La settimana è cominciata con i soliti grandi dibattiti sul nostro Primo Ministro e sulla sorte del nostro Paese, ormai “condannato a morte” da alcuni “amici” del Premier. A seri articoli di economia, si sono contrapposti articoli che non hanno esitato a dipingere sempre più sarcasticamente le gesta del nostro Premier ormai definito “un sultano sul viale del tramonto”.  “The Telegraph”, “Reuters”, “Bloomberg” , “The Wall Street Journal” e “Figaro” hanno come sempre tentato di capire cosa facessimo per risalire la china. Argomenti ormai triti e ritriti. Per ”fortuna” negli ultimi giorni la stagnante situazione libica ha avuto un guizzo di nuova vitalità e con lei anche i “Nostri” hanno ritenuto riprendersi un pericoloso ruolo di protagonisti in una vicenda che è stata, sin dall’inizio, vista con molta criticità dagli Alleati NATO. Ma noi non ci facciamo mancare niente. Quarant’anni di relazioni tra Libia e Italia non si buttano via facilmente. Una relazione, a volte umiliante, come il baciamano di Berlusconi a Gheddafi, nel 2008, per scusarsi dei danni commessi durante la colonizzazione e la firma di qualche assegno a triplo zero come segno di buona volontà nella partecipazione allo sviluppo del Paese, in cambio di succulenti contratti firmati con 130 imprese impiantate in Libia, un affare! Ma questo contesto finanziario favorevole agli italiani rischia di sparire, almeno secondo Berlusconi, che ha spesso evocato, dall’inizio dei bombardamenti della NATO, guidati da Francia e GB, la lunga mano franco-britannica. Per dare un segnale della sua forza a Sarkozy, che  chiede a sua volta un riconoscimento adeguato verso le imprese francesi in nome degli sforzi militari sostenuti dalla Francia, il Cavaliere ha mobilitato tutti i suoi lacchè. E anche i servizi segreti. Sembrerebbe che Jalloud, ex braccio destro di Gheddafi, sia arrivato in Italia grazie a loro. Tutti questi movimenti non sono passati inosservati, è ovvio. “Le Monde”, “RfI”, “The Wall Street Journal”, “Liberation”, “BBC”, “AP”, “Time”, “Reuters”, “The Egyptian Gazette”, come il maghrebino “Maghrebemergent”  si sono scatenati su questi “balletti” europei.

Ma c’è un’importante ma. E’ vero che Italia, Francia e GB sono partner privilegiati e la loro posizione, nella spartizione dei dividendi del sostegno alla guerra civile, è di tutto rispetto. Ma non ci sono solo loro. I problemi politici potrebbero arrivare da Cina, Russia, Algeria e Brasile. La Cina, per esempio, che si è opposta da sempre all’intervento in Libia, ha appena ricordato che ha investito nel paese più di 18 miliardi di dollari in infrastrutture e l’Algeria se l’è presa perché, pur operando in Libia tramite la Sonatrach (impresa pubblica), è stata omessa dagli accordi preliminari, il che equivale a dire grande diffidenza tra CNT e regime algerino.  La corsa all’oro nero è appena cominciata. Il Ministero degli Esteri italiano ha fatto sapere che un’equipe dell’ENI attiva da Aprile  per aiutare nella ripresa delle attività petrolifere.  Ma non avevamo da risolvere qualche problemino istituzionale? Viene da chiedersi se l’aver polarizzato l’attenzione sulle nostre “grandi imprese” in Libia non sia l’ennesimo tentativo di Berlusconi di “nascondere” la polvere sotto al tappeto e mostrare ai poveri italiani, ormai sfiancati da una primavera da dimenticare, che se Jalloud e Jalil sono qui, è grazie alla sua grande amicizia con la Libia. Il rapimento dei nostri giornalisti può non essere stato un caso, giocare con il fuoco è pericoloso, Gheddafi è vendicativo, ormai non ha più niente da perdere e non dimentica.  I problemi cominciano adesso, sembra che la “nuova” Libia ci voglia dare un’altra possibilità, ben venga, ma quanto ci costerà (non solo in termini economici).  La Conferenza Internazionale per la Libia si terrà guarda caso a Parigi, con M. Sarkozy perfettamente a suo agio nelle vesti di padrone di casa e sicuro del futuro di Total, anche la Cina è sicura di sé, così come il Brasile e l’Algeria. Non ci prendiamo in giro ancora una volta. L’Italia sta affrontando una crisi interna molto grave, l’attenzione deve essere tutta rivolta a risolverla. Rimaniamo con i piedi per terra, e continuiamo a lavorare per salvare la faccia, ma seriamente.

