Il 10 marzo si è tenuto a Bruxelles il Consiglio Europeo dei ministri degli affari esteri, presieduto dall’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonchè Vice Presidente della Commissione europea Catherine Ashton. Durante il Consiglio si è deciso di rafforzare le sanzioni nei confronti della Libia confermando il congelamento delle partecipazioni di Ghedaffi e dello stato libico in Europa. Ora la palla passa agli Stati membri che devono agire ognuno sul proprio territorio, per portare avanti le decisioni prese a livello europeo. L’Italia ha già fermato 2,5 miliardi di euro libici investiti in società e banche. Naturalmente per ora gli effetti non si sono ancora sentiti concretamente, ma l’ad di Eni Paolo Scaroni non esclude future ricadute sulle bollette degli italiani.

L’azione dell’UE nei confronti della Libia era iniziata il 22 febbraio con la sospensione delle negoziazioni di accordi e delle cooperazioni in corso tra Stati europei e Libia, poi è proseguita il 28 dello stesso mese, quando l’UE ha imposto il divieto di scambi commerciali e un embargo sulle armi. Inoltre è stato indetto nei confronti del Colonnello e delle persone responsabili dei violenti attacchi sui civili, il divieto di espatrio.

Le decisioni prese sono state il frutto di un’azione decisa e veloce come mai si era visto prima. L’Europa si è mossa all’unisono e agendo in tal modo ha dimostrato di saper operare con determinazione verso una direzione comune.
«La situazione in Libia è causa di grande preoccupazione ma i cambiamenti che stanno avvenendo in Nord Africa vengono accolti come positivi. È cruciale agire e reagire, come Europa, oggi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi». Così si è espresso il Presidente stabile del Consiglio europeo Herman Von Rompuy, aprendo il Consiglio europeo straordinario tenutosi giovedì scorso 11 marzo a Bruxelles. La parte spinosa dell’incontro ha riguardato la no fly zone, l’imposizione di una zona di divieto di sorvolo sulla Libia al fine di impedire che le forze a favore di Gheddafi continuino ad a compiere raid aerei conto la popolazione.

È doveroso dare atto all’Unione di aver risposto in modo repentino ed immediato all’emergenza libica che si presentava molto complessa. Va però precisato che le situazioni sulle quali l’Europa è stata chiamata a decidere davano poco spazio alla fantasia e all’interpretazione, mentre ora l’UE e le istituzioni internazionali si accingono ad affrontare la parte più delicata, che potrebbe avere conseguenze ben più significative sugli equilibri internazionali. L’auspicio è che le istituzioni internazionali tutte insieme riescano ad agire allo stesso modo e con lo stesso tempismo che l’UE ha mostrato fin’ora.

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