[Nota della Redazione: pubblichiamo questo intervento del Tesoriere Nazionale del PLI apparso su www.partitoliberale.it]

Che schifo!!! Cosa si può dire? Anche se non è un termine “politicamente corretto”,  non so esclamare altro che questo !!

Ma è anche un mio commento a caldo, dovrei leggere le motivazioni del Tribunale per dare un giudizio più idoneo, ma per quanto attiene l’ ambito bancario italiano, mi considero un “addetto ai lavori”, anche se in qualità di esterno.

E quindi posso dire con cognizione di causa che la connivenza instaurata negli anni tra grande impresa e sistema bancario, per salvaguardare interessi personali o di pochi , o peggio, per portare a casa tornaconti personalissimi , è un male conosciuto e riconoscibile nell’inefficenza che un certo sistema bancario in Italia riversa poi sulla piccola e media impresa o sull’ oculato risparmiatore.

Questa connivenza deve finire, e può finire solo se ci sarà un revisione totale della Legge Bancaria in Italia, iniziando dagli assetti societari e dal tipo di azionisti delle Banche. Ad esempio, non ci può essere un azionariato privato se non parcellizzato e frazionato, altro esempio, le fusioni e le incorporazioni tra banche devono avvenire con criteri trasparenti, soprattutto relativamente alla allocazione di quelle voci del passivo dei bilanci che vanno ad integrarsi tra loro per via delle procedure suddette.

Insomma , ci sarebbe materia concreta per una riforma seria che potrebbe creare delle procedure di controllo tali da tutelare il risparmio gestito e dare garanzia che i flussi di credito alla PMI non possa venire intaccato da possibili situazioni di default derivanti da una operatività bancaria che prescinde da uno dei canoni fondamentali della gestione bancaria: il frazionamento del rischio.

Siamo Liberali perché crediamo nella libera iniziativa e supportiamo l’impegno dell’imprenditoria privata per far crescere l’economia di un Paese, e l’imprenditoria privata, ma questo è un parere personale, sconfina nell’imprenditoria “pubblica” quando una azienda raggiunge dimensioni che interessano tutta la nazione, da quel momento in poi , malgrado un’azienda sia ancora ad azionariato familiare, la gestione dei suoi interessi dovrebbe spersonalizzarsi il più possibile e lasciare che il mercato possa muoverla nell’interesse dei molti e non più dei pochi .

Questo procedura, forse, avrebbe permesso ad una Parmalat di non incorrere nell’ingerenza dell’azionista di riferimento e procurare i danni che ha procurato.

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