc di addestramento della CIA. Nello stesso periodo Rigi venne intervistato da Voice of America (canale ufficiale del governo statunitense). L’anno seguente, il giornalista Seymour Hersh sostenne che il Congresso americano avallava la scelta del Presidente Bush di sostenere con 400 milioni di dollari alcuni movimenti avversi alla Repubblica degli Ayatollah, tra cui i “Soldati di Dio”. Il Daily Telegraph asserì che il gruppo faceva parte di un Black Operation Plan, strutturato su operazioni militari e guerra psicologica allo scopo di sobillare le minoranze etniche risiedenti in Iran. L’operazione sotto copertura avrebbe inoltre previsto campagne di disinformazione, pubblicazione di articoli negativi sulla stampa, azioni finanziarie volte a perturbare il corso della moneta iraniana e il suo tasso di cambio.

Il ministro degli interni Moustafa Pour-Mohammadi ha recentemente sostenuto che operativi USA hanno avuto abboccamenti con militanti anti-iraniani in Afghanistan, supportandone il traffico di droga verso la Repubblica Iraniana. Accusa confermata da un ex membro dello staff del Capo di Stato Maggiore dell’esercito Pakistano Aslam Beg. Il traffico di droga è tra l’altro una delle comprovate attività illecite del “Movimento Popolare di Resistenza dell’Iran”.

Nonostante i “Soldati di Dio” abbiano sempre respinto tali insinuazioni, la consuetudine di foraggiare dissidenti politici e organizzazioni rivoluzionarie non sarebbe certo una pratica innovativa nell’operato sottotraccia delle grandi potenze. Tuttavia, lo sradicamento del movimento dall’Iran potrebbe servire, quale eterogenesi dei fini, esattamente alla funzione opposta perseguita dagli analisti e dai decisori politici atlantici: rafforzare il regime di Ahmadinejad e fornire il pretesto al presidente per avocare la correità degli Statunitensi nella lunga scia di sangue lasciata da Jundullah.

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