Berlusconi può celebrare brindando a spumante nella sua villa di Arcore l’accordo al quale è arrivato con la  coalizione, sull’ennesima versione del Piano di Austerità. Ma rischia sempre più di essere il solo a brindare. Mentre la Spagna si appresta ad adottare la “regola d’oro” sull’equilibrio di bilancio, come richiesto da Germania e Francia, ci continuiamo ad interrogare sulla direzione presa dall’Italia, che ha nuovamente modificato il piano adottato all’inizio di Agosto . Certamente il “Cavaliere” è riuscito ad evitare di tassare ancora di più le classi medie, ottenendo l’abolizione del contributo di solidarietà per i redditi che superano i 90000 euro. Un successo, forse, per colui che si “vantava di non aver mai messo le mani nelle tasche degli italiani. Ma una sconfitta per il suo Ministro dell’Economia. Alla vigilia dell’incontro di Arcore, Tremonti sperava ancora che la manovra non fosse ritoccata per non scontentare la BCE e i mercati. Ma ha dovuto mandar giù il rospo. Le modifiche apportate sembrano in realtà un insieme di meccanismi vaghi e nebulosi , come quello che “definisce” i termini della lotta all’evasione fiscale. La cosa più grave è che all’ordine del giorno non figura nessun dispositivo che rilanci l’economia. La riforma di Berlusconi può soddisfare alcuni suoi sostenitori. Ma il problema dell’Italia rimane intatto: con un debito pubblico che equivale al 120% del suo PIL, deve far fronte ad enormi esigenze finanziarie. Ancora una volta, unici giudici sono i mercati. Prova ne è la deprimente apertura (e chiusura) di Piazza Affari, venerdì. Silvio Berlusconi ha i mezzi per far adottare qualsiasi tipo di manovra (in due settimane se ne possono fare parecchie di manovre) ricorrendo al voto di fiducia. Ma questo comportamento non è più tollerato, né nel contesto europeo, né in quello mondiale, perché oggi  tutta la zona euro rischia di piombare nei meandri della crisi. Alla BCE non sono per niente convinti dei nostri “giochi di prestigio” . Ad attaccare il governo italiano è per primo il “Wall Street Journal”, seguito dalla “Reuters”,  dal “Financial Times”, “Figaro”, “Liberation” e persino un outsider come “Aufait Maroc” non tralascia i commenti.

Certamente il problema economico e politico del nostro Paese è fisso tra le “top news” dei quotidiani stranieri, ma ci si interroga anche molto sulla nostra politica estera. Non sfugge a nessuno il comportamento dell’Italia prima, durante e dopo la guerra in Libia.  Riprendendo le parole di Massimo Nava (Corriere della Sera, 2 Settembre 2011), si dice che la sconfitta sia orfana e che la vittoria abbia molti padri. Niente di più vero guardando a quello che sta accadendo in questi giorni tra i vari governi mondiali e il CNT. Che la Francia cerchi di trarre il massimo guadagno da una missione militare voluta con grande determinazione è lecito, ma non piace molto la nostra ridondante arroganza e sicurezza sul futuro dell’ENI in Libia.  Giancarlo Lehner (PdL e promotore dei rapporti tra Eni e CNT in questi mesi) ha dichiarato “dobbiamo lavorare con i ribelli, ma questo no significa che dobbiamo voltare le spalle a Gheddafi. E’ grazie a lui se l’Italia è diventata un partner commerciale con Libia”. Una provocazione, nient’altro, ma una provocazione che sa di verità. Il nostro Paese è in cerca di credibilità, credibilità in campo economico, politico, internazionale, istituzionale e mai come oggi siamo sotto i riflettori del Mondo. Le maggiori testate francesi non ci hanno perso d’occhio un solo momento. Non c’è da stupirsi, visto che il loro paese ha puntato molto in alto, ma ci hanno messo sotto osservazione anche una moltitudine di agenzie di stampa di Paesi che solitamente poco si interessano a noi: “Ria Novosti”, “Saigon-gpdaily”,  “Khaleejtimes”, “Afriqueinfos”, “Le quotidien du Peuple”.

