Jean-Baptiste Colbert, ministro dell’economia di Luigi XIV, si congedò dalla politica e dall’economia dicendo al re: “maestà, lei va sempre alla guerra sbagliata, l’anno dopo e, comunque, con due battaglioni in meno”. E venne cacciato, naturalmente.

Alla situazione europea attuale non basta il ricordo caustico di Colbert, né la “moral suasion” dell’Ue, né le richieste sia pure non tanto sommesse di aggiornare – quando sarà – i Trattati europei.

Sono tempi difficili, servono interventi duri, Paese per Paese, senza farsi rimbrottare dal Presidente Usa che pure ha i suoi problemi.

Si ha l’impressione, ed è un parere personale, che non si voglia, o non si possa intervenire in tempi ristretti, agendo sul debiti sovrani degli Stati, prima che diventino una tragedia europea e dell’area dell’Euro. Una terza guerra mondiale stavolta solo economica, ma ugualmente nociva.

Non c’è bisogno della moviola calcistica per vedere a cose fatte gli errori e i problemi non risolti, che hanno le loro differenze da Stato e Stato ma che sono riassunte nei debiti sovrani.

L’esplosione, dopo il 1992-94, della spesa pubblica, le mancate privatizzazioni e liberalizzazioni penalizzano oltre modo la gestione dei costi del debito sovrano italiano, spread o non spread, perché questa gestione assorbe denaro e ci espone alle pressioni di Stati più provvidenti e agli interessi di speculazioni al ribasso. Se continuiamo a fare debiti rischiamo seriamente di non pagarli e, allora, il default è inevitabile.

Vendere i gioielli di famiglia, come le necessarie privatizzazioni e liberalizzazioni ridurrebbe sostanzialmente la spesa pubblica e ridurrebbe il rinnovo dei debiti per pagare i debiti pregressi. Una forma di anatocismo pubblico e autolesionista, da cui possiamo uscire con le ossa rotte.

Troppa ragione ha il nostro Presidente della Repubblica, quando sostiene che da batoste fortissime ci siamo sempre rialzati. Perché non accontentarsi della batosta attuale e andare a cercarne altre e peggiori? Il Presidente chiede con la sua autorevolezza l’integrazione politica dell’Europa, insieme al rafforzamento  dell’Euro.

Perché non intervenire subito su tutto quanto non serve per il funzionamento di uno Stato sovrano, non più completamente autonomo per via dell’associazione chiamata Unione Europea con altri Stati europei e con l’area di coloro che vogliono aderire con parità di diritti e di doveri, ma non quello di fare da Croce Rossa per gli Stati che, per ignavia o incapacità, non si rendono conto che in questo modo va a picco l’Europa, quella sognata a Ventotene, isola dell’omonimo Trattato, dai confinati, anche liberali come Colorni e Torraca per motivi di antifascismo? Quell’Europa che il Pli ha sempre considerata come una pietra miliare, dopo i ben noti sfaceli della seconda guerra mondiale?

La risposta è amara: serve coraggio, molto coraggio, visto che i pannicelli caldi non sono serviti per scontentare corporazioni, potentati e tanti – davvero tanti – detentori di privilegi.

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1 COMMENTO

  1. Bene, molto bene Giarcarlo, ma per ottenere i risultati da te auspicati sarebbero necessari, in Italia, un Governo degno di questo nome ed, in Europa, personalità come quelle dei padri fondatori da te ricordate. Dobbiamo invece accontentarci di Barroso e fare i conti con l’egoismo supponente di Sarcozi e con quello sgradevole della Merkel.
    Se Atene piange, Sparta non ride.

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