Originale e cinico come i suoi protagonisti, sofisticato ed eccentrico come le sue inquadrature. Paolo Sorrentino, napoletano DOC, è il regista italiano che più ci invidiano all’estero, assieme, seppur con meno intensità, ai romani Matteo Garrone ed Emanuele Crialese.

Consacrato al Festival di Cannes del 2008 dalla vittoria del premio della giuria per Il divo, ispirato alla figura del senatore a vita Giulio Andreotti, vi è ritornato quest’anno con This Must Be The Place, prima, e sicuramente non ultima, pellicola girata in inglese con protagonista Sean Penn nei panni di Cheyenne, rockstar cinquantenne cadente e malridotta, con trucco bianco, labbra rosse, eyeliner nero agli occhi e capelli scompigliati alla Robert Smith, alla ricerca, nell’America più profonda, del persecutore che tormentò suo padre in un campo di concentramento nazista. Nonostante il mancato, ingiustamente, riconoscimento cannesiano, il cineasta partenopeo ha comunque e definitivamente confermato la sua vocazione internazionale, grazie ad un affascinante road movie che, se le logiche perverse dell’ANICA (Associazione Nazionale Industriale Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) non ostacoleranno, sarà il nostro candidato agli Oscar 2012.

E ha inoltre confermato la sua forte inclinazione per personaggi forti e complessi, antieroi tra la libertà e il nulla, flâneur alla ricerca di un qualcosa o di un qualcuno, ma anche, e soprattutto, alla ricerca di loro stessi. Come Cheyenne, appunto, benestante a Dublino, ma depresso e annoiato, che sceglie, contro ogni logica, di dare, a cinquant’anni, una svolta alla sua vita. O come Titta di Girolamo, interpretato da Toni Servillo, in Le conseguenze dell’amore, deciso a cambiare la sua piatta e omertosa esistenza in seguito all’incontro con una giovane ragazza, della quale a poco a poco s’innamora. O come anche l’usuraio dell’Agro Pontino Geremia de’ Geremei (Giacomo Rizzo) de L’amico di famiglia, solitario decadente del nostro tempo, morboso amante del denaro, approfittatore senza scrupoli d’umanità modesta, nell’Italia limitata e provinciale.

This Must Be The Place per dimostrare infine che nel trionfo contemporaneo del prodotto medio(cre) italiano, esiste ancora qualcuno capace di tenere alto il valore del Made in Italy. Paolo Sorrentino, per fortuna.

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