In queste ore la Germania ha indicato il vice Ministro delle finanze Asmussen come sostituto del dimissionario Juergen Stark nel Comitato esecutivo della Bce.

Possiamo ridere sui baffi di Stark alla Schiklgruber (nome originario del dittatore nazista che insanguinò l’Europa), ma non è questo il punto che  interessa.

I mass media di questi giorni sono pieni dei suoi dispetti e delle ingiurie contro l’Italia, facendo di tutto per non fare entrare il nostro Paese nell’Euro, nel 1997, fino a che l’allora Presidente Ciampi intervenne duramente ma dovette accettare dalla Ue un tasso di conversione Lira-Euro decisamente sfavorevole per noi.

Stark è un esponente di una “scuola di pensiero” che vede l’Euro come il fumo agli occhi e ha sempre supportato coloro che in Germina preferivano il marco tedesco all’Euro.

Ma noi, come Stato sovrano non abbiamo fatto niente per limitare le pericolosità di questo soggetto (vero Bini Smaghi?) e impedire che le nostre difficoltà e il nostro debito pubblico pregresso servissero da pretesto a Stark per affossarci lentamente ma affossarci.

Perché tanto odio per l’Italia? Potrebbe spiegarcelo lui stesso Stark, forse ha parenti che hanno combattuto contro di noi, ma ha rivolto il suo sarcasmo contro i pizzaioli italiani a Francoforte, proprio al Presidente Ciampi.

Essendo stato io stesso operaio (Gastarbeiter) proprio a Francoforte nel 1964 e pur parlando tedesco come seconda lingua ho visto come venivano trattati i nostri compatrioti e non aggiungo altro.

E allora? Succede che l’altro motivo del suo odio contro l’Italia deriva dal suo insano desiderio di vedere saltare l’Euro per colpa nostra, ma stavolta gli è andata male, malissimo.

Le sue dimissioni sono state accolte subito, il danno oltre allo spread tra Bund tedeschi e italiani ha penalizzato tutte le Borse europee fra cui quella di Francoforte e adesso ci vorrà tempo per rimettere i mercati in carreggiata, ma la “lezione” ci serva almeno per agire sui modi per diminuire il debito pregresso. Modi che sono, come sostiene la direzione del PLI e il vice Segretario senatore Musso, la lotta all’evasione (che da noi raggiunge il 22% del gettito fiscale) creando un contrasto tra cliente e fornitore di servizi e poi vendendo patrimonio pubblico immobiliare e mobiliare, fondazioni bancarie e società comunali.

Se non lo faremo – ed in fretta – avrà ragione Stark, mentre noi del PLI dovremo cercare l’appoggio della Fdp, il Partito liberale tedesco e degli altri partiti liberali europei, per costruire finalmente un’Europa politica e con leggi sostanzialmente uguali all’interno dei vari Stati.

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