Primo capitolo. Per Justine (Kirsten Dunst) è giunto il momento delle nozze, ma non tutto sembra andare per il verso giusto. Dietro il suo fragile e forzato sorriso da mostrare agli invitati, vi si legge infatti una profonda sofferenza e un’angosciante paura, per l’instabile situazione personale e per la minaccia che sta per incombere sul mondo intero. L’enorme pianeta Melancholia, quasi dieci volte la terra, si sta avvicinando pericolosamente verso il pianeta umano, con il rischio di inghiottirlo per sempre. Justine fugge scomposta nel parco della villa, dopo aver rifiutato la mano del neomarito, e il cielo fattosi interamente plumbeo annuncia la catastrofe imminente.

Secondo capitolo. Justine raggiunge Claire (Charlotte Gainsbourg), la sorella, nella casa in cui vive, assieme al marito e al figlio, per cercare rifugio dalle sue inquietudini esistenziali. Peccato che sia troppo tardi. La collisione tra Melancholia e la terra è oramai prossima, e per il mondo umano sembra non esserci più nulla da fare.

Tolto il mini-prologo cullato dalle meravigliose sonorità wagneriane di “Tristan und Isolde”, i restanti 120 minuti del film di Lars von Trier sono di una noia mortale da guinness dei primati. Ormai, ahinoi, lontano anni luce dal capolavoro Le onde del destino, il megalomane danese, che alla stregua di Antichrist riveste il film di un esasperato estetismo, continua a dipingere su celluloide i suoi demoni, ma se nella pellicola precedente erano solo le donne il problema del mondo, ora lo è tutta la razza umana che è cattiva e che abita in una terra che “merita di essere distrutta” (Justine ipse dixit). Si, perché la fine del mondo è il tema portante di questo strazio cinematografico (che ai vontreriani DOC piacerà fino all’ultimo secondo), tra animali morti che piovono dal cielo e Justine che nel primo capitolo violenta uno sconosciuto nel prato, tra autodistruzioni umane e nichilismo.

Impossibile individuare momenti positivi nelle due ore e dieci minuti di film, se non quando Kirsten Dunst si spoglia integralmente. Tuttavia c’è da dire che le intenzioni iniziali e le sensazioni finali collimano alla perfezione: catastrofe nei contenuti e nella riuscita.

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