Le reazioni alla manovra di mezza estate del governo, e in particolare al progettato “prelievo”, ripropongono la questione centrale della politica (intesa in senso “alto”) italiana: la scarsa efficienza e congruità dell’amministrazione e della burocrazia che si aggiunge, anzi sovrasta, quella della presunta “casta” dei politici. Uno degli ultimi numeri del settimanale “Panorama” riportava la prevalente reazione (tra gli imprenditori) al ventilato “prelievo di solidarietà”, ma è facilmente estensibile alla maggior parte dei cittadini. Un intervistato afferma “Oggi versare denaro al paese significherebbe buttarlo via perché non è mai stato affrontato il discorso dell’efficienza dello Stato. L’apparato è inquinato, non esiste più un’etica del lavoro, uno sforzo forse si potrebbe anche fare, ma prima servono i risultati”; un altro “Serve piuttosto un taglio della spesa pubblica, una riforma dello Stato. Solo allora i più ricchi sarebbero disposti a collaborare”; un terzo “il problema oggi non sta tanto nel chi deve pagare ma nel fatto che gli italiani non si fidano”.

Tutti, nella diversità dei giudizi, affermano in sostanza che: a) con questa organizzazione degli apparati pubblici il sacrificio potrebbe risultare totalmente o prevalentemente inutile; b) che il consenso popolare che può ottenere la manovra è gravemente ridotto da tale diffusa (quanto fondata) convinzione.

Dopo aver letto questo (ed altri) articoli simili mi sono assopito e ho fatto un sogno. Sognavo che il governo, invece di contestare la Costituzione, tra gli alti lai di “lesa resistenza” dell’opposizione, iniziava sul serio ad attuarne alcuni articoli, in primo luogo l’art. 28 della Costituzione, che prescrive la responsabilità dello Stato e dei funzionari per gli atti (o i fatti) lesivi dei diritti dei cittadini.

E all’uopo aveva, con decreto legge: 1) istituito un’amministrazione indipendente per accertare atti ed omissioni delle PP.AA. e comminare le sanzioni. A farne parte solo esperti che non avevano mai avuto o non avevano più, rapporto di servizio con le amministrazioni pubbliche; 2) disposto le “manette per i funzionari” nel caso che fossero accertate ripetute violazioni di diritti, ovvero se fossero relative a fattispecie di rilevante valore economico; 3) prescritto sanzioni pecuniarie (oltre al risarcimento dei danni arrecati al cittadino) a carico dei funzionari responsabili; 4) e che i processi risarcitori ex art. 28 Cost., sarebbero trattati d’urgenza.

E il Presidente del Consiglio (nel sogno) diceva, illustrando la manovra «Cari concittadini, lo so che non vi fidate dello Stato; avete pienamente ragione. E che la vostra sfiducia non è tanto verso l’istituzione, ma nei confronti degli apparati di funzionari che agiscono in nome di quella e, per disgrazia, nel linguaggio corrente sono identificati con la stessa. E invece ne sono distinti, avendo propri interessi (e spesso perseguendo questi e non quelli pubblici), come sostenevano tutti i grandi liberali e/o i teorici dello Stato borghese, dal “Federalista” a Saint-Just, da Fortunato fino ai libertarians e ai teorici della public choice americani.

Pensate che uno dei più acuti sostenitori del contrasto tra interesse generale (dello Stato) e interessi (particolari) dei funzionari fu il giovane Marx che consiglierei a tutti di leggere (o rileggere).

Ora vi devo chiedere dei sacrifici – prosegue il Presidente del Consiglio – le cui cause vengono da lontano: da quello Stato assistenziale e soprattutto dalla sua versione italiana, fondata da sempre sullo spreco e la finanza allegra.

Discorsi del genere ve ne hanno fatti in tanti (governanti): sacrificatevi oggi per non avere gli stessi problemi domani. Mentre i sacrifici si facevano, i problemi restavano.

Per questo stavolta vi propongo un patto basato su uno scambio contemporaneo: la vostra maggiore responsabilità contributiva contro l’aumentata responsabilità amministrativa dei funzionari: a voi che se evadete, rischiando la galera, corrisponde una sanzione simmetrica del funzionario, che la rischia se accerta redditi inesistenti; alle sanzioni pecuniarie per voi corrispondono quelle per loro. State sicuri che così quanto vi è richiesto non sarà l’occasione per l’aumento del potere (e delle ricchezze) dei burocrati. In fondo Gaetano Mosca, commentando  l’Habeas corpus, scriveva che non s’era mai trovato un sistema così semplice ed efficace per tutelare la libertà personale: far pagare gli errori ai funzionari responsabili. Io ora lo applico alla vostra libertà patrimoniale».

Questo diceva Berlusconi, e io nel sonno mi rallegravo: fosse la volta buona che si va alla radice della crisi italiana. Incidere su una burocrazia inefficiente e impunita? Avrà il coraggio di non fare marcia indietro? Soprattutto di perseguire quanto capito secoli fa dai rivoluzionari borghesi ed espresso dai giacobini nel loro progetto di costituzione dell’anno I (artt. 24 e 31)?

Dubitando mi svegliai. Dopo colazione, accesi il Telegiornale. Il governo aveva scoperto la “nuova” chiave per uscire dalla crisi: le manette agli evasori.

CONDIVIDI