S. Mekki, “Ruée vers l’or noir des compagnies occidentales après la chute de Kadhafi”, “MaghrebEmergent”, 26 Agosto 2011. “Prometiamo di favorire i Paesi che ci hanno aiutato, soprattutto per lo sviluppo in Libia. Li tratteremo in funzione del sostegno che ci hanno fornito” ha dichiarato Mustapha Abdel Jalil. I propositi del Capo del CNT hanno suscitato preoccupazione in Italia, dove il sostegno del governo Berlusconi è stato inizialmente molto tiepido. Il Ministro dell’informazione del CNT, aveva già detto a Parigi, i 29 Luglio scorso, che i contratti conclusi con il regime di Gheddafi avrebbero potuto essere rivisti. “I contratti verranno studiati uno per uno e se vi si fa prova di corruzione  li considereremo nulli”. Questa dichiarazione aveva suscitato viva emozione…perché in questo modo tutti i contratti potevano essere messi in discussione. Ma il proposito era quello di esercitare pressione su quei Paesi che hanno interessi economici in Libia, ma che non riconoscono il CNT. E’ il caso della Cina, della Russia e…dell’Algeria. Il CNT aveva poi aggiustato il tiro affermando che i contratti già conclusi sarebbero stati rispettati e si è impegnato a “cooperare con i Paesi industrializzati, compresi Russia, Cina e USA”. L’Algeria è stata deliberatamente omessa… Francia, GB, Germania, Qatar, ma anche Germania, Austria sono tutti in corsa… “C’è posto per tutti e ci sarà molta concorrenza” affermano gli esperti… Ma ci saranno sicuramente trattamenti diversificati. I Russi, i Cinesi e i Brasiliani potrebbero provarlo sulla loro pelle. Sonatrach, presente in due blocchi, ugualmente.”

AFP per “Le Monde”, “Le CNT veut un déblocage urgent des avoirs lybiens à l’étranger”, 25 Agosto 2011. “La corsa è cominciata tra le grandi Nazioni europee per sostenere il nuovo governo libico e preparare il futuro… Dopo Parigi, dove è stato ricevuto da Sarkozy, il numero due del CNT, Mahmud Jibril è in Italia, per incontrarsi con il Capo del governo italiano Silvio Berlusconi. Senza aspettare il disgelo dei beni libici in possesso dell’ONU e dell’UE, l’Italia verserà dalla settimana prossima 350 milioni di euro al CNT… Frattini ha dichiarato che questo “anticipo” può essere erogato in virtù della legge sulle missioni all’estero… Berlusconi ha anche annunciato che un accordo sarà siglato lunedì a Benghazi tra l’ENI e il nuovo governo per fornire grandi quantità di benzina e gas alla popolazione senza contributo immediato da parte dei libici…”

Anne Le Nir, “Berlusconi répond aux demandes d’aide des rebelles libyens”, “RfI”, 25 Agosto 2011. “In occasione dell’incontro, a Milano, con il numero due del CNT, il Capo del governo italiano Berlusconi ha deciso di sbloccare dei soldi per far fronte ai bisogni più urgenti della popolazione. Nella stessa occasione, Berlusconi ha negoziato la rimessa in moto delle attività dell’ENI, gruppo energetico storico in Libia…”

G. Segreti, S. Pfeifer, “Italy seeks to restore oil ties with Libia”, “Financial Times”, 25 Agosto 2011. “Paolo Scaroni, Amministratore delegato di ENI, ha detto essere fiducioso sul fatto che l’impresa italiana tornerà a coprire in Libia la sua “consueta posizione di forza” , in meno di un anno, appena il Paese nord Africano ricomincerà la sua ripresa alla fine della guerra civile… Scaroni incotrerà insieme a Berlusconi, giovedì a Milano, Mahmud Jebril, per discutere del restauro delle infrastrutture energetiche del Paese… I legami tra i due Paesi vanno al di là dei vincoli energetici. Più di 100 imprese svolgono un’attività in Libia e i egami commerciali erano notevolmente aumentati  dopo l’”Accordo di amicizia” del 2008…”

S. Meichtry, G. Zampano, “Italy Pledges Funds for Libya”, “The Wall Street Journal”, 25 Agosto 2011. “Il Primo Ministro Silvio Belrusconi ha promesso, giovedì,  350 miliardi di euro in finanziamenti al governo provvisorio libico, nel tentativo di stabilizzare il sostegno della leadership dei ribelli al loro rientro a Tripoli… “la destabilizzazione a Tripoli e in altre parti del Paese sarà senza controllo senza aiuti finanziari concreti”, ha detto Jibril…”

AFP per “The Egyptian Gazette”, “Libya head in Italy for Talks”, 25 Agosto 2011. “Sivio Berlusconi  ha fissato giovedì a Milano, un incontro con il numero due del CNT libico per assicurare il futuro degli interessi economici italiani nella Libia post bellica…”

