Le elezioni presidenziali rivestono un’importanza cruciale nella vita politica della nazione. Gli esiti possono addirittura portare all’alterazione di equilibri geopolitici sedimentati nel tempo. Quando poi si tratta del rinnovo del presidente della seconda potenza militare globale – la Federazione Russa – è necessario prestare all’avvenimento la massima attenzione.

Nonostante i media occidentali continuino a seguire il (supposto) duello Putin-Medvedev come fosse l’unica notizia degna di nota nel panorama politico, le “grandi manovre” in vista del fatidico 4 marzo 2012 sono iniziate da tempo. A pochi mesi dalle consultazioni, sono infatti sette (ma la situazione è in divenire) i candidati che sfideranno il duo governativo.

A tale proposito, l’investitura ufficiale del candidato presidenziale di Edinaja Rossija (Russia Unita) alla presidenza, avverrà quasi sicuramente entro la fine del 2011. Medvedev ha annunciato che “terrà un discorso” al summit del partito il 23-24 settembre, tribuna di primaria importanza dalla quale cinque anni fa egli stesso aveva ottenuto l’investitura formale a candidato presidente da parte dell’attuale primo ministro Vladimir Putin. E’ possibile che in quella sede si delineino più nitidamente i ruoli e le ambizioni del tandem, anche se appare assai più probabile che la decisione venga resa pubblica a seguito delle elezioni legislative che si terranno il 4 dicembre per il rinnovo della Duma (la camera bassa).

Evitando di impelagarci in ponderose analisi che, per forza di cose, possono al massimo ambire al ruolo di congetture, possiamo semplicemente rilevare come la sensazione prevalente fra la popolazione sia che la candidatura è già de facto appannaggio di Vladimir Putin, anche grazie alla raffinata sensibilità politica che lo ha portato mesi addietro a fondare l’Obsherossijskij narodnyj front (Fronte popolare panrusso), di cui parleremo diffusamente in seguito.

Una rapida disamina delle candidature evidenzia l’estrema eterogeneità degli sfidanti. Il personaggio più controverso è certamente Eduard Limonov, leader di Drugaja Rossija (Un’altra Russia), nonché fondatore del Partito Nazional-Bolscevico. Apparentemente su un altro fronte abbiamo Grigorij Javlinskij, segretario del partito Jabloko (Mela) di ispirazione socialliberale e filo occidentale, autore del “Programma dei 500 giorni” durante la transizione post-Urss.

E’ poi il turno di due “grandi vecchi” dell’agone politico russo: Vladimir Žirinovskij e Gennadij Zjuganov. Il primo, oltre a essere vicepresidente della Duma, è il presidente del Liberal’no-Demokratičeskaja Partija Rossij (Partito Liberal-Democratico di Russia), formazione politica contraddistinta da un marcato nazionalismo ed euroscetticismo, fortemente critica verso l’economia globalizzata e tuttavia in grado di produrre una sintesi originale fra istanze liberali (sostegno alla ricerca scientifica, riduzione delle tasse) e tematiche nazional-popolari (nazionalizzazione di imprese strategiche). Il secondo è il presidente del Comitato centrale del Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii (Partito Comunista della Federazione Russa), al cui sviluppo ideologico ha contribuito tra gli altri il filosofo Aleksandr Dugin radicandovi istanze proprie dell’eurasiatismo inteso (anche) quale recupero e rivalutazione dell’identità patriottica del popolo russo.

Ancora, Michail Prochorov, il quale ha appena lasciato la guida del suo partito Pravoe Delo (Giusta causa) in quanto decaduto al livello di “marionetta nelle mani del Cremlino”. Ha poi recentemente annunciato l’intenzione di concorrere il famoso attore, nonché sacerdote, Ivan Ochlobystin. Un’altra importante candidatura è quella di Sergej Mironov, leader parlamentare di Spravedlivaja Rossija (Russia Giusta), uno dei quattro partiti ad aver superato lo sbarramento elettorale del 7% necessario per ottenere la rappresentanza alla Duma. RG, fautrice di un “nuovo socialismo del ventunesimo secolo”, può esser vista quale alternativa di sinistra (non comunista) al partito di Putin e Medvedev.

Anche il Dviženie v zashitu Chimkinskogo lesa (Movimento in difesa del bosco di Chimki) sembra intenzionato a presentare una propria candidatura, qualora questa riceva il consenso degli iscritti.

Infine, fra i vari movimenti che cercano di raccogliere lo scontento raccoltosi intorno a Russia Unita, quattro leader politici (Michail Kas’janov, Boris Nemcov, Vladimir Ryžkov e Vladimir Milov) hanno firmato un patto per formare una nuova coalizione chiamata Za Rossiju bez proizvola i korrupcii (Per una Russia senza Illegalità e Corruzione, Parnas) che dovrebbe esprimere un proprio candidato alle presidenziali, pur non essendo stata in grado di raccogliere le firme necessarie per partecipare alle elezioni per il rinnovo della Duma (nonostante i sondaggi la dessero al 7% a Mosca).

Il nostro percorso di analisi si svilupperà nel dettaglio durante le prossime settimane, andando a formare un dossier sull’appuntamento elettorale. Analizzeremo le peculiarità dei candidati e dei loro partiti, senza tralasciare i movimenti più significativi, se non dal punto di vista numerico, certamente da quello ideologico. L’obiettivo sarà quello di illustrare similarità, ma soprattutto differenze che intercorrono fra la Russia e i sistemi politici euro-atlantici. Queste difformità sono difficili da mitigare tramite l’adozione di meccanismi di rappresentanza mutuati da modelli occidentali, in quanto risalenti a un differente processo di sviluppo storico, politico e religioso e connaturate all’idea stessa di nazione russa.

CONDIVIDI