È la vigilia del 10 maggio 1980 ed è tempo per i francesi di scegliere il nuovo Presidente della Repubblica. Valery Giscard d’Estaing o François Mitterand? Nel frattempo, a Parigi, Primo (Pierre Niney), diciottenne figlio di piccoli commercianti della province, conosce, dopo essersi imbucato ad una festa di Bo-Bo giscardiani, l’affascinante Gabrielle (Lou de Laâge), anch’ella figlia dell’alta borghesia parigina. Una serie di sguardi e due passi di rock ‘n’ roll bastano a farlo innamorare, ma gli amici di Gabrielle precisini droitistes non lo vedono di buon occhio. Primo è così costretto ad inventarsi una nuova identità, incasellando una serie di bugie per piacere alla sua Gabrielle, e per sfuggire al sospetto di essere un coco, un comunista e filo-mitterandiano. Non basterà, ma ecco che dall’ombra (ri)spunta Delphine (Audrey Bastien), miglior amica di Gabrielle, che, col suo ingresso in scena, sconvolgerà i già fragili equilibri amorosi di Primo.

Altro che à bout de souffle. Il cinema francese contemporaneo ha trovato un nuovo ed entusiasmante afflato che mancava dai tempi della nouvelle vague con una serie di pellicole e soprattutto di giovani interpreti che, malgrado la giovane età, sorprendono per bravura. Come appunto Pierre Niney e Audrey Bastien (un po’ meno Lou de Laâge, troppo artefatta, e spesso al limite del patetico), in questa pellicola del cinquantenne Frédéric Louf (primo lungometraggio in assoluto!), narrante gli amori e le speranze della Génération Mitterand. E non solo, perché il romantico Primo (impossibile non intravedervi nei gesti e nei modi di fare il trasognato Antoine Doinel – Jean-Pierre Léaud) è anche alle prese con i giscardiani, che presto si accorgono del teatrino da lui imbastito per fare colpo sull’angelica Gabrielle, prima di rendersi conto che solo Delphine può dare una risposta sincera alle sue follie amorose. È lei infatti che rispetto agli arroganti amici tenta fin dall’inizio di avvicinarsi a lui per permettergli l’ “accesso” all’alta borghesia parigina. Cosa che invece non farà l’amata Gabrielle, troppo viziata e lontana socialmente per andare d’accordo fino in fondo con un francese della province (meravigliosa la scena in cui quest’ultima invita un Primo sbigottito a passare con lei le vacanze in quel di Saint-Tropez). Ma tra motobécanes e Renault 4 strombazzanti per la vittoria di Mitterand, con qualche immagine d’epoca, l’ingenuo e maldestro Primo, accanto alla semplicità di Delphine, non può che continuare a sognare.

Fresco, brillante, tenero, sottile, intelligente, emozionante, J’aime regarder les filles, è uno di quei film generazionali che al cinema vorremmo poter vedere tutte le settimane. Un film per la nuova gioventù, che facilmente e piacevolmente si identificherà nei coetanei protagonisti, e un film per coloro che, nei meravigliosi anni ’80, avevano vent’anni, e rimembreranno, con nostalgia e qualche lacrima, i primi amori e i primi baci di un tempo che non tornerà più.

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