AFP per “Liberation”, “Berlusconi voit Mahmoud Jibril et espère maintenir la place de l’italie en Libie”, 25 Agosto 2011. “Prima della guerra civile, l’Italia era anche diventata il primo partner commerciale della Libia con più di 180 imprese impiantate nel Paese…  Durante la sua visita in Italia, il Primo Ministro del CNT ha assicurato che i Paesi che avevano sostenuto  la lotta per la liberazione sin dall’inizio (tra i quali l’Italia), avrebbero mantenuto delle relazioni speciali… secondo alcuni esperti, c’è posto per tutti nello sfruttamento petrolifero. Ma ci sarà molta più concorrenza di un tempo, non solo nel settore petrolifero e nello sfruttamento del gas, ma in molti altri settori, che vedono la Cina e la Turchia reclamare un posto in prima fila nell’era post- Gheddafi…”

S. Faris, “Bye Bye Gaddafi: How Italy Will Profit from the New Libian Regime”, “Time”, 24 Agosto 2011. “Se una delle prime vittime della rivolta in Libia è stata la relazione dell’Italia con il suo leader  Muhamar Gheddafi, uno dei primi dividendi della sua conclusione potrebbero essere nuovi legami tra Roma e chiunque abbia preso il posto del dittatore. Sebbene si sentissero ancora echeggiare le bombe per le strade di Tripoli, il Primo Ministro Silvio Berlusconi era al telefono con Mahmud Jebril, Primo Ministro del CNT, congratulandosi con lui per il rapido avanzamento dei ribelli verso la capitale libica, promettendogli l’aiuto italiano ed invitandolo caldamente a rendergli visita…”

AFP per “Le Figaro”, “ENI en contact direct avec le CNT”, 24 Agosto 2011. “Il gruppo petrolifero italiano ENI è in contatto quasi quotidiano, da Aprile, con la direzione dei ribelli libici, ha dichiarato l’AD Paolo Scaroni… Questi incontri avvengono con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. La maggior parte delle strutture dell’ENI in Libia sono ferme, tranne quella di Wafa, a 500 km da Tripoli, che fornisce elettricità alla popolazione locale… “Non abbiamo paura per l’ENI in Libia. Ma temiamo il prossimo futuro. Le fasi di transizione sono sempre delicate e complesse, sottolinea il manager”, che non ha alcun dubbio sulla garanzia dei contratti ENI in loco. “Si tratta di contratti internazionali. Inoltre, attraverso il gasdotto Greenstream, che porta gas all’Italia e unicamente all’Italia, siamo legati in modo indissolubile con la Libia. Per questi motivi e per la nostra presenza storica in questo Paese (dal 1959), non penso che la Francia voglia prendere il nostro posto…”

D. Babington, “Italy expects to revive valuable Libya contracts”, “Reuters, 23 Agosto 2011. “La Libia farà onore ai suoi contratti stipulati con le compagnie italiane in un’era post Gheddafi, ha detto l’inviato del governo transitorio libico in visita a Roma e al governo italiano, ridando vigore ad imprese che vanno da ENI a Finmeccanica. L’Italia ha raddoppiato, soprattutto in questa fase finale del conflitto che vede i ribelli alle porte di Tripoli, gli sforzi per salvaguardare gli enormi interessi che ha nella sua ex colonia, interessi che coprono  non solo oleodotti ma anche difesa e infrastrutture…Il supporto poco chiaro dell’Italia ai ribelli all’inizio del conflitto aveva fatto dubitare sul futuro degli accordi… L’inviato libico ha assicurato che i contratti sarebbero stati onorati perché stipulati tra due Stati e non da due governi…”

John Lloyd, “The sun sets on sultan Berlusconi”, “Reuters”, 23 Agosto 2011. “I sultani, come plasmatori della storia, non esistono più: ma rivivono nella memoria do ogni tipo di reggenza dove la divisione tra vita privata e vita pubblica, tra “affaires” sessuali e alta politica, tra liquidazione di debiti personali, che siano pecuniari o di onore,  e debito pubblico esistevano a mala pena. Era vero per Re e principi, per gli zar russi e gli imperatori cinesi… In Silvio Berlusconi, il Primo Ministro italiano, l’occidente trova la cosa più assomigliante ad un Sultano: una combinazione di lusso e potere… Sfortunatamente (per lui) l’Italia rimane una democrazia e il Sultano, specialmente quando il suo potere appassisce, viene tormentato da tutte le parti. E ora il potere sta appassendo…”

N. Squires, “Silvio Berlusconi ally says Italy ‘condamned to Death’”, “Reuters”, 23 Agosto 2011. “Silvio Berlusconi è stato obbligato a respingere i terribili avvertimenti da parte del suo maggiore alleato che vede l’Italia condannata e il Paese destinato a spaccarsi in due… Il Primo Ministro ha intrapreso un’iniziativa inusuale bacchettando pubblicamente il suo alleato d’un tempo…”

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