L’incertezza dello scenario economico internazionale ha modificato i tradizionali parametri di investimento ‘sicuri’, lanciando il mondo in una corsa all’acquisto di beni rifugio, che garantiscano, se non un guadagno, almeno la sicurezza di non vedere i propri averi, un giorno, trasformati in carta da macero.

Per i più abbienti, non c’è dubbio, i settori in cui investire sono quelli extra-lusso, i possedimenti terrieri e il mercato dell’arte. Mentre una buona fetta della popolazione mondiale si sta impoverendo, una classe di super-ricchi sta affermandosi sulla scena planetaria, pronta a spartirsi i ghiotti affari che la crisi e il crollo dei prezzi che verrà, metteranno a disposizione.

In quest’ottica tale Huang Nubo, imprenditore cinese, ha recentemente proposto un accordo all’Islanda per l’acquisto, finalizzato alla costruzione di un campo da golf con annesso agriturismo, dello 0,3% del territorio nazionale (una superficie pari a quella dell’intera isola di Malta, per intenderci) non a caso in una zona equidistante da Cina e Usa e dai traffici commerciali sempre più intensi, anche grazie allo scioglimento dei ghiacci artici che aprono nuove vie di navigazione ogni anno. Per chi invece non potesse permettersi di acquistare una percentuale di nazione o un quadro di Warhol, ci sono alcune valide opzioni.

La prima, e la più controversa, è l’oro. Bene rifugio per eccellenza, ha subìto un aumento del proprio valore del 450% negli ultimi dieci anni, e per questo molti sono convinti che sia già a pochi passi dallo scoppio della bolla speculativa. Questo sarebbe perfettamente plausibile se fossimo ancora nello scenario pre-crisi, con gli Stati Uniti a condurre le dinamiche economiche globali, e che dagli anni ’70 in poi sono sempre stati molto attenti a mantenere basso il valore del nobile metallo per evitare la temuta possibilità che soppiantasse il dollaro come valuta principe degli scambi internazionali.

Ma le politiche economiche della Cina incalzante, cui la crisi sta favorendo il passaggio di testimone come economia dominante, puntano invece all’accumulo di riserve d’oro (è infatti la Repubblica Popolare uno dei principali driver dell’impennata del suo prezzo) per ottenere la fiducia sui mercati necessaria per rendere il Renmimbi la nuova valuta di scambio dominante, e presto o tardi anche altre nazioni, hedge fund, fondi sovrani e soprattutto i fondi pensionistici (che in tutto il mondo dispongono di attività per  31 trilioni di dollari, il doppio del Pil Usa) seguiranno l’esempio. Per cui il prezzo dell’oro potrebbe avere ancora molto spazio di crescita. Ma l’oro non è tutto. Anche i metalli usati nel settore tecnologico, dal rame alle ‘terre rare’, aumenteranno di prezzo con la costante crescita della domanda dai Paesi in via di sviluppo, e con essi le azioni delle società minerarie.

Inoltre, ogni giorno sui mercati si effettuano compravendite di valute pari a 4000 miliardi di dollari, e mentre la speculazione su alcune monete è già stata bloccata dalle banche centrali, come nel caso del Franco svizzero (+ 40%) e dello Yen, destinatari di massicci acquisti internazionali, altre aspettano solo che i mercati si accorgano di loro.

E’ il caso della Corona norvegese, valuta di uno degli Stati europei più solidi finanziariamente e con ottime riserve di materie prime (il petrolio del mare del Nord), o del dollaro australiano, forte dei giacimenti minerari nazionali sempre più richiesti dalla limitrofa Cina. Ovviamente anche la valuta di quest’ultima aumenterà di valore nel futuro prossimo, nonostante gli sforzi politici di mantenerla bassa per favorire l’export, motore della crescita cinese.

Anche la Rupia, la moneta indiana, per quanto oggi bloccata dalla scarsa reperibilità sui mercati internazionali (perché ancora non pienamente convertibile), è probabile che seguirà un andamento simile al Renmimbi grazie alla spinta del boom economico che il Paese sta sperimentando in questi anni, che la porterà a scavalcare la maggior parte delle economie mondiali nel giro di pochi anni.

Insomma, strano a dirsi, ma mentre le vecchie potenze economiche occidentali restano ferme, il mondo degli affari viaggia veloce e con il giusto istinto e le giuste informazioni, altrettanto fanno le opportunità di salvaguardare il proprio patrimonio dalla crisi.

CONDIVIDI