La sigla MMRCA ai più non dirà nulla. Tuttavia, dietro l’acronimo Medium Multi-Role Combat Aircraft si nascondono le specifiche formulate dal governo Indiano più di quattro anni or sono per una delle commesse militari più importanti della storia dell’aviazione. 12 miliardi di dollari destinati all’acquisto di 126 aerei da combattimento.

La prima linea dell’aeronautica militare indiana si distingue per la grande eterogeneità degli assetti, che spaziano dagli aviogetti russi (Mikoyan Gurevich MiG-21 e Mig-27, Sukhoi Su-30 MKI) ai francesi Dassault Mirage 2000, dagli anglofrancesi SEPECAT Jaguar ai locali Hindustan Aeronautics HAL Tejas. Lo status geopolitico dell’India ha permesso al Paese di coltivare nel tempo relazioni privilegiate con differenti attori. I decisori hanno sempre tentato di mantenere un balance of power nelle forniture militari, favorendo un’equa spartizione delle commesse fra Europa, Stati Uniti e URSS. Rimane comunque evidente che un ruolo di primo piano nelle forniture militari sia spettato all’ex Unione Sovietica. Questa “relazione particolare” russo-indiana non è del resto mai venuta meno, e prosegue nello sviluppo congiunto del Sukhoi/HAL FGFA (Fifth Generation Fighter Aircraft), caccia avveniristico le cui prime consegne sono ipotizzabili a partire dalla fine di questo decennio.

Tornando ai contendenti del MMRCA, va osservato come questi siano espressione del “complesso militare-industriale” delle più importanti nazioni (o gruppi di Paesi) al mondo. In rappresentanza degli USA, il General Dynamics F-16 Fighting Falcon e il Boeing F/A-18E/F Super Hornet. Dall’Europa, lo svedese Saab JAS-39 Gripen, il francese Dassault Rafale e il multinazionale Eurofighter Typhoon (cui partecipa l’Italia tramite Finmeccanica). Infine il MiG-35 dalla Federazione Russa, ultima evoluzione del fortunato MiG-29.

Alla stregua delle giostre cavalleresche di antica memoria, gli sfidanti hanno incrociato le spade nei cieli di Bangalore, durante “Aero India 2011” a febbraio. Duelli fatti di figure acrobatiche, postbruciatori inseriti, generatori di fumo. L’aspetto “ludico” della manifestazione, assai apprezzato dal pubblico presente, non deve far dimenticare le motivazioni sottostanti l’allestimento di air show così sontuosi: impressionare le autorità presenti e, ancor più, fare da cornice all’attività di lobbying portata avanti a livello apicale da amministratori delegati, ministri, ambasciatori e politici delle nazioni coinvolte nei tender. Proprio in considerazione degli enormi sforzi compiuti dai “duellanti” (lo scorso anno i presidenti di Francia, Stati Uniti e Federazione Russa hanno visitato l’India cercando, tra l’altro, di portare  a casa rassicurazioni sulla ventura assegnazione della commessa), assumeva maggior rilevanza l’assenza dal “parco macchine” del MiG-35 russo. Nonostante gli appelli dei delegati del governo indiano per ottenerne l’esibizione, nessun velivolo è giunto dalla Russia.

Nel mese di aprile c’è stata la shortlist dei candidati. A contendersi la vittoria sono rimasti solo due prodotti europei, Eurofighter e Rafale, con il primo in netto vantaggio. L’esclusione dalla gara dei due contendenti americani, mirabile dictu, ha provocato l’aspra reazione dell’ambasciatore statunitense (dimissionario) Timothy Roemer, che si è detto deeply disappointed per l’eliminazione dei due caccia. Gli americani erano effettivamente partiti “con il piede sbagliato”, proponendo prodotti aggiornati ma dalla concezione obsoleta, e oltretutto limitati dalle severe leggi patrie sui trasferimenti di tecnologia militare a Paesi stranieri. Restrizioni che sembrerebbero non affliggere i due concorrenti finali. Non son solo gli americani ad essersi visti sfuggire dalle mani la possibilità di un affare colossale. Il sogno si è interrotto per gli svedesi (le linee di montaggio del Gripen alla Saab rischiano di fermarsi definitivamente) e, soprattutto, per i russi.

Questi ultimi hanno commesso errori macroscopici: innanzitutto, l’aver ritenuto che i ben consolidati rapporti con l’India e le commesse già aggiudicate in passato potessero fungere da viatico per la vittoria nel MMRCA. Nel settore degli armamenti, la Federazione Russa ha lungamente sfruttato il battage pubblicitario garantito dall’Unione Sovietica: saper produrre armi affidabili, a buon prezzo e collaudate su campi di battaglia di mezzo mondo, nonché Paesi ideologicamente affini pronti ad acquisire armamenti e tecnologie “rosse”.

Lo scenario si è tuttavia drasticamente trasformato: i prezzi dei sistemi d’arma russi in aumento, l’affidabilità in diminuzione e – ancor più importante – le problematiche registrate nell’assistenza post-vendita e nella manutenzione dei mezzi, impongono un severo ripensamento dell’industria bellica della Federazione. Nel caso specifico dell’India, le locali forze armate si riforniscono di ricambi per i loro aerei di produzione russa sul mercato internazionale del “seconda mano”, vista la lentezza delle fabbriche russe nel fornire la componentistica richiesta. Pochi anni fa venne prodotto un report sull’impiego dei MiG-29 indiani, che evidenziava come l’efficienza operativa media dei reparti che ne erano dotati si attestasse appena sul 40%, e che spesso gli specialisti dovessero “cannibalizzare” altri MiG-29 per mantenere una  seppur minima linea di volo. La scelta di candidare per il MMRCA il MiG-35, che del MiG-29 è il diretto successore, non passerà certamente alla storia come un capolavoro di strategia commerciale.

Quindi, la sconfitta nella gara pone l’elite politico-militare russa dinanzi a prospettive assai delicate. Innanzitutto, c’è il rischio che la Russia perda influenza in un bacino assai rilevante come quello del subcontinente indiano, lungamente coltivato e ritenuto un partner strategico sullo stesso livello dell’UE in ottica eurasiatista (corrente di pensiero geopolitico che gode di un certo credito anche nelle alte sfere del Cremlino). Ancora, è da valutare se l’insuccesso nel tender sia semplicemente imputabile a deficienze tecniche del velivolo, o configuri piuttosto un fallimento del “complesso militare-industriale“ nazionale e della sua capacità di esercitare influenza sulle potenze globali in ascesa. Infine, lo scenario più temuto è correlato al declino di immagine del gigante russo come conseguenza della perdita della “commessa del secolo”, con esiti potenzialmente disastrosi per i comparti di punta del suo sistema economico.

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