“La donna con il cane in braccio attraversa la piccola piazza. Io seduta comodamente nel bar famoso mangio la torta più buona del mondo. La guardo e quasi mi strozzo. Un tripudio di pelle abbronzata e cascante, una matassa di capelli color paglia adagiati sulla testa come un covone nel prato: è lei. Generazioni e generazioni hanno rischiato la cecità di fronte ai suoi poster. Ora una vecchia strega. Non ha avuto la fortuna e il buongusto di morire giovane e consacrarsi così al mito, alla leggenda. Ordino un Pastis per far scendere il groppo di torta rimasto in gola. Ma oggi è la giornata di ‘a volte ritornano’. Meglio una bottiglia di sciampagna.

Da una barca è appena sceso qualcosa che assomiglia a una nana con il cappello dei dragoni della regina Elisabetta. Ha un pareo verde brillante e le braccia piene di bracciali luccicanti. Me la immagino al banco del mercato mentre vende la sua frutta proveniente da Montagne verdi e spero in tempi migliori. Ma oggi la giornata è vintage, oppure è il giorno di ‘porte aperte all’ospizio’. È lei o non è lei? Ho le allucinazioni, devo smettere di bere. Ahimè, è lei. Due volte in un mese è troppo: con lo stesso cappello da cow boy, stivali da ranchero nonostante ci siano trenta gradi, gambe secche abbronzate, occhialoni, la sottosegretaria passeggia portando al lazo una specie di cane.  Ma basta, io volevo incontrare qualche poeta e tra un po’ mi manca di trovare Sgarbi, vorrei un po’ di pace per i miei occhi. Ma al peggio non c’è fine. Da un’altra barca risuonano versi sconnessi di rocker suonato, testimonial di punta della Pfizer, uno che all’antidroga fa un baffo, che pensa che la Dia sia il nick name di una ballerina di tango, a tutto volume. Ed esce lui, pallido reduce da clinica disintossicante, quattro capelli in testa. Fuma una sigaretta di due metri, si stanca ad accenderne in continuazione. Ha la panza alla zuava e quei pantaloni che farebbero sembrare un tappo anche Roberto Bolle. Sono al conato. Due graziosi ragazzi vicino a me fumano Gitane (ma Sarkò non le aveva proibite?) e ridacchiano allegramente. Penso a quando Gunther veniva qui ad amoreggiare in spiaggia con la cariatide che è appena passata e mi prende male . il tempo non è galantuomo, è un teppista senza rispetto. Tracanno il liquido sdegnosamant e me ne vò all’istant.”

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