Haiti è stata la prima repubblica nera resa indipendente nel 1804, ma la “perla delle Antille” ha conosciuto da allora solo il caos.

Haiti era popolata dai Tainos e dai Caraibici. Il nome attuale deriva da “Ayti” che significa “Terra dalle alte montagne”.  E’ con l’arrivo di Cristoforo Colombo, nel 1492, che Haiti viene coinvolta, suo malgrado, nella Storia mondiale. Lo scopritore, per rendere omaggio a chi gli aveva permesso di scoprire il Mondo, la chiamò “Hispaniola”. Gli spagnoli però non avevano occhi che per l’oro, che quella terra custodiva nel sottosuolo e forzarono le popolazioni autoctone a lavorare nelle miniere. In meno di un quarto di secolo, Tainos e Caraibici furono decimati. Il problema fu presto risolto “importando” schiavi dall’Africa. Nel XVII secolo, fu il turno dei francesi nello sfruttare l’isola, investendo in enormi piantagioni di canna da zucchero. Come gli spagnoli, ricorsero massicciamente alla schiavitù. Nel 1697, Luigi XVI prende possesso della parte occidentale dell’isola,  ottenuta con il Trattato di Ryswick, la chiamerà Santo Domingo.  Sarà una delle colonie più prospere tra i possedimenti francesi, tanto da guadagnare il soprannome di “perla delle Antille”. Ma con la Rivoluzione francese arrivano anche i primi problemi. Il vento di cambiamento arriva fino a Santo Domingo dove gli schiavi sono ormai 700.000, mentre i “Bianchi” non superano le 50000 unità. La rivolta scoppia nel 1791. Toussaint Louverture, leader del movimento, ottiene dalla Francia l’abolizione della schiavitù. Ma l’idillio dura poco. Quando Bonaparte minaccia di tornare sui suoi passi e ristabilirla, Louverture riprende le armi e dichiara l’autonomia dell’isola. E’ l’8 Luglio 1801. Il Console (Bonaparte non era ancora imperatore) risponde alla provocazione inviando un grosso contingente di truppe. Ma i francesi vengono battuti, una vittoria che  Louverture non vedrà perché muore in battaglia. I suoi successori proclameranno l’indipendenza definitiva il 1° gennaio 1804. Nel 1814, il “Trattato di Parigi” riporta l’Est dell’isola in mano alla Spagna (e diventerà Repubblica di Santo Domingo), la Repubblica di Haiti, prima repubblica nera della storia, conserverà solo la parte occidentale.

La vecchia colonia si è lasciata alle spalle la schiavitù, per precipitare in due secoli di caos politico. Tra il 1802 e il 1957, 24 Capi di Stato su 36 vengono rovesciati o assassinati. Alle difficoltà interne si aggiunge l’ occupazione militare americana, decisione presa all’alba della prima guerra mondiale, in un momento di “distrazione” dell’Europa.  L’occupazione, che si protrarrà fino al 1934, sarà molto pesante e non permetterà al Paese di progredire in alcun modo. Nonostante tutto, questa parentesi americana creerà legami molto forti e duraturi: più di un milione di haitiani ripareranno negli USA. Nel 1957, il medico François Duvallier, conosciuto ai più come “Papa Doc”, arriva al potere grazie ad elezioni truccate e con l’aiuto dell’esercito.  Autoproclamatosi presidente “a vita”, porta avanti una feroce dittatura tramite la sua milizia personale , i “Tonton macoutes”. Muore nel 1971 non senza designare  “Baby Doc” come suo successore. La tradizione delle milizie personali e della corruzione non viene interrotta fino a quando, nel 1983, Giovanni Paolo II, in visita su questa Terra molto cattolica dichiarerà “qui le cose devono cambiare” risvegliando le coscienze. Il popolo manifesta tutto il suo dissenso, pagando anche con la morte, fino a quando “Baby Doc” è costretto all’esilio.  Non tornerà che nel 2011, per essere processato per corruzione e furto. Nel 1990, la prima elezione democratica del Paese porta al potere padre Jean Bertrand Aristide. La speranza che genera questo prete, nemico acerrimo dei “Tontons mecoute” e dell’imperialismo americano, è immensa. Ma l’euforia durerà poco, Aristide viene travolto da un colpo di Stato militare. Riprenderà il suo posto nel 1994 grazie all’intervento degli “odiati” americani. Da allora, il regime diventerà sempre più duro. Ritorna il sistema delle milizie e la corruzione. Nel 2004 Arisitde fa fronte ad una grave rivolta. Sotto la pressione di Francia e USA dimissionerà  e si rifugierà in Sudafrica (per ritornare, come Duvallier, nel 2011). Nello stesso tempo 7.500 Caschi Blu arrivano nel Paese per tentare di riportare la calma. René Preval  accede alla Presidenza. Con il suo arrivo si mette fine alla dittatura e alle milizie, ma non al caos. Haiti è uno dei Paesi più poveri al Mondo. L’80% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno, più della metà vive in uno stato di povertà estrema.

Fin qui la Storia di un Paese che, malgrado un impeto democratico precoce, non ha mai conosciuto la libertà. A questa storia disastrosa, fatta di vessazione, occupazioni, violenza, povertà e corruzione si aggiungono i disastri naturali che colpiscono regolarmente il Paese. Nel 2008, anno scosso da pesante carestia e violente sommosse scatenate dalla fame, quattro uragani colpiscono Haiti. Due anni dopo, il 12 gennaio 2010, un violento terremoto (troppo presto “dimenticato”) fa 250000 morti e lascia letteralmente “per strada” 1,2 milioni di persone. A metà ottobre 2011, il colera miete le prime vittime.  E’ in questo contesto che è stato eletto, a Marzo 2011, Miche Martelly. Una vittoria a sorpresa (e non poco contestata), che però dimostra quanto grande sia la sfiducia degli haitiani nei confronti della classe politica. “Sweet Micky”, durante la sua campagna non ha mai smesso di dire “ho le mani pulite”. Ha promesso una nuova era per Haiti. Il suo compito è immenso.  Non c’è da combattere solo la malattia, i fantasmi del passato, la povertà e una corruzione ormai atavica, che rischia fortemente di attirare nella sua spirale gli “uomini nuovi” di Martelly. La lista delle violazioni dei diritti dell’uomo è lunga: condizioni di vita insopportabili per i sopravvissuti al sisma del 2010, violazione dei diritti economici e sociali, violenze sulle donne, mercato nero dei bambini, impunità totale sia sui crimini attuali, che su quelli dell’epoca Duvallier (la polizia sembra essere intoccabile) e tutto un sistema giuridico da rifare, è inaccettabile che bambini di 13 anni siano detenuti in prigione. Integrità, trasparenza e moralità, sono le parole che Martelly ripete più spesso. E’ arrivata la seconda possibilità per Haiti?

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