Pare che quest’anno l’Italia sia determinata a fare sul serio e a lasciare la proverbiale orma indelebile sul tappeto rosso del Lido di Venezia, in occasione della sessantottesima edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica (dal 31 agosto al 10 settembre prossimi). L’appuntamento, per tradizione, ha lo scopo di gettare un raggio di luce sul cinema di casa nostra.

In questo senso, fra l’altro, il festival lagunare (ultima direzione per Marco Muller) tenterà di riscattarsi dopo le disapprovazioni dello scorso anno riguardo l’organizzazione, le scelte artistiche e le strutture. Insomma, è annunciata una sterzata nella direzione del massimo prestigio: restyling degli spazi per una maggiore attenzione verso gli spettatori, sessantacinque lungometraggi in prima mondiale (trentaquattro i Paesi rappresentati nelle diverse sezioni), apertura alle arti visive e alle nuove tendenze e grandi maestri del cinema. Nella serata di mercoledì 31 agosto, a inaugurare la kermesse in celluloide nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, sarà Le Idi di Marzo di George Clooney (che mollata la Canalis si porterà appresso la recente fidanzata, la wrestler Stacy Keibler), con una compagnia d’attoroni come Ryan Gosling, Evan Rachel Wood, Marisa Tomei, Paul Giamatti, lo stesso Clooney e Philip Seymour Hoffman (film tagliente e critico sulla politica Usa cui il nostro magazine ha dedicato un articolo il 22 di questo mese).

Il 30 agosto, doppia preapertura ad inviti, in Sala Grande alle ore 17 con Box Office 3D, la parodia sui blockbuster di Ezio Greggio e a Venezia, all’Arena di Campo San Polo alle 20,30 con Impardonnables di André Techiné, preceduto dal corto I piccioni di Venezia, girato da Francesco Pasinetti nel 1942.

Come si diceva l’Italia vorrebbe fare sul serio calando un tris d’assi (?) che colga di sorpresa un’agguerrita concorrenza. A nostro avviso, tuttavia, i lungometraggi su cui viene posta cotanta fiducia avranno vita assai dura nel tentativo di portare a casa il Leone d’oro. Vediamoli: 1) Quando la Notte di Cristina Comencini (la vicenda di una madre di un bimbo di tre anni la quale vive in modo instabile la propria maternità, con Claudia Pandolfi e Filippo Timi; proiezione il 7 settembre); 2) Terraferma di Emanuele Crialese (vita su un’isola siciliana di pescatori appena lambita dal turismo, con Beppe Fiorello e Donatella Finocchiaro; proiezione il 4 settembre); 3) L’ultimo terrestre di Gianni Pacinotti, in arte Gipi (la pellicola immagina la settimana precedente l’arrivo sulla Terra di una civiltà aliena, con Gabriele Spinelli, Alba Bellato e Roberto Herlitzka; proiezione l’8 settembre).

Ma, come detto, basta conoscere gli antagonisti (occhio alla maggior parte dei cast, con tutto il rispetto per gli interpreti italiani) per farsi un’idea di quanto impervio sia il terreno di gara. David Cronenberg porterà A dangerous method, film intenso sulla psicoanalisi con Keira Knightley, Viggo Mortensen e Vincent Cassel; Abel Ferrara con 4:44 Last Day On Earth sulla fine del mondo, con Willem Dafoe e Shanyn Leigh; Un eté brulant di Philippe Garrel con Monica Bellucci (chiacchierato e attesissimo un suo nudo in una scena del film) e Shame di Steve Mcqueen con Michael Fassbender, Carey Mulligan e James Badge Dale; Carnage di Roman Polanski (il quale non sarà al Lido per motivi giudiziari), con Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reilly; Faust di Aleksander Sokurov; Dark Horse di Todd Solondz; il giapponese Himizu di Sion Sono, un film tratto dai manga.

Grandi nomi anche nel “fuori concorso”: tra questi l’attesissimo secondo film di Madonna, W.E. con la figlia Lourdes Maria Ciccone, Wilde Salome di Al Pacino (l’attore-regista riceverà anche il premio alla carriera) con Jessica Chastain e Kevin Anderson e l’apocalittico Contagion di David Cronemberg con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Kate Winslet, tanto per capirci. La Winslet, per non farsi mancare nulla, sarà alla Mostra con altri due film: quello di Polanski e con la serie tv Milder Pierce in omaggio a Todd Haynes. Per l’Italia, invece, ci saranno Ermanno Olmi con Il villaggio di cartone, Francesco Maselli, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti e Nino Russo con Scossa, Pietro Marcello con il documentario Marco Bellocchio, Venezia 2011, La meditazione di Hayez di Mario Martone e l’italo-svizzero Giochi d’estate di Rolando Colla. Proprio per Bellocchio è stato deciso il Leone d’oro alla carriera. Il 5 settembre il documentario A pugni chiusi della regista Fiorenza Infascelli, sulla protesta degli operai cassintegrati della Vinyls di Porto Torres.

Presidente della giuria del concorso sarà il regista statunitense Darren Aronofsky, sostenuto da una squadra composta dall’artista visiva e cineasta finlandese Eija-Liisa Ahtila, dal compositore, artista visivo e regista britannico David Byrne, dal regista statunitense Todd Haynes, da quello cinematografico e teatrale italiano Mario Martone, dall’attivissima attrice italiana Alba Rohrwacher (nella “Settimana della critica” sarà presentato il nuovo film da lei interpretato, Missione di pace) e, infine, dal cineasta e sceneggiatore francese André Téchiné. Il pluripremiato regista tailandese Apichatpong Weerasethakul, vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2010 sarà invece il presidente della giuria della sezione “Orizzonti” dedicata alle nuove correnti del cinema mondiale; il regista italiano Carlo Mazzacurati sarà il presidente del “Premio Venezia Opera Prima, Luigi De Laurentiis” e, infine, la regista italiana Roberta Torre sarà a capo della “Giuria Controcampo italiano” che si occupa delle nuove tendenze del nostro cinema. Le serate verranno condotte dall’attrice fiorentina Vittoria Puccini, scelta come madrina.

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