Sono giornate spensierate quelle trascorse dalla quindicenne Camille e dal diciannovenne Sullivan, nudi a sognare e a baciarsi all’infinito, rotolandosi tra verdi prati e candide lenzuola, innamorati persi nell’estate del 1999. La vita prosegue dolce e beata finché quest’ultimo non sceglie di lasciare la Francia per il Sudamerica, spezzando l’idillio amoroso con Camille. Iniziano a scriversi da lontano, ma col passare del tempo Sullivan svanisce nel nulla. È primavera, e Camille, distrutta psicologicamente dalla separazione, tenta anche il sucidio. Passano quattro anni. Camille si è ripresa, tra la continuazione dei suoi studi in architettura e l’innamoramento per un grande architetto come Lorenz, con il quale ha un legame indissolubile, quasi come ai tempi del suo amore adolescenziale. Quasi appunto, perché Sullivan ritorna in Francia, stabilendosi a Marsiglia, e non tutto sarà come prima.
La cineasta francese Mia Hansen-Løve, giunta alla sua terza pellicola, dopo le felici esperienze di Tout est pardonné e Il padre dei miei figli, continua ad ammiccare con Rohmer, tanto nello stile quanto nei contenuti. Realizzando un film a tratti un po’ “zuccherato”, ma capace di imporre con decisione il proprio stile, a metà tra sensibilità melanconica e sguardo psicologico, attraverso la messa in scena dei primi troubles amoureux di due adolescenti tanto appassionatamente innamorati quanto ingenuamente indecisi, sulle loro scelte e sul loro futuro. Camille in particolare, piegata dall’abbandono di Sullivan, grazie al quale aveva (forse) trovato per la prima volta la pace interiore, che alla fine si ritrova, senza nemmeno rendersene conto, alla ricerca di un equilibrio, interiore ed esteriore, che nemmeno con Lorenz (descritto un po’ frettolosamente dalla Hansen-Love) riesce definitivamente a trovare.

La jeunesse è sempre lì a riservarci delle sorprese e Mia Hansens-Love, concludendo una trilogia ad essa dedicata, continua positivamente ad evitare quel cartepostalisme tanto criticato da Robert Bresson, facile in film adolescenziali, restitutendoci una pellicola in cui le parole e i sentimenti evocati dalle immagini sorpassano poeticamente i confini sfumati dello schermo per entrare nell’animo di ognuno di noi.

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