L’americano Murray Newton Rothbard (1926-1995) è uno dei maggiori filosofi politici del Novecento. Laureato in matematica alla Columbia University di New York, Rothbard riversa presto il suo interesse sull’economia, distinguendosi quale uno dei maggiori esponenti della Scuola Austriaca in terra americana. Allievo di Ludwig von Mises (1881-1973), uno degli esponenti più illustri della Scuola Austriaca, metodologicamente predisposta all’individualismo radicale, Rothbard adotta la prasseologia miseniana (la “scienza dell’azione umana”) che partendo dall’azione individuale, dimostra come la dimensione economica, ossia quella relativa ai mezzi, sia presente in ogni azione umana. L’assioma di base della prasseologia è che “gli individui agiscono coerentemente per il raggiungimento di determinati fini”. Come spiega lo stesso Rothbard: “Solo gli individui hanno fini e possono agire per perseguirli. Non esistono fini delle azioni imputabili a ‘gruppi’, ‘collettività’ o ‘Stati’, che non possono essere ricondotti ad azioni di specifici individui… Perciò affermare che i ‘governi’ agiscono non è che una semplice metafora; (…) solo gli individui possono desiderare e agire”. Gli uomini, in sostanza, agiscono per passare da una situazione ritenuta peggiore ad una considerata migliore, preferendo l’azione all’inazione.

Rothbard però, a differenza di Mises, salda fatti e valori, teoria e prassi, rivelandosi, in questo modo, un instancabile attivista politico e organizzatore del movimento libertario americano. Egli non limita la propria attenzione allo studio dell’azione umana, ma muovendo dall’esigenza di accantonare la moderna scissione tra l’universo dei fatti e quello dei valori riconosce che quanto vi è di maggiormente nobile nella tradizione liberale consiste proprio nell’aver considerato il fatto umano come un valore morale inviolabile. Come afferma lo stesso Rothbard, “In virtù della condizione stessa di essere un uomo, egli deve usare la ragione per scegliere fini e mezzi; se qualcuno gli usa violenza per imporgli di cambiare la rotta liberamente scelta, questo vìola la sua natura, vìola il modo in cui l’individuo deve operare. In sintesi, un aggressore esercita la violenza per sviare il corso naturale delle idee e dei valori liberamente adottati da un uomo e delle azioni che si fondano su tali valori. Non possiamo spiegare appieno le leggi naturali della proprietà e della violenza senza allargare il nostro esame alla proprietà tangibile. Infatti, gli uomini non sono spettri vaganti: essi sono esseri che possono sopravvivere soltanto procurandosi oggetti materiali e trasformandoli”.

Rothbard rigetta il dogma positivista che vorrebbe reale solo il mondo fisico-naturale confinando ogni esperienza etica nell’universo delle opinioni meramente soggettive. In quest’ottica, il giusnaturalismo rothbardiano mira a definire, prima di tutto, i diritti naturali individuali con l’obiettivo di assicurare un quadro istituzionale e un ordine sociale globale per impedire che siano calpestati. La costruzione libertaria di Rothbard ipotizza una società in cui lo Stato sia sostituito da comunità regolate dal mercato e legate da vincoli di solidarietà individuale. La versione giusnaturalista del libertarismo rothbardiano, incentrata sui diritti soggettivi di proprietà, e la sua preziosa sintesi di economia, filosofia politica e diritto rappresenta la più ampia ed elaborata base teorica dell’anarco-capitalismo dall’effetto assolutamente antistatalista: la libertà corrisponde all’autoproprietà, l’ordine politico rifiuta ogni forma di coercizione sugli individui e le fondamenta sono l’assioma di non aggressione, un radicale individualismo e un libero mercato totalmente svincolato da interventi statali. Il mercato, inoltre, prima ancora di essere un fatto reale sarebbe un fatto morale.

Partendo dall’assioma di non aggressione, ossia il principio secondo il quale nessuno deve essere aggredito nella persona e nella proprietà, Murray Rothbard deduce che lo Stato è un’istituzione non legittima che, per sua natura, calpesta i diritti dei cittadini. Lo Stato è l’unica istituzione sostenuta dalla tassazione, vale a dire, l’aggressione e la violazione dei diritti di proprietà degli individui, mentre tutti gli altri soggetti all’interno della società si sostengono tramite la produzione e lo scambio: “In effetti vi è un potere importantissimo connaturato all’apparato dello Stato. Tutte le altre persone e tutti gli altri gruppi presenti nella società (tranne criminali notori e rari come ladri e rapinatori) ricavano il proprio reddito per mezzo di accordi volontari: vendendo beni e servizi ai consumatori. (…)Soltanto lo Stato realizza le proprie entrate con la coercizione, minacciando pene severe qualora esse non si dovessero materializzare. Questa coercizione va sotto il nome di ‘tassazione’, sebbene in altre epoche sia stata definita ‘tributo’. La tassazione costituisce un furto puro e semplice, (…) si tratta di un sequestro forzoso della proprietà degli abitanti”. Alla tassazione Rothbard oppone il ‘principio libertario di non aggressione’ che rappresenta il nucleo della sua filosofia. “Il credo libertario si basa su un assioma centrale: nessuno può aggredire la persona o la proprietà altrui. Lo si potrebbe chiamare ‘assioma della non aggressione’. L’‘aggressione’ viene definita come l’uso o la minaccia della violenza fisica contro la persona o la proprietà di altri. Aggressione è quindi sinonimo di invasione”.

