La stessa sera in cui la maggior parte dei cittadini di Parma si gustava un piatto di tortelli d’erbetta in celebrazione della tradizionale “tortellata” di San Giovanni del 24 giugno, undici persone finivano in manette per un giro di mazzette, peculato e sottrazione di soldi pubblici in piedi almeno dal 2007, in pieno rispetto dell’altrettanto tradizionale e pertinente detto popolare “San Giovanni scopre gli inganni”.

Dal comandante della polizia municipale al dirigente comunale del settore Attrattività e Marketing, dal  responsabile dell’area Sostenibilità e Benessere del Comune di Parma ai managers più importanti e più vicini all’entourage del Sindaco Vignali (incaricati della gestione delle maggiori aziende partecipate del Comune), sono scattati gli arresti per una sottrazione di denaro pubblico pari a mezzo milione di euro, attraverso consulenze fittizie, fatturazioni gonfiate o servizi mai resi.

Un giro di malaffare che però è costato ben di più ai cittadini parmigiani, che grazie ad una gestione economica quasi feudale, fatta di favoritismi, sotterfugi, inchini e silenzi, si ritrovano oggi ad un debito stimato tra i 500 ed i 700 milioni di euro. Per una popolazione di nemmeno 200.000 anime.

Sulla carta il Comune è in perfetta regola ( è addirittura classificato sesto tra i comuni virtuosi d’Italia nel 2011), grazie al patto di stabilità interno che serve appunto a prevenire situazioni simili. Ma il patto non si applica alle tante (circa venti) Spa e Srl miste pubblico-private che sono nate negli ultimi anni e che agiscono al di fuori dei controlli standard (quelli che passano per il Ministero dell’Interno), che hanno accumulato quel debito stratosferico con cui oggi bisogna fare i conti.

Non che l’idea sia nuova, già nel 1998 l’ex-sindaco Ubaldi, mentore del presente, aveva sfruttato la stessa scappatoia finanziaria, ma si trattava di un periodo storico in cui la popolazione sentiva la necessità di un ammodernamento infrastrutturale dopo l’immobilismo delle precedenti giunte di sinistra, e soprattutto non si agiva su una scala così spropositatamente vasta.

A decine si contano i progetti più o meno falliti: dalla bufala del progetto di metropolitana, palesemente insensato sotto ogni aspetto e pagato profumatamente (e che sotto forma di rimborso pubblico finì per gravare sulle spalle di tutti i contribuenti italiani) ad una stazione dei treni in corso d’opera che fa impallidire quella bolognese, a contorti passaggi ciclabili sopraelevati mai utilizzati, a ponti maestosi costruiti su fiumiciattoli esauriti, e così via.

Ma come spesso accade, più delle opere colossali, che possono essere viste come un onesto tentativo di miglioramento, sono le piccole cose che hanno scatenato un tumulto popolare in una città tranquilla ed agiata, da cui mai ce lo si aspetterebbe.

Piccole cose (si fa per dire) come quei 180.000 euro destinati a riempire di rose le strade principali parallele al torrente Parma, rose che non si sono più viste, almeno fino a quando i cittadini indignati le hanno portate sotto al Comune al grido di “Le rose che avete rubato ve le regaliamo noi”.

E mentre l’ordine del giorno al Municipio prevede una manovra da almeno 5 milioni di euro per evitare la bancarotta, le indagini continuano, perché l’operazione Green Money che ha portato agli arresti è partita solo dagli appalti ed i lavori di manutenzione del verde pubblico, ma molta luce deve ancora essere fatta nei meandri delle altre partecipate.

Nel frattempo la piazza si agita, inscenando un funerale al gran completo per la giunta “deceduta”, ma farebbe piacere poterlo credere, piuttosto, il saluto teatrale ad un illegittimo modo di fare politica.

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