Le sommosse come conseguenza diretta della crisi sociale? Il dibattito è aperto. Dopo Londra, Birmingham, Manchester, Nottingham, Bristol e Leicester sono state teatro di violente proteste, seguite da razzie, incendi e morti. La calma sembra finalmente essere tornata e sinora più di 1600 persone sono state arrestate. E’ stato dispiegato il più grande contingente di forze armate, dalla nascita dell’Inghilterra, per sostenere i poliziotti – le cui forze devono essere ridotte del 20% nei prossimi anni – poco abituati a manifestazioni-lampo organizzate tramite i social network.

Se l’opinione pubblica ha subito condannato questa ondata di violenza, le autorità britanniche, da parte loro, sono andate ancora più lontano, criminalizzando le gang di giovani, indicate come uniche responsabili. Le misure previste per ristabilire “l’ordine” mostrano una linea dura che autorizza la polizia ad utilizzare ogni risorsa necessaria, compresi i proiettili di gomma e i cannoni ad acqua. I “criminali” verranno identificati fotografia per fotografia e, se incriminati per disordini violenti, rinchiusi in carcere. Si potrebbe anche arrivare a controllare gli smartphone e i siti di social network. Ora, queste misure – al di là di ricordare, non senza ironia, il recente scandalo delle intercettazioni telefoniche di “The News of the World” che è valso le dimissioni di due alti funzionari di polizia – mostrano una volontà politica basata unicamente sul recupero dell’ordine pubblico. Definiscono i disordini “violenza pura”, frutto di una cultura che glorifica la forza, non rispetta l’autorità e parla solo di diritti, mai di responsabilità. Ma, malgrado il fatto che i rivoltosi non hanno mai rese pubbliche precise rivendicazioni, né slogan politici, sembrerebbe che alla base delle sommosse c’entri molto la povertà. “The Guardian” ha pubblicato una mappa che rivela una stretta correlazione tra i quartieri messi a fuoco e fiamme e i tassi di povertà per quartiere. I NEET (né studenti, né apprendisti, né impiegati) sono il 10% nella ”Outer London” e del 12% nella ”Inner London”. I disordini sono il risultato di decenni di rabbia, frustrazione e risentimento?

La morte sospetta di Mark Duggan, presunto gangster ucciso dalla polizia, ha riacceso la questione dei rapporti tra forze dell’ordine e giovani. A questo si aggiungono le recenti politiche di tagli di bilancio del governo Cameron, che hanno colpito i servizi dedicati ai giovani (club, centri di orientamento professionale), lasciando ragazzi completamente allo sbando, soprattutto nel periodo di vacanze scolastiche. La voglia di “sensazioni forti”, così come il furto “consumistico” hanno però lasciato perplessi. Gli arrestati hanno dichiarato: “ci dicono che dobbiamo consumare con ostentazione per essere membri legittimi della società, ma non abbiamo i mezzi per farlo”. Duggan è stato la causa scatenante, la verità è che in molti sono saltati sull’occasione per rubare.  Questa analisi è sufficiente? Il disagio, il narcisismo, l’esclusione dalla società dei consumi, il volersi sentire “qualcuno” sono tutti elementi importanti, è vero. Ma c’è dell’altro, ai giovani con disagi veri, alle loro richieste di aiuto, anche se nascoste dalla rabbia e dalla violenza, si mescola tanta gente comune, disoccupati, impiegati, bianchi, neri, mussulmani, buddisti, bambini. Quello che preoccupa è la follia collettiva, imprevedibile e ingiustificabile. Ad essere messi sotto accusa – e questo finalmente lo riconosce anche Cameron – non sono soltanto i “disagi sociali”, ma la famiglia (molti minorenni in tribunale non hanno visto presenti neanche uno dei genitori) e la scuola. Vedere un bambino di dodici anni che saccheggia e ride o un giovane ferito “aiutato” da gente che lo deruba, fa riflettere. Sono molte le testimonianze di ex diciottenni che 20 anni fa hanno fatto la fame, ma non per questo hanno messo sotto razzia il proprio quartiere. Ai loro tempi, sostengono, le autorità venivano rispettate, che fossero genitore, insegnante o poliziotto. Oggi è sparito tutto e non è colpa dei tagli, è colpa dell’assenza di valori.

Proviamo a vedere un segnale positivo nella “Big Society” tanto sospirata da Cameron: armati di ramazze, la “Brooms Army si è messa a ripulire le città, volendo dimostrare a loro stessi e al Mondo intero che esiste ancora l’Inghilterra “civile”. Il male, che era stato diffuso dai giovani incappucciati via telefonino, sembrerebbe essere stato debellato dallo stesso mezzo, il telefonino. E’ così che centinaia di persone si sono date appuntamento unicamente armate di scope, così come centinaia di giovani si erano dati appuntamento armati di mazze. Ma dobbiamo stare all’erta. Il consumismo, la recessione, il problema di debito pubblico sono presenti ovunque. La ricerca dei valori perduti non tocca solo agli inglesi, ma a tutti noi.

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