Bruxelles – Il vertice svoltosi la scorsa settimana tra Francia e Germania ha ribadito il no allo strumento finanziario degli Eurobond. La Germania è infatti contraria allo strumento sia per motivi strettamente economici che per motivi politici. Anche la cancelliera Merkel non vive di sola crescita e forza economica, ma necessita anche di un consenso elettorale se vorrà garantirsi la rielezione al prossimo turno elettorale e il suo polso politico le indica che avallare adesso l’Eurobond non gioverebbe alla sua causa.

Sul fronte belga il cielo si sta invece schiarendo sopra ai bond a stelle dorate su sfondo blu; è infatti notizia di pochi giorni fa che la Commissione europea dovrebbe presentare un proprio progetto sulle obbligazioni comunitarie verso ottobre, ma soltanto dopo aver varato il rafforzamento della governance economica. Anche tra gli scranni parlamentari europei si inizia a parlare di un rientro dalle ferie all’insegna del nuovo strumento finanziario.

Con un progetto della Commissione tra le mani e un Parlamento con le idee chiare, si potrà avere ovviamente un quadro più completo e ragionato della situazione, intanto grandi europeisti ed economisti hanno iniziato a proporre quella che secondo loro potrebbe essere la ricetta giusta per cucinare il nuovo strumento finanziario affinchè anche i malpancisti eurobondscettici tedeschi lo digeriscano. Pochi giorni fa infatti sul Sole 24 Ore l’ex Presidente della Commissione europea Romano Prodi e l’economista professore della Cattolica Alberto Quadrio Curzio hanno avanzato la loro proposta, il c.d. EuroUnionBond.

Lo strumento presentato dovrebbe essere sostenuto dalla nascita di un Fondo finanziario europeo di mille miliardi di euro, garantito per una parte dalle riserve auree degli Stati dell’eurozona e per un’altra parte dalle partecipazioni degli Stati nelle imprese pubbliche. Naturalmente non sarebbe un’operazione facile, sottolineano le due illustri firme, infatti, da una parte gli Stati dell’eurozona dovrebbero conferire una parte di capitali in proporzione alle loro quote nel capitale della BCE e dall’altra per mettere l’oro in garanzia andrebbe modificato lo statuto della stessa BCE e del Sebc (sistema europeo delle banche centrali). L’Italia nella fattispecie avrebbe l’onere di conferire circa 180 miliardi di euro, di cui 79 provenienti dalle riserve auree e altri 79 dalle azioni delle partecipate statali.

Prodi e Quadrio Curzio elencano però due importanti benefici che potrebbero derivare dall’adozione di un simile strumento; il primo “starebbe nel fatto che il Ffe non sarebbe opportunistico ma stabilizzante nella gestione dei titoli di Stato nazionali di lunga durata” e si costruirebbe inoltre “un mercato di grandi dimensioni e una raccolta a interessi in media più bassi rispetto ai titoli nazionali di quasi tutti i Paesi della zona euro.” Infine il denaro ricavato potrebbe essere investito in nuove infrastrutture e per acquistare quote di debito nazionale (quello dell’Italia scenderebbe al 95%).

Insomma una proposta che ha suscitato reazioni positive sia a livello nazionale italiano che a livello europeo. “Mi sembra che le loro idee (di Prodi e Quadrio Curzio) vadano nella giusta direzione” ha precisato Guy Verhofstadt ex premier belga ora eurodeputato, che ha contestualizzato la proposta considerando ormai maturo il tempo per la creazione di un mercato obbligazionario europeo. Dunque la risposta è, ancora una volta, più Europa e più integrazione europea, cambiamenti condivisi e strategicamente incisivi.

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