“La barca fa concorrenza alla Tirrenia. Sui tre ponti di poppa ben tre alberi, ma non alberi per le vele, alberi veri con fogliame, non basilico. All’ombra del terzo ponte si riposa lui. Una cosa informe, una specie di lenzuolo bianco sfatto. Enorme. In testa uno straccio bianco candido che fa risaltare gli occhi e le sopracciglia nerissime; i baffi e la barba curati. Quattro metri cubi di uomo. Il Sultano sultaneggia e guarda il mare cristallino. Tutte le barche in confronto alla sua sembrano canotti. Uno schiocco delle grasse dita e una manciata di schiavi gli portano tè, datteri, acqua  e anche un secchiello d’argento per pulirsi le manone. Da un motoscafo vicino osservo la scena. Lui è peserà 230 kg e avrà forse 40 anni. Lo immagino nella sua casa a Riad. Da una stanza all’altra cambia il prefisso, tanto è grande. Il letto è rinforzato e può comodamente ospitare 12 persone. È un allegrone, gli piacciono le ammucchiate. Immagino la scelta delle poverine. All’improvviso un rumore di zoccoli. Dato che nessun cavallo può sopportare il suo peso, il Sultano guarda e riguarda in un grande schermo il film Lawrence D’Arabia. Una volta immagina di essere lui, una volta di essere Sharif. E sempre con le lacrime agli occhi. Arriva una bella ragazza in costume e si siede vicino a lui: sembrano “la bella e la bestia”.

Mi distraggo e osservo un altro motoscafone vicino: ed ecco l’erede di Mario Merola (con quell’anoressica della fidanzata) che si tuffa, in costumino aderente che farebbe invidia ad Armani, nelle acque limpide. L’amema e chi tè muort, tuona lui emergendo. È ghiacciata! Ma pecché avimm’ lasciat o golf (non è un maglione) nuost. E giù qualche altro santo. Io mi ritrovo a pregare San Gennaro: ti prego, fa emergere una creatura marina vorace e fallo inghiottire in un sol colpo. Oppure un pescecane, che so, un branco di murene, sono buona, una medusa gigante. Niente, anche i santi sono in ferie.

Al tramonto, scendiamo nel porticciolo dal nome evocativo e vedo un gruppetto di pellegrini radical scic in trasferta dal luogo più intellettuale della Maremma. Una tempesta di cervelli, gente che ha scritto parole indimenticabili. A quell’ora tutti i santi finiscono in gloria, anche quelli assenti. Fortunatamente la più nazional popolare d’Italia ravviva quel branco di morti: scuotendo il caschetto platino sorride a tutti e, aggrappata a una cosa informe metà uomo metà scimmia, si allontana con aria regale. Ordino qualcosa di forte, troppe emozioni in un sol pomeriggio.”

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