Basta con le imbarazzanti notizie che arrivano puntuali alla vigilia dei grandi vertici internazionali, basta con i Tarantini, le D’Addario, i giochini di potere e le gaffes. Basta con l’Italia a due velocità. Se vogliamo tornare ad essere credibili dobbiamo anche essere chiari nell’esporre le nostre scelte e sicuri che siano scelte vincenti. Oggi, l’unico risultato certo è che si fa di tutto per scrivere le leggi in modo che si capiscano ad “uso e consumo”, così da allontanare sempre più i cittadini dall’idea di certezza del Diritto e dalle istituzioni. Continuiamo a non prendere posizioni ferme in politica internazionale (il tentennamento nei confronti della Siria per esempio….) , ma i meriti si, tanto che i nostri partner si continuano a chiedere se siamo leali o no.  È possibile che le Agenzie di stampa prestigiose come AFP si “divertano” ancora a pescare notizie come quella dell’insegnante siciliana assunta dopo 37 anni di supplenze? Crediamo sinceramente di meritare di più, così come merita di più il nostro “Bel Paese”.

J. Mackenzie, G. Schwartz, “L’Italie doit poursuivre ses objectifs budgétaires, dit Trichet”, “Reuters”, 2 Settembre 2011. “L’Italia deve attuare delle riforme strutturali e rispettare l’impegno preso il mese scorso nel ridurre il deficit e rendere l’economia più flessibile, auspica il presidente della BCE Jean-Claude Trichet…”

G. Dinmore, “Italy near to completing austerity deal”, “Financial Times”, 1 Settembre 2011. “Il litigioso governo di centro-destra ha rattoppato e varato un pacchetto di misure di austerità che porta un pesante giro di vite all’evasione fiscale. Confidano così di raggiungere l’obbiettivo posto dalla BCE  e  pareggiare il bilancio entro il 2013. Dopo tre settimane di dispute e molteplici revisioni, Giulio Tremonti, Ministro delle Finanze, ha raggiunto un accordo politico con i leader della coalizione…lo spettacolo dato dai politici guidati da Berlusconi, che litigano senza tregua su dove vadano fatti i tagli, ha già sufficientemente minato la credibilità del paese tra gli investitori stranieri…”

S. Meichtry, G. Zampano, “Italian Austerity-Plan Drama”, “The Wall Street Journal”, 1 Settembre 2011. “L’inclinazione del Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi per I risvolti drammatici è fuori sincrono nei confronti di una crisi che si sta consumando a fuoco lento e che richiederebbe una leadership politica seria e un chiaro piano per affrontare la crescita italiana, perennemente a rilento… Nello spazio di due mesi, Berlusconi ha presentato una raffica di misure e contromisure studiate per sconfiggere il deficit, seminando confusione sia tra i suoi sostenitori che tra i critici…”

R. Barely, “Rome Needs a Holiday From Politics”, “The Wall Street Journal”, 1 Settembre 2011. “In passato, le buffonate di Silvio Berlusconi hanno danneggiato l’Italia; oggi potrebbero danneggiare l’intera zona euro… l’Europa potrebbe pagare un prezzo elevato per il teatrino della politica italiana. Le ripetute modifiche del Primo Ministro italiano alla manovra hanno messo in luce le debolezze croniche dell’italia: politica e crescita…”

R. Heuzé, “Le nouveau plan d’austerité ne convainc pas”, “Le figaro”, 1 Settembre 2011. “Esecrabile per l’opposizione, taballante per la Corte dei Conti e la Banca D’Italia, considerato come un “furto” dalla CGIL che ha organizzato uno sciopero generale per il 6 settembre, il progetto di legge di rettifica uscito dall’accordo di Lunedi tra Berlusconi e il suo principale alleato, la Lega Nord, non smette di creare scompiglio…  E’ evidente che il compromesso sia stato redatto in fretta più per soddisfare gli appetiti politici della coalizione al potere, che per rispondere alle attese dei Mercati e alle richieste di rigore della BCE…”

R. Sanderson, “Tremonti left isolated over austerity package”, “Financial Times”, 30 Agosto 2011. “Se Silvio Berlusconi esce vincitore nell’ultimo “aggiustamento” dei tagli alle spese, presentandosi  come il protettore degli italiani grazie alla rottamazione della tassa sui redditi più alti, il perdente è Giulio Tremonti, il suo Ministro delle Finanze. Tremonti, la figura del governo in carica più rispettata dagli investitori e dai leader sindacali, ha dovuto affrontare un crollo di consensi all’interno della maggioranza da quando ha presentato la “sua” manovra da 45,5 miliardi di euro…”

