La persistenza della crisi, generata in ambito finanziario nel 2007, ha fortemente condizionato le economie Europee e la loro credibilità sul mercato internazionale.

Per contenere le speculazioni e al fine di rassicurare i mercati la Comunità Europea e la Banca Centrale hanno formalmente indirizzato gli Stati Membri verso misure economiche e giuridiche che permettano di contenere gli enormi debiti pubblici generati nel tempo da molti Paesi, punto focale delle preoccupazioni internazionali perché sintomo di incapacità di una gestione razionale delle spese, quindi sintomo della possibilità di non riuscire a ripagare il debito (specie se esso cresce piu’ di quanto non cresca il PIL).

La manovra contenuta nel decreto legge n. 98/2011, convertito con la legge n. 111/2011, s’inserisce in questo contesto economico complesso e punta alla riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica, nonché  all’aumento delle entrate grazie ad una serie di misure che incidono direttamente sul cittadino.

Mentre gli effetti della manovra appena varata devono ancora sentirsi sull’economia reale dell’Italia, una prima e palese bocciatura e’ giunta quasi immediatamente dal mondo finanziario, la cui dimostrazione si identifica con le ultime due settimane nere per la Borsa italiana (per quanto, sicuramente aggravata dalla situazione generale europea e dal recente declassamento Statunitense).

Le ragioni della mancata fiducia nell’azione del Governo Italiano sono diverse e complesse, ma possono essere sintetizzate in quattro punti focali macroscopici, come si cerca di fare in questo articolo e in un secondo previsto su queste pagine la prossima settimana.

In primo luogo la manovra non è  a somma zero, ovvero non nasce come riduzione delle spese senza aumento degli introiti ed il timore che il rallentamento economico dovuto all’aumento della spesa dei cittadini possa influenzare negativamente il già basso tasso di crescita dei prossimi anni è alla base della fredda accoglienza della manovra sui mercati internazionali.

In secondo luogo, ma sempre collegato al concetto di crescita, appare che le misure adottate per stimolare l’attività economica non siano sufficienti.

Ad esempio le start-up, le aziende neonate che altrove nel mondo costituiscono una parte fondamentale dell’innovazione e della creazione di nuovi posti di lavoro, potranno godere di un regime fiscale agevolato ma non in maniera strutturale (limitato ai primi 5 anni) e con una serie di parametri che escludono automaticamente molti giovani dalla possibilità di sfruttare le agevolazioni: secondo l’art. 27 per esserne beneficiari bisogna non aver lavorato nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, anche in forma associata o familiare, in questo modo escludendo quella miriade di giovani che abbiano lavorato per mantenersi all’università e che non l’abbiano fatto in nero. Si esclude anche chi, da lavoratore dipendente, decida di mettersi in proprio in un ambito lavorativo che costituisca la prosecuzione dell’attività precedentemente svolta come dipendente (ovvero, se hai un lavoro e vuoi metterti in proprio per godere delle agevolazioni devi cambiare ambito lavorativo e comunque stare con le mani in mano tre anni).

Restando nel contesto delle norme mirate allo stimolo economico si può citare anche l’art. 31 che introduce benefici fiscali per le aziende che investono in fondi di venture capital di imprese innovative, costituite da massimo tre anni: investendo in fondi comuni il 75% dei capitali raccolti in società non quotate in Borsa si ha diritto all’esenzione totale dalle tasse sulle somme derivanti dalla partecipazione al capitale dell’impresa. Il problema è che, come affermano molti operatori di settore, i primi utili delle venture capital si hanno dopo tre o quattro anni e quindi i dividendi da detassare giungono parecchio tempo dopo l’investimento iniziale. Meglio sarebbe stato detrarre parte dell’investimento dalla dichiarazione dei redditi per poterlo subito utilizzare in altre attività.

Gli altri due punti macroscopici, riguardanti i tagli alle spese pubbliche e le nuove forme di introito verranno analizzati nel dettaglio nel prossimo articolo.

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