Mario Pannunzio soleva dire “pensavamo di avere toccato il fondo, quando ci siamo accorti che qualcuno batteva da sotto”. E poi per la serie libera traduzione dal latino: mentre a Roma si discute, l’Italia viene espugnata.

Non è possibile che, al solito, sia solo il Pli ad avere senso dello Stato nello sfacelo generale che stiamo avvertendo.

Né è possibile che, mentre diversi Stati europei con in testa Francia e Germania  pensino ai fatti e agli interessi propri (e lo stesso fanno gli Usa), da noi le diatribe interne ed esterne paralizzano il Paese, che non si riesca nemmeno a trovare la forza di prendere spunto dagli altri Stati e di elaborare una linea di libertà e democrazia nell’interesse precipuo degli Italiani.

E’ storicamente vero che dopo le sconfitte il Paese è sempre risorto, dopo Caporetto, dopo la presa di possesso del nostro territorio da parte delle armate naziste, ma francamente, stavolta se ne può fare a meno senza aspettare il tonfo finale. Ed è per questo che il Pli si faccia portabandiera, come ha fatto sempre nella storia unitaria italiana, di tutti gli sforzi necessari e decisivi per uscire, il più presto possibile dalla “melma” in cui gli interessi particolari, i privilegi, i separatismi padani ci stanno precipitando.

Il nostro credo liberale non è solo patrimonio del Pli ma di tutto il Paese e non si può disperdere tutto un patrimonio di libere intelligenze, di alacrità professionali e artigianali mentre infuria una lotta senza esclusione di colpi di tutti contro tutti.

Non accettiamo la sconfitta prima che arrivi, preveniamola. Altrimenti ci resta solo l’espressione di Cambronne – merde – e questo è il peggio del peggio.

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