Parigi – Nel 2003 fu Jimi Hendrix, nel 2004 furono i Pink Floyd, nel 2005 fu John Lennon, nel 2008 fu Serge Gainsbourg e nel 2009 fu Miles Davis. Una lunga e affascinante carrellata di figure emblematiche della scena musicale del XX° secolo, alla quale la Cité de la Musique ha voluto rendere omaggio, continuando quest’anno la sua tradizione con il cantautore francese George Brassens, trent’anni dopo la sua scomparsa, dedicandogli un’esposizione dal titolo “Brassens ou la liberté”.

Difficile, pressoché impossibile, esporre, suscitando interesse, una figura così doppiamente popolare e antispettacolare, spesso volutamente individualista, estraneo fisicamente alle grandi rivolte collettive che hanno segnato il tormentato ‘900, senza tuttavia rinnegare i suoi ideali, violentemente antiperbenista, anarchicamente provocatorio, ma soprattutto grande amante della poesia di François Villon, Charles Baudelaire, Victor Hugo e Paul Fort e, naturalmente, della musica dei coevi Charles Trenet e Jean Ferrat.

Ecco però che la Cité de la Musique è stata capace di consacrargli una retrospettiva, scevra da facili immagini-stereotipo, improntata alla scoperta di un Brassens inedito in un ambiente atipico, creato apposta per grandi e piccoli, tra documenti rari e manoscritti, appunti e carnets messi gentilmente a disposizione dalla sua famiglia e dai suoi amici più stretti, immagini televisive d’archivio e scatti d’antan.

Il tutto curato dal disegnatore e autore di fumetti Joann Sfar, anche realizzatore del biografico e surreale Gainsbourg (vie héroïque), e dalla giornalista Clémentine Deroudille, abili nel trasmettere la loro passione per il cantautore di Sète, in un percorso interattivo e didattico che, fino al 21 agosto, tra incontri e mini-concerti organizzati permetterà ancora di amare, pensare, cantare e sognare Brassens.

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