Parigi – Dolcemente autentica e spontanea, naturale e teneramente disinvolta come Delphine, suo ultimo personaggio nel generazionale J’aime regarder les filles di Frédéric Louf, uscito nelle sale francesi lo scorso 21 luglio, e che, presto o tardi, vedremo anche in Italia (o almeno ce lo auguriamo!). Appare così Audrey Bastien, in un pomeriggio parigino di fine estate, non ancora ventenne, ma già con le idee chiare sulla vita e sul cinema.

Domanda – Come hai ottenuto il ruolo di Delphine e quanto di lei c’è veramente in te?

Risposta – Al liceo ero solita inviare lettere su lettere ai direttori di casting, e spesso e volentieri facevo andata-ritorno Bordeaux-Parigi, finché un giorno, tra le mie varie e instancabili ricerche su internet, ho trovato l’annuncio riguardante il personaggio di Delphine, che ho subito amato. Al contrario delle altre volte, ho però inviato una lettera direttamente al regista, Frédéric Louf, il quale mi ha poi risposto nel giro di poco tempo. Sono così salita a Parigi per incontrarlo, e dopo nemmeno una settimana, mentre ero al liceo, mi ha telefonato dicendomi, senza giri di parole, “il ruolo di Delphine è tuo”. Non ci credevo, perché era veramente successo tutto troppo in fretta, ma era proprio così. Ero poco più che un adolescente ed ero veramente troppo contenta, anche perché, ti ripeto, amavo a fondo il personaggio di Delphine. Mi ci rivedevo nella sua spontaneità e nella sua naturalezza, e anche alcune mie amiche, dopo averlo visto, hanno detto che in alcuni momenti Delphine rispecchiava l’Audrey di tutti i giorni, in particolare nelle scene teneramente assurde, come quella in cui scherzo con Pierre (protagonista maschile nel film, NdR) avvicinandogli i piedi al viso dicendogli ripetutamente “non li trovi belli? Non li trovi belli”?.

D. – Il nostalgico mélange amore-politica è decisamente il punto forte del film, e lo si nota con piacere sia da parte di chi sta di fronte alla camera, sia da parte di chi sta dietro alla camera, anche perché, les années Mitterand li ha vissuti di persona…

R. – Si, c’è amore nel raccontare la storia, un amore che anche noi attori abbiamo percepito costantemente durante il tournage. Frédéric ha vissuto quegli anni con passione, e spesso vi erano dei momenti in cui lui e Pierre discutevano intensamente in merito alla politica e alla storia di quegli anni, gli anni di Mitterand alla Presidenza della Repubblica. Per tutti, mia madre compresa, mitterandiana convinta, quegli anni sono stati anni di speranza, in cui vi era una vera e propria coscienza politica e sociale, in cui si conoscevano realmente i motivi per cui bisognava scendere i piazza per far valere i propri diritti, e non come oggi in cui, a mio avviso, si protesta e si manifesta, ma il più delle volte lo si fa perché lo fa l’amico e non per delle serie ragioni. Io in primis sto cercando di documentarmi per capire veramente chi andare a votare per le prossime elezioni presidenziali, anche perché è la prima volta che posso farlo visto che ho appena 19 anni! In ogni caso, politica a parte, l’esperienza di J’aime regarder les filles è stata da tutti i punti di vista stupenda, sopratutto per l’alchimia e la coesione che vi era tra tutti noi attori e attrici, senza ipocrisie e gelosie. E così, abbiamo avuto anche la meravigliosa notizia che il film è stato selezionato anche al Festival di Toronto!

D. – Il tuo primo lungometraggio, invece, Simone Werner a disparu era in concorso nella sezione Un certain regard al Festival di Cannes 2010 e tu avevi appena…

R. – 17 anni…o 18? Quasi non me lo ricordo (sorride). Anche perché trovarsi lì, a quell’età, con la tua prima pellicola in competizione nella seconda sezione più importante del Festival, e in più con una direttrice della fotografia del calibro di Agnès Godard (direttrice della maggior parte dei film di Claire Denis, Nda), è stato veramente sconvolgente…in positivo naturalmente! Cannes è stata senza dubbio un’esperienza da sogno, che spero di poter rivivere presto.

D. – E l’altra Cannes? Le malelingue parlano di un Festival che dà sempre più spazio al «lato mondano», nonostante l’elevata qualità cinematografica vista nelle ultime due edizioni…

R. – È vero che a Cannes la vita notturna è molto accesa e movimentata, e la grande quantità di attori e attrici, in particolare provenienti da Hollywood, presente durante la rassegna festivaliera, determina naturalmente un’attenzione, diciamo, più mediatico-modaiola e un trattamento di lusso. Anche noi, ad esempio, pur essendo dei giovani debuttanti, in quanto invitati ad una delle feste notturne cannesiane e in quanto protagonisti di uno dei film in concorso, siamo stato accolti come dei piccoli principi, e moltissime persone venivano a parlarci e a complimentarsi con noi, quasi sicuramente  senza nemmeno sapere chi fossimo…Ma a me, in fondo, bastava vedere una delle attrici che più adoro, Marion Cotillard, ballare a pochi metri da me senza star lì a pensare “mi avvicino e le dico qualcosa? Che posso dirle?”. No, anche solo ammirarla in questa veste, diciamo così, “quotidiana” mi rendeva più che felice.

D. – Non voglio chiederti quali sono i tuoi film preferiti, anche perché è una domanda che detesto fare, ma permettimi almeno di sapere con che registi ameresti lavorare in futuro…

R. – Uhm…Uhm…forse era meglio se mi chiedevi quali erano i miei film preferiti! (sorride). No dai, ti posso dire che mi piacerebbe molto lavorare con Sofia Coppola, la adoro…e allora tanto vale che ti dica anche il mio film preferito, La Fille sur le pont di Patrice Leconte, con Daniel Auteil e la meravigliosa Vanessa Paradis.

D. – Inevitabile la curiosità sui tuoi progetti futuri!

R. – Allora, sarò protagonista nel prossimo cortometraggio di Keren Marciano dal titolo Bye Bye Maman, avrò una parte nel prossimo film di Abdellatif Kechiche, ricoprirò uno dei ruoli principali nel lungometraggio Puppy Love, diretto Delphine Lehericey e…

D. – Agenda piena di impegni!

R. – Sì sì, e tra i vari casting ai quali ho partecipato vi è anche quello per un ruolo nel nuovo film in 3D di Robert Zemeckis, incentrato sulla figura di Philippe Petit, il celebre funambolo francese. Sarà difficile ottenerlo, ma io ci spero!

E noi con lei.

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