Lido – Per quanto ci riguarda era facile prevederlo: dei tre film italiani in concorso alla 68^ Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (che finirà domani con la consegna dell’ambìto Leone d’Oro), quello di Cristina Comencini, Quando la notte, è il meno bello (e questo non significa affatto che la giuria non ne decreti il successo, seppure la cosa ci spiazzerebbe non poco). Questo verdetto è stato pronunciato ieri (9′ giornata del festival lagunare) dopo gli applausi raccolti in Sala Grande dall’opera L’ultimo terrestre, realizzata dal disegnatore Gipi, all’anagrafe Gian Alfonso Pacinotti, alla sua prima creazione con la cinepresa (e ci prova gusto, visto che sta già scrivendo un nuovo soggetto).

Il suo film veneziano è a dir poco originale, costellato di personaggi volutamente macchiettistici, remissivi e piatti, emblema di un Paese dissestato. Il tutto in una vicenda che immagina l’arrivo sulla Terra di extraterrestri (senza effetti speciali, dei veri e propri pupazzi di gomma). Una storia a tratti dura, serpeggiata dalla cattiveria. “Sono cresciuto in un ambiente violento, ci casco sempre dentro”, ha spiegato lo stesso neo regista. Fatto sta che il risultato finale è più che sufficiente, anche se a nostro avviso al comando del terzetto tricolore resta Terraferma di Crialese. Detto ciò appare davvero difficile che la giuria possa premiare uno di questi tre, vista l’agguerrita concorrenza delle pellicole straniere.

Ma restando un attimo ai fatti nostri, vanno annotati i primi riconoscimenti assegnati in questa Mostra. La Giuria di “Controcampo italiano” ha infatti decretato in Sala Grande: 1) “Premio Controcampo” per i lungometraggi narrativi a Scialla!, opera prima di Francesco Bruni; 2) “Premio Controcampo per i cortometraggi” a A Chjana di Jonas Carpignano; 3) “Premio Controcampo Doc per i documentari” a Pugni chiusi di Fiorella Infascelli.

Tornando alla guerriglia in celluloide scatenata dall’estero – dagli Usa in questo caso – ieri sul Lido è arrivata un’altra cannonata firmata William Friedkin, cineasta fra i più navigati in queste acque limacciose della Serenissima. Perché Killer Joe (un pulp-film che mette in mostra le gesta di uno sbirro a cui dà adrenalina – ingrediente favorito del regista di Chicago – far fuori la gente in cambio di dollari) è davvero bello, a nostro giudizio l’unico che può dare filo da torcere a La talpa di Alfredson, che comunque resta ancora il nostro favorito.

Mancano due film in concorso in programma oggi, poi domani la premiazione e la pellicola di chiusura.

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