Il dibattito sull’approvazione della manovra finanziaria ha mostrato come le idee liberali siano minoritarie nel Paese: sia per la destra che per la sinistra la soluzione alla crisi del debito deve passare per la strada obbligata di un’ulteriore riduzione della libertà economica. Lo Stato si approprierà di quote sempre maggiori di ricchezza prodotta dai cittadini e le userà peggio di come avrebbero fatto i privati, continuerà a spendere più di quanto incassa e a mantenere intatto il suo enorme debito. L’inasprimento fiscale quindi servirà a mantenere in piedi la struttura decrepita di uno Stato semi-socialista (se lo Stato è la principale industria del Paese e si appropria di oltre la metà della ricchezza prodotta dai cittadini, è etimologicamente corretto usare questo termine).

Questa manovra così pesante serve solo a spostare più in là la risoluzione dei problemi strutturali: riduzione dell’apparato politico-burocratico e dei costi della politica, liberalizzazioni, riforma del sistema pensionistico, del sistema sanitario e dismissioni del patrimonio industriale-immobiliare dello Stato (leggasi privatizzazioni).

Come in un gioco dell’oca ci ritroviamo nella stessa casella della crisi finanziaria del 1993 e si cerca di risolverla con gli stessi mezzi: iniettando un’ulteriore ‘dose’ di tasse allo Stato tossico in crisi di astinenza. Ci ritroveremo con tasse più alte, lo stesso debito, le stesse inefficienze e ci sentiremo dire che siamo usciti dalla crisi grazie al coraggio e alle decisioni presi per il bene delle istituzioni da grandi statisti.

L’unica cosa positiva che arriva dal confronto sulla manovra è che finalmente il dibattito politico sui mass media si concentra finalmente su problemi di rilevanza pubblica. La crisi del debito dello Stato italiano ha svegliato l’opinione pubblica da anni e mesi di ipnotiche paginate di giornali e trasmissioni tv che si occupavano della vita privata dei politici, delle loro case e di scandali sessuali. Le prime pagine dei quotidiani non sono più occupate da trans, inchieste che si occupano di festini e interviste a pseudo starlette che rivelano i loro incontri sessuali con i potenti di turno; i cittadini sembrano più interessati ai Bond che al bondage, allo spread che alle escort e sono spaventati più dall’aumento dell’Iva che dalle rivelazioni della Patty o della Brenda.

Gli italiani hanno deciso di non intromettersi o quantomeno di disinteressarsi della vita privata dei politici. Il passo successivo è fare in modo che lo Stato faccia altrettanto e cioè che si intrometta sempre meno nelle vite e nelle tasche degli italiani.

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