Ammissione di colpa di una elettrice di destra.

Ebbene sì, signori, sono colpevole di aver votato Berlusconi!
Mi costituisco, ora, seduta sulla scomoda sedia del fallimento dell’Italia, con di fronte un tavolo pieno di conti pubblici in rosso e foto di festini e di donnine sexy e giovanissime. Accecata dalla luce della lampada dell’accusa dei “te l’avevo detto”, e sotto gli sguardi sdegnati e scandalizzati dei sempre più numerosi benpensanti, forti del fatto di sentirsi i rappresentanti dell’attuale vastissimo popolo antiberlsuconiano.
Ebbene sì, riconfermo, sono colpevole di aver votato il Cavaliere.
Sono colpevole di essermi sentita un elettore di destra, anche se negli ultimi decenni tale concetto è diventato sempre più confuso e nebuloso.
Ma non solo, ho anche reiterato più volte il misfatto in più di una elezione, con il rammarico di non essere stata fra gli “illuminati” che già avevano nel 1994 capito tutto sin dopo la caduta del primo brevissimo governo Berlusconi.
Sono colpevole di aver creduto che un imprenditore di successo scaltro e entusiasta del suo lavoro, potesse essere capace di guidare un paese confuso e disorganizzato.
Ho creduto che potesse elargire anche a noi umili cittadini qualunque, i miracoli che più volte ha operato nelle sue aziende nonostante l’alternarsi delle fasi avverse.
Sono colpevole di aver creduto alle belle favole del Cavaliere come la tanto agognata riduzione delle tasse e i progetti di sviluppo del lavoro soprattutto per le nuove generazioni.
Sono colpevole di essermi illusa che se un industriale italiano ha il fulcro dei propri affari proprio in Italia, avrebbe potuto applicare regole di libero mercato senza impoverire il tessuto industriale nazionale. D’altronde Berlusconi per crescere i suoi affari non può adottare le strategie di Marchionne, visto che giornali e tv sono settori che non si possono esternalizare all’estero. Vi figurate un canale cinque prodotto da Pechino!
Sono anche colpevole, di conseguenza, di aver sostenuto chi potesse difendere l’economia nazionale di fronte alle speculazioni della finanza mondiale, con il difficilissimo compito di mantenere in vita l’amor di patria in una popolazione da sempre tendente all’esterofilia.
Signori accusatori, ancora non è tutto.
Sono anche colpevole di aver sopportato l’attuale governo, che poi, eccetto qualche baby neoministre, ha gli stessi “volti nuovi” da più di quindici anni.
Sono colpevole di aver creduto che l’attuale classe politica di centrodestra avesse a cuore la promozione e la tutela del valore della famiglia, che si fonda anche su principi etici, morali e naturali non sindacabili e che poco si confanno con pensieri avanguardistici e teorici dei progressisti.
Sono colpevole di aver sostenuto un programma politico che sembrava difendere le esigenze degli italiani, prima di costringerli a condividere con immigrati ancora più miserabili di loro, le poche ricchezze precarie rimaste.
Sono colpevole di non aver mai ceduto al facile buonismo nei loro confronti senza regole ferree, le stesse regole che incontrerebbe oggi un italiano che desidera andare in America o in Australia.
Vedete in quante cose riconosco la mia colpa. E forse si potrebbe allungare ancora di più l’elenco.
Ma, come ogni imputato che si rispetti, anche io ho diritto alle mie attenuanti.
Non sono colpevole della corruzione che ormai dilaga da tutte le parti e che purtroppo inquina ogni posizione di potere economico.
Non sono colpevole di uomini che per anni hanno nascosto le loro abitudini sessuali poco licenziose, facendo credere che al massimo potevano essere accusati di una delle colpe più diffuse da sempre nell’umanità, essere fedigrafi.
Ma soprattutto non sono colpevole di non aver cambiato schieramento anche a costo di essere accusata di avere idee attualmente impopolari.
E se tutto ciò non bastasse, la mia coerenza mi impone a sperare ancora in una rinascita dei valori della destra
E di ciò non me ne vergogno.
Solo adesso che ho messo sul tavolo anche io le mie colpe e le mie attenuanti, accanto alle foto delle donnine e alle interminabili liste delle intercettazioni, potete giudicarmi.
Ma ricordatevi che in un modo o nell’altro, non esiste una democrazia senza un pensiero di destra, altrimenti non sarebbe più democrazia.
(grazie dell’attenzione e della pazienza nel leggermi, ma gradirei che la lettera nel caso fosse pubblicata rimanesse anonima)

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1 COMMENTO

  1. Cara Lettrice, pubblichiamo la sua lettera con piacere. Mi permetta solo di sottolinearle una “colpa” reale, quella di desiderare l’anonimato (che pur rispettiamo). Forse è proprio il desiderio diffuso di non “volerci mettere la faccia” che ha consentito a personaggi come l’attuale capo del governo di portare il Paese sull’orlo del baratro economico, politico e morale.
    Grazie del suo intervento e continui a leggerci.

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