“La politica, colpevolmente genuflessa dinanzi alla signoria del mercato, oggi appare impotente e balbettante”. E’ questa la descrizione del momento che dà il poeta prestato alla politica Nichi Vendola. Per lui l’errore più grave in questo periodo consiste nell’inseguire “il miraggio del pareggio di bilancio”, quindi sbaglia chi pensa che la crisi economica e l’instabilità del nostro paese sia stata causata da anni di spesa allegra e irresponsabile; bisogna sfatare questo mito che chi amministra il bene pubblico deve spendere quanto incassa senza consumare a debito il futuro delle  prossime generazioni.

La soluzione alla crisi, alla corruzione e all’inefficienza consiste nel “ripristinare il primato della politica” rispetto alla “signoria del mercato”; l’obiettivo è lodevole ma il rischio più grande è quello di stabilire la “signoria della politica” che per certi versi è peggiore di quella del mercato.

Per ora il governatore con l’orecchino, non avendo proposte diverse da ‘più Stato’ e ‘più tasse’, si impegna a giocare con le parole e a sostituire il vetusto ‘compagni’ con il meno comunisteggiante ‘amici’. Il leader della sinistra non punta a cambiare le cose, ma semplicemente le parole, l’esempio più lampante è il referendum sull’acqua: dopo una campagna forsennata contro gli affaristi e speculatori che volevano guadagnare sull’acqua, in Puglia non sono state abbassate le tariffe del 7% di ‘remunerazione del capitale’ perché secondo Vendola quel 7% non è una remunerazione del capitale ma un ‘costo’. In pratica rimane tutto come prima e il referendum è servito a sostituire la parola ‘remunerazione del capitale’ con ‘costo’. Giocare con le parole è una delle arti più grandi di Vendola, è l’unico politico che parla facilmente di prosa, di poesia e di ‘narrazione della realtà’ e non può essere certamente accusato come gli altri politici di dire una cosa e farne un’altra, perché è l’unico che invece fa le stesse cose dei suoi avversari dicendone altre.

È il leader di un partito che fino a poco fa si chiamava Sinistra-ecologia-e-libertà e le battaglie ambientaliste e anticapitaliste erano i due capisaldi del movimento: in Puglia i termovalorizzatori non solo non sono stati chiusi, ma vengono gestiti dalla presidente di Confindustria. Per carità, niente di male, anzi è proprio per questo motivo che la Puglia non soffre i problemi di Napoli, ma sicuramente è palese l’enorme divaricazione e incoerenza tra la propaganda no-global e la risoluzione dei problemi concreti. Tanto per restare in tema di rifiuti, Vendola è il governatore che pochi mesi fa chiedeva “un gesto di responsabilità prima che di solidarietà, un gesto capace di restituire dignità ai nostri fratelli campani”; parole bellissime, peccato che poi sono arrivati i distinguo, “rifiuteremo i rifiuti non a norma”, “la solidarietà non può essere imposta”, “abbiamo già dato solidarietà” e alla fine i compattatori napoletani sono stati mandati indietro.

Poi c’è il capitolo sanità con il caso del nuovo San Raffaele del Mediterraneo a Taranto: per la sua costruzione Vendola ha affidato 200 mln di euro alla fondazione di don Verzè. Per Nichi le spiegazioni su questo argomento parlano della ‘città agonizzante e appesa alle millanterie delle destre’, della povertà esplosiva delle periferie e dell’amianto; tutte parole che c’entrano poco e che non dicono nulla sul fatto che il San Raffaele sia ad un passo dal crack e che non sia stata fatta una gara pubblica. Sempre in tema di sanità Vendola ha usato pochissime parole del suo enorme vocabolario per spiegare gli scandali della sua Regione e il fatto che il suo assessore alla sanità Tedesco, per cui c’è stata anche una richiesta di arresto, lo indichi come principale corresponsabile perché “non poteva non conoscere il settore che gestisce il 75% del bilancio della regione: era a conoscenza e condivideva con me le politiche della regione nella sanità, anzi, a volte ero io che seguivo i suoi indirizzi”. Su queste grosse questioni nessuna parola, nessuna ‘narrazione’, né in prosa né in poesia.

Forse Vendola non riuscirà a sconfiggere la ‘signoria del mercato’ e portare avanti la causa del ‘primato della politica’, ma sta facendo fare grossi passi avanti per far ristabilire il ‘primato dell’incoerenza’.

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