R. Heuzé, “En Libye, l’Italie veut défendre ses chasse gardéés”, “Le Figaro”, 2 Settembre 2011. “L’Italia ha tutte le intenzioni di mantenere il suo posto di primo partner economico della Libia dei tempi di Gheddafi. “Non ci sarà una battaglia di tipo coloniale tra l’Italia e la Francia per impadronirsi delle ricchezze della Libia”. Pronunciata da Franco Frattini, questa dichiarazione suona come un avvertimento per Parigi. Il messaggio del Ministro degli Esteri è chiaro: “L’Italia resterà un partner privilegiato per Tripoli. Non venite a cacciare nella nostra riserva….”

J. de la Brosse, “Pétrole: chi va profiter de la chute de Kadhafi?”, “L’Express”, 1 Settembre 2011. “Numerose imprese ai blocchi di partenza per approfittare delle riserve petrolifere della Libia. Gli antichi possedimenti di Gheddafi si stanno trasformando in un campo di battaglia economica… Sembrerebbe che la Francia abbia concluso, nel Luglio scorso, un accordo con il CNT, con l’obbiettivo di recuperare il 35% del petrolio libico in cambio del sostegno permanente del governo francese. Un’informazione fermamente smentita da parte francese…ma anche dai ribelli a capo del CNT. Alla Total ovviamente si afferma non aver mai sentito  parlare di questo “affare”…In questo momento la Francia è posizionata bene, prima nazione ad aver appoggiato un intervento militare e ad aver riconosciuto il CNT. Ma l’Italia sembra essere un serio concorrente. Il Paese è presente in Libia con 182 imprese. L’ENI, principale produttore straniero di petrolio in Libia opera nel Paese dal 1959… spiazzando gli altri Paesi europei, Berlusconi è stato il primo a rispondere alle richieste d’aiuto finanziario di Mahmud Jalil, numero due del CNT… Per altri Paesi, come la Cina, la Russia e la Germania, che hanno votato contro le misure belliche al regime di Gheddafi, la situazione è più complicata…”

AFP per “Kaleeji Times”, “Italy eyes end to NATO mission in Libya”, 31 Agosto 2011.. “Il Ministro degli Esteri Frattini ha detto, mercoledì scorso, che la caduta in mano ai ribelli di Sirte, città natale di Gheddafi,  segnerà la definitiva fine di questi 42 anni di regime… La missione NATO in Libia si concluderà appena la Libia sarà liberata, ha aggiunto… La Libia è una ex colonia dell’Italia che ha mantenuto stretti legami economici e diplomatici con il regime di Gheddafi prima che cominciasse la rivolta contro il leader libico. Da allora ha preso parte agli interventi internazionali…”

AFP per “Le Monde”, “Le groupe pétrolier italien ENI va reprendre ses activités en Libye”, 29 Agosto 2011. “Il colosso petrolifero ENI ha firmato, lunedì 29 Agosto, un accordo con il CNT, organo politico dei ribelli libici, per riprendere le sue attività nel Paese e fornire carburante alla popolazione. Il capo dei ribelli aveva avvisato giovedì scorso di voler ricompensare gli Stati che avevano aiutato gli insorti… Ma la notizia rassicurerà quelli che, in Italia, temono che il dopo Gheddafi si trasformi in un blitz economico a favore delle imprese francesi e a scapito di quelle italiane impiantate in Libia dalla fine dell’era coloniale…

S. Mee, G. Segreti, A. Fifield, “Italy seeks to delay EU oil embargo to Syria”, “Financial Times”, 30 Agosto 2011. “Lo sforzo dell’UE per imporre un embargo petrolifero sulla Siria ha subito una Battuta d’arresto Martedì, quando l’Italia ha rotto i ranghi ed ha insistito nel procrastinare le sanzioni a fine Novembre, allo scadere dei contratti di fornitura. Le obiezioni italiane hanno fatto arrabbiare diversi stati membro, inclusa la GB…”

AFP, “Italie: une enseignante titularisée après 37 ans de prècarité”, 2 Settembre 2011. “Dopo 37 anni di supplenza, una professoressa italiana ha appreso, con grande emozione, che aveva ottenuto una cattedra, a 63 anni, due anni prima della pensione…”

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