Lido – Forse perché è uno dei più grandi cantautori italiani (trent’anni di carriera con venticinque album). Forse perché  da tanti interpreti di spicco è considerato fra i più sensibili e poetici parolieri. Forse perché piace a tutti – diciamo quasi tutti – di qualsiasi età, qualsiasi gusto musicale, qualsiasi stampo morale, in modo trasversale. Forse perché da circa un mese e mezzo è costretto a fare dentro e fuori da una clinica ospedaliera, acciaccato (si parla di un’infiammazione toracica) nella sua eterna giovinezza da rockstar, costretto ad annullare il tour che stava per cominciare. Forse per tanto altro ancora Vasco Rossi, detto anche Blasco, ieri è stato protagonista, seppure assente, della sesta giornata della 68^ Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (in programma fino al 10 settembre).

Assente ma presente (a Venezia è arrivato un pullman di fan partiti dal suo paese, Zocca, provincia di Modena) grazie al coinvolgente documentario fuori concorso intitolato Questa storia qua, un po’ bianco e nero un po’ colore, girato da Alessandro Paris e Sibylle Righetti. Vasco giovane, all’inizio della carriera, concorrente in una specie di Zecchino d’Oro. Poi con gli occhialoni da sole e pantaloni a zampa di elefante. Musica, parole. Prevalgono i bei ricordi su quelli controversi come la sua dipendenza dalla cocaina che nel filmato viene solo sfiorata.

Reso onore al Komandante, è proprio il caso di parlare del più bel film straniero (Gran Bretagna, del regista Tomas Alfredson) proiettato finora al festival lagunare, La talpa – dipendesse da noi oggi gli verrebbe assegnato il Leone d’Oro – titolo originale Tinker, Tailor, Soldier, Spy. E’ ispirato a un romanzo di John le Carré, con uno strepitoso Gary Oldman (finalmente tornato ai tempi di Dracula, era il 1992), ben spalleggiato dal neo premio Oscar Colin Firth. E’ stato soprattutto quest’ultimo (entrambi gli attori erano presenti sul red carpet veneziano) a parlare di questa spy story ambientata nel 1973 e incentrata sulla vicenda di un agente segreto inglese incaricato di scovare una talpa filo sovietica.

Assai a suo agio in mezzo a fan, telecamere e taccuini si è vista anche la nostra Stefania Rocca, un po’ sciupata ma ancora sensuale, finalmente strappata alle serie Tv per recitare in un film belga (sezione ‘Orizzonti’), The invader del regista Nicholas Provost, lento, soporifero a parte la vampata di un ben visibile amplesso dell’attrice italiana nei panni di una donna-manager che si concede carnalmente a un immigrato africano.

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