Dobbiamo sempre farci ricordare dagli altri soci europei, in questo caso da Olli Rehn Commissario europeo per gli affari economici chi era Quintino Sella, uomo del primo Risorgimento e che pretendeva il pareggio di bilancio pubblico per l’Italia. Il PLI ne ha fatto da sempre una bandiera da difendere ma ora dobbiamo sentircelo chiedere da altri e in modo pressante da Paese commissariato.

Quanto è successo e sta succedendo in questi giorni  di inizio settembre 2011 è un gioco pericoloso, uno scaricabarile.  Una corsa senza fine a dare le responsabilità agli altri per chiamarsi fuori dalle proprie. Una vera e propria fuga dalla realtà e dalle necessità impellenti di uno Stato che ha difficoltà sì e vecchie di decenni ma che non ha nessun bisogno di crearsene di nuove. Quintino Sella non ti rovesciare nella tomba, anzi dacci una mano facendo rinsavire l’Italia.

Se i mercati borsistici europei non tengono il passo e se le ansie mercantili si scaricano sui crediti default cioè sulle contro assicurazioni per la tenuta dei debiti sovrani e sugli spread tra gli interessi dei Paesi più forti (leggi: Germania) e quelli dei Paesi che hanno difficoltà come l’Italia, noi per la nostra parte ce la siamo andata a cercare, oso scrivere con il lanternino.

Non solo: il Presidente della Bce, si accorge in questi giorni con evidente amarezza che i parametri di Maastricht entrato in vigore nel lontano 1992, cioè il 3% del rapporto Pil debito pubblico e il 60% del rapporto tra Pil e debito pubblico, sono andati… a farsi benedire, laicamente parlando e immediatamente le nostre situazioni di mercato si vanno aggravando per non dire che si avvitano pericolosamente come la differenza tra il valore dei nostri Bund e quelli tedeschi?

Ma anche le nostre colpe interne,  non vanno sottovalutate. A Cernobbio è stato fatto un tiro al bersaglio sul convoglio Italia, tenendo in non cale, nei fatti, le austere e necessarie esortazioni del nostro Presidente che chiede ben prima di Cernobbio una unità di intenti nell’interesse del Paese e dei cittadini. Ma sono prevalsi di gran lunga gli  interessi settoriali, oligarchici per non chiamarli corporativi e il tiro sull’Italia è stato univoco e pressante. Per cui, perché prendersela con i mercati borsistici  se siamo sotto il fuoco concentrico dell’Europa e non solo della Bce e sotto il fuoco “amico” interno?

Il nostro male è endemico: se non siamo credibili lo dobbiamo ai nostri comportamenti basati sul rinvio e sulla posposizione di  misure che, se prese anni fa sarebbero oggi meno onerose di  fronte al diktat europeo del rientro rapido nei parametri di Maastricht, pena gravissime sanzioni economiche e pecuniarie. E non siamo neanche capaci di distinguere cosa fare con lo stock di debito pubblico pregresso, abbattibile con le privatizzazioni dei patrimoni mobiliari e immobiliari da cui ottenere una consistente riduzione del debito stesso e quindi del deficit annuo interamente dovuto agli interessi passivi.

Se i Britannici non si offendono, dal loro inno nazionale prendiamo a prestito e a fin di bene: dio salvi l’Italia e senza i moniti interessati del potere temporale del Vaticano.

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