Lido – Dopo il bellissimo La talpa, presentato lunedì scorso, è toccato a un altro film inglese in concorso tenere banco qui al Lido alla 68^ Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (giunta alla 7^ giornata) che si concluderà il 10 settembre. Un altro inglese, si diceva, ma con risultati ben diversi. Pubblico e giornalisti si sono divisi sul giudizio. A noi Wuthering Heights (Cime tempestose) della regista Andrea Arnold – ennesima trasposizione in celluloide (la più violenta) dell’omonimo romanzo-capolavoro (1847) di Emily Bronte – non è piaciuto.

Certo, per fare meglio dell’inutile versione del 1992 – per citarne una delle tante – di Peter Kosminsky, con Juliette Binoche e Ralph Fiennes non era necessario confezionare un gioiello della storia del cinema. Ma questa pellicola che tenta la strada dell’originalità e propone un interprete di colore, lo sconosciuto e ancora incerto James Howson, nelle vesti di Heathcliff (che nel memorabile adattamento del 1939, La voce nella tempesta, era impersonato da un certo Laurence Olivier) non centra l’obiettivo di trasmettere in modo convincente la diversità, il lato oscuro del protagonista. Siamo certi, insomma, che la giuria capitanata dal regista Darren Aronofsky (Leone d’Oro nel 2008 con il bellissimo The Wrestler) non si arrovellerà più di tanto per decretare il destino di questa pellicola.

Rifiutatosi di presentarsi in laguna a caccia del Leone d’Oro, Ermanno Olmi (80 anni, premio alla carriera nel 2008 con Wim Wenders presidente dei giurati) si è proposto in Sala Grande col suo docu-film Il villaggio di cartone (nei cinema da oggi, 7 settembre), sul tema dell’accoglienza. “Se non apriamo le nostre case, compresa la casa più intima, che è il nostro animo, siamo solo uomini di cartone”, ha detto il grande cineasta italiano. L’opera – non facile ma da vedere – si avvale di attori del calibro di Michael Lonsdale, Rutger Hauer e il nostro Alessandro Haber.

Ci siamo più divertiti che spaventati, ieri sera in Sala Darsena quando – forse per un problema elettrico – la platea è stata in parte avvolta dal fumo che ha gettato nel panico i meno temerari (qualcuno se l’è data a gambe) e interrotto per una ventina di minuti la proiezione riservata alla stampa del film ‘a sorpresa’ (ribattezzato ‘maledetto’) di questo festival, Ren Shan Ren Hai, del regista cinese Cai Shagjun.

Trepidante attesa, oggi, per il secondo film italiano dei tre in concorso. Dopo Terraferma di Crialese, c’è Quando la notte di Cristina Comencini.

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