“Qualcuno tempo fa diceva di avere un sogno. Al momento l’oggetto è finito, non se ne trovano più. In compenso gli incubi sono a prezzo speciale, sconti comitiva. È un incubo tornare a Roma e trovare solo cantieri, rendersi conto che i benefici delle ferie dureranno forse 20 minuti.

Il Colosseo ormai è preda dei barbari. Ho la ricetta ideale per togliere il vizio a quei furfantelli di turisti che lo trattano come un cencio: tornare al passato. Cambiare la dieta delle tigri e dei leoni del Bioparco. E poi che è questa moda di cambiare i nomi: il Bioparco è lo Zoo. Punto, nel senso di punto e basta. Mi sento autarchica. Mi sa… mi sa che abbiamo copiato tanto e male. Non siamo in grado di difendere uno dei monumenti più incredibili del nostro passato? Ingaggiamo quei tipi vestiti da gladiatori che vivacchiano facendosi fotografare dai turisti. Mettiamoli imponenti davanti alle porte e dentro a passeggiare guardinghi come aspettassero un ordine di Massimo Decimo Meridio per scatenare l’inferno. Forse, quei subumani che sentono il desiderio di testimoniare il loro inutile passaggio in questa vita con una firma incisa su pietre millenarie, ne sarebbero intimorite. Ormai il senso civico è morto, il buon senso pure, non ci possiamo più difendere e allora attacchiamo.

Anche quei cari ragazzi che si affrontano a colpi di bottiglia nei pub, magari per un occhiata audace di uno a un’altra. Una ragazza modello pupa del ‘ghengster’, certo non timorata di dio, magari vestita una via di mezzo tra un appassionata di sadomaso e una ballerina di samba. Ecco io mi chiedo, forse bisogna rivedere il tutto, forse il fallimento delle nostre generazioni è proprio aver prodotto giovani così: senza ideali senza educazione senza freni.  Cosa fare?  Non sono in grado al momento di suggerimenti legali e allora mi dimetto da cittadina italiana e vado a chiedere il porto d’armi (bianche, son più eleganti).”

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