Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, giovedì scorso, ha posto la firma sotto il testo della manovra Finanziaria, la quale prevede che entro il 2013 venga raggiunto l’obiettivo di pareggio del Bilancio, contando sui 53,3 miliardi di euro previsti nel documento di programmazione economica. In seguito alla firma la manovra governativa è divenuta legge dello Stato. Non può certo sorprendere la decisione del Presidente di assecondare l’Esecutivo Berlusconi, visto che prima ancora che il testo venisse in modo definitivo approvato dal Parlamento, Napolitano aveva parlato della necessità di sacrifici, a patto che ai cittadini venga assicurato il massimo impegno per la crescita.

Pur essendosi espresso con la consueta accortezza, dalle parole del Presidente traspare la sensazione che la responsabilità della crisi ricada sull’attuale maggioranza di Governo, più concentrata a risolvere i ‘contrattempi’ giudiziari del presidente del Consiglio, che sull’emergenza reale. Fra l’altro, Napolitano ritiene giustamente che la Finanziaria appena varata non sia affatto sufficiente a tirare fuori il Paese dal pantano. Cosa di cui è ben cosciente anche l’Unione Europea che in settimana, da Francoforte, ha lanciato un preciso monito affinché “gli Stati si preparino ad ulteriori interventi”. Necessità per la quale il nostro Governo dice di essere già all’opera al fine di predisporre la manovra di ottobre.

Inoltre, dopo la firma di questa operazione finanziaria che metterà a dura prova la tenuta delle famiglie, il pensiero del Capo dello Stato, da subito, si è concentrato anche sulla necessità del consolidamento dell’euro, che diventa “una priorità essenziale per l’Europa ma costituisce anche un interesse vitale per l’economia mondiale” e di conseguenza dell’Italia, che è annoverata fra i Paesi al momento in maggiore sofferenza. L’inquilino del Quirinale, oltre ad aver espresso questo concetto in più occasioni (anche durante l’incontro avuto col premier Silvio Berlusconi), ha ritenuto opportuno intervenire in occasione del Forum Eu-Us Legal Economic Affairs, sottolineando che “il rafforzamento della moneta unica è inseparabile dallo sviluppo di una più stretta integrazione anche politica europea”. Inoltre l’impegno dei soggetti interessati e responsabili, secondo Napolitano, deve andare nella direzione di “una più forte cooperazione euro-atlantica, nella consapevolezza che solo così potremo esprimere soluzioni efficaci ed aprire nuove prospettive di sviluppo alle nostre società”.

Da sottolineare, a proposito del faccia a faccia con il capo del Governo, che Napolitano non s’è lasciato sfuggire  l’opportunità di rigettare, al limite dello sdegno, il tentativo di Berlusconi di spostare il tema dell’incontro sulla possibilità per lui di dover comparire o meno davanti ai pm della Procura di Napoli. Il premier – ancora una volta a dimostrazione di quale sia il suo cruccio principale – non aveva perso tempo, approfittando della riunione, per proporre al capo dello Stato un decreto per una riforma della legge sulle intercettazioni, la quale bloccherebbe la valanga di notizie riguardanti il caso Tarantini-Lavitola. La richiesta del Governo, come detto, ha generato il disappunto del Colle che in un certo senso si è di nuovo distanziato dalla realtà berlusconiana.

Sull’emergenza economica, il Presidente è tornato anche durante la sua visita di due giorni in Romania, a Bucarest dove, di fronte ai rappresentanti della comunità italiana, ha avuto modo di parlare del 150° anniversario dell’Unità del nostro Paese e dello spirito delle celebrazioni a esso legate, che “devono essere la chiave” per superare “le prove difficili che l’Italia ha davanti”.

Il Capo dello Stato, inoltre, martedì scorso in occasione del settantesimo anniversario del Manifesto di Ventotene (il documento che nel 1941 ispirò l’idea di Unione europea), aveva inviato ai giovani partecipanti al seminario Il federalismo in Europa e nel Mondo, organizzato dall’Istituto di Studi Federalisti Altiero Spinelli, un caloroso messaggio di saluto: “Sono convinto che le sfide da raccogliere in un mondo così profondamente mutato, a partire dai gravi problemi posti dalla crisi finanziaria economica globale, richiamino al coraggio e alla lungimiranza che animarono Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni (i tre intellettuali anti-fascisti che si misero a tavolino durante il soggiorno presso l’isola dell’arcipelago pontino, N.d.R.) e i pionieri dell’avventura europea. C’è bisogno oggi – ha affermato ancora Napolitano – di un nuovo nutrimento di pensiero e di impegno per l’Europa unita, e c’è da dare prova di consapevolezza e determinazione sia sul fronte del movimento ideale e civile per l’unità europea sia su quello dell’azione politica e di governo. Possiamo contare sul ricco lascito delle idee e delle battaglie politiche ispirate dal Manifesto di Ventotene – ha concluso – per contrastare resistenze e persistenti esitazioni verso nuovi sviluppi del processo di integrazione e per orientarci verso il futuro”.

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