Lo Stato, secondo Rothbard, oltre che essere un’istituzione, per sua natura, non eticamente corretta, con i suoi innumerevoli monopoli è anche un’istituzione non pienamente efficiente riguardo la fornitura di beni e servizi. Per l’economista americano in una società autenticamente libera, in cui siano rispettati i diritti individuali della persona e della proprietà, lo Stato cesserebbe di esistere e “la sua miriade di attività invasive e aggressive, le sue incursioni contro i diritti della persona e della proprietà, scomparirebbero”, cedendo il posto a una pluralità di agenzie protettive basate sul libero mercato e in competizione tra loro: “Allo stesso tempo, quegli autentici servizi che esso svolge così male verrebbero affidati alla libera concorrenza e verrebbero acquistati volontariamente dai singoli consumatori”. Nello specifico, Rothbard prefigura una società in cui tutti i servizi, non solo economici ma anche sicurezza, protezione e giustizia – ossia lo zoccolo duro delle competenze statali secondo il liberalismo classico – siano offerti in un regime di libero mercato in cui vige la concorrenza.

L’opposizione di base sulla quale si fonda l’analisi rothbardiana è, per l’appunto, tra “Stato e Mercato”, ossia fra potere sugli uomini e potere sulla natura, e l’assunto preciso che riaffiora in ogni sua critica agli argomenti della scienza economica è il seguente: “Ritengo l’azione del governo e quella volontaria del mercato diametralmente opposte, la prima implicante necessariamente violenza, aggressione e sfruttamento, e la seconda per propria natura necessariamente armoniosa, pacifica e mutualmente benefica per tutti”. Murray Rothbard comunque, non si accontenta di supportare il libero mercato con argomenti logici, filosofici, avalutativi. Egli vuole costruire un’etica (sociale) della libertà, fondata sulla proprietà di se stessi e dei propri beni, il cui pilastro è il primato della persona singola, unica, libera e irripetibile. Preso atto della dignità dell’uomo, egli sottopone a una critica serrata lo Stato moderno e i principi sui quali si erge: “Lo Stato… a) raccoglie le proprie entrate per mezzo della coercizione fisica (la tassazione), e b) raggiunge un monopolio forzato della violenza e del potere decisionale ultimo su un certo territorio. Entrambe queste attività essenziali dello Stato costituiscono un’aggressione criminale e una depredazione dei giusti diritti di proprietà privata dei suoi sudditi (compreso il diritto all’autoproprietà)”.

Rothbard propone la costituzione di una nuova ‘scienza della libertà’ che sia la fusione di economia, etica, storia e scienza politica. In particolare, il libero mercato non è soltanto il migliore sistema produttivo ma è l’unico tipo di organizzazione sociale coerente con la natura umana e, in quanto tale, è l’unico sistema eticamente corretto: “Il libero mercato è una società di scambi, volontari e di conseguenza mutuamente vantaggiosi, di titoli di proprietà tra produttori specializzati”.

Nella metafora organista “Stato”, invece, Rothbard individua l’organizzazione dei mezzi politici, la sede degli strumenti di coercizione della libertà dell’uomo: lo Stato è il nemico “naturale” della libertà dell’uomo. Egli definisce la libertà come “l’assenza di interferenza da parte di altre persone” sulla sfera d’azione dell’uomo: la cosiddetta rothbardiana“libertà sociale”, ossia la dimensione interpersonale della libertà. Solo l’uso della ragione indica ciò che è bene per l’uomo e il fine politico per eccellenza, la libertà, è un prodotto sia della ragione sia della natura. La centralità del concetto di “natura umana” – ciò che, in termini aristotelici, è l’essenza dell’uomo – permette a Rothbard di fondare sul diritto naturale le proprie teorie economiche e, al di là delle dispute filosofiche, egli è interessato alla costruzione di una morale coerente con il sistema del laissez-faire, nel quale, secondo l’economista statunitense, risiede la libertà naturale dell’uomo.

CONDIVIDI