Il 20 settembre è da sempre una ricorrenza storica per l’Italia: l’entrata dei Bersaglieri piemontesi dalla Breccia di Porta Pia, riunì Roma alla nuova Italia, quella che si stava formando nel Risorgimento, con il coraggio di tanti uomini e donne che avevano percepito e capito per tempo l’importanza dell’Unità. Unità che si concluse con la liberazione di Trento e Trieste nel 1918.

Dopo diversi tentativi fra cui la Repubblica Romana nel 1848-49, la liberazione del Mezzogiorno da parte dei garibaldini (per la maggior parte bergamaschi!) e la consegna del Sud, da parte di Garibaldi al Re piemontese, l’impresa riuscì ai Bersaglieri di Vittorio Emanuele II.

Ma fu una vittoria di popolo e una vittoria dei liberali di allora e uno stimolo per fare di tante popolazioni separate per secoli da piccole egemonie locali e dal potere temporale, sotto la protezione dell’Austria, un corpo unico. Il suggello definitivo dell’Unità nazionale fu poi il Referendum e la Costituzione del 1948.

Un’impresa – quella del 20 settembre di centoquarantuno anni fa – di cui dovrebbero andare fieri tutti gli Italiani (e non solo i liberali), anche se in questi giorni vi sono gruppi che rivendicano la secessione dall’Italia e minacciano un Referendum al proposito.

E poi permettetemi una battuta distensiva: ho fatto a tempo a conoscere una bisnonna materna (spentasi a 97 anni), che aveva visto l’entrata dei Bersaglieri, papalina lei fino al midollo che, quando il sottoscritto, brigantello di otto, nove anni, la faceva arrabbiare come massimo di punizione mi diceva: tu, figlio di italiani. Ed io italiano mi sono sentito da allora ed anche liberale!

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