Nell’ultima settimana quotidiani e riviste di tutto il mondo hanno fornito il proprio parere sulla vicenda a sfondo sessuale che ha coinvolto il numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Dominque Strauss-Kahn, e abbondano numerosissime le opinioni sul suo ruolo cosi come sulla storia della sua persona. Forse la definizione più adatta è quella dell’economista Uri Dadush, che lo dipinge come “un mix senza uguali di influenza politica e competenza economica, che fa di lui una personalità chiave per la crisi europea”.

Personaggio particolare, dal passato costellato da scandali di minore entità, donnaiolo di fama, economista brillante, da sempre sostenitore dell’euro e benvisto dallo schieramento ortodosso della Merkel, sembrava il perfetto candidato alla sfida elettorale contro Sarkozy, con percentuali di consenso, secondo i sondaggi del 2010, quasi doppie rispetto a quelle dell’attuale Presidente dell’Eliseo.

Oggi questa porta sembra essersi chiusa per sempre poiché, anche se in un sondaggio francese del 17 maggio (il giorno dell’arresto) ben il 57% del campione dichiarava di credere alla tesi del complotto più che alla colpevolezza di DSK, il discredito della stampa internazionale (ben più veloce della giustizia) l’ha immediatamente reso incompatibile con qualsiasi incarico politico di alto livello.

Al di là delle considerazioni sulla colpevolezza o meno e sulle conseguenze politiche in Francia (di certo un bel regalo alla destra di Le Pen), premono le conseguenze economiche a livello globale.

Socialista di formazione e convinzione, Strauss-Kahn dal suo arrivo al FMI aveva portato ad una pausa di riflessione sull’efficienza del liberismo puro, anticipando nella teoria la fragilità del mercato libero, dimostratasi nella pratica con la crisi del 2008.

E’ stato il principale sostenitore e promotore delle manovre di salvataggio dei paesi europei in difficoltà, aveva raccomandato una maggiore attenzione degli Stati al funzionamento auto-regolato dei mercati ed il sostegno della domanda interna per far ripartire la crescita.

Non meno importante, ha svolto il ruolo di cardine tra il mondo economico statunitense e quello nostrano facendosi traduttore dei complessi meccanismi decisionali europei.

Se gli effetti economici immediati dello scandalo sono stati trascurabili (senza contare che con la sua dipartita c’e’ una voce in meno a contrastare lo schiamazzo del populismo euroscettico) nella definizione delle strategie internazionali a medio e lungo termine la mancanza di una figura chiave come la sua rischia di alimentare le differenze d’opinione già ben radicate tra i paesi europei e di porre un freno all’interventismo nel salvataggio delle economie in crisi.

Sebbene il Fondo Monetario Internazionale non abbia per ora modificato la linea strategica in questo senso, avendo accordato pochi giorni fa (il 21 maggio) un  prestito di 26 miliardi al Portogallo, bisognerà aspettare qualche mese, più precisamente fino ad agosto, quando scadrà il mandato del numero due del FMI, l’americano John Lipsky, per comprendere pienamente chi ne prenderà le redini e quale strategia seguirà.

Verosimilmente sarà un europeo, non per questioni di colonialismo ideologico ma per mettere in comunicazione due sfere economiche che, per quanto interconnesse, non ragionano all’unisono, e dovrà avere una grande capacità politica per farsi portavoce del sistema europeo, ma quantomai sarà decisivo che sia in grado di mantenere intatta la strategia economica fin qui operata a scanso dei singoli nazionalismi, poiché la debole ripresa internazionale di tutto ha bisogno fuorché di ulteriori timori sulla (traballante) tenuta dell’economia europea.

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1 COMMENTO

  1. Sono un vostro nuovo lettore. Grazie a un amico di area liberale ho scoperto questo sito che mi auguro serva a perseguire la rinascita del Pli. Sono triestino e il mio cognome deriva dalle origine slovene di mio padre.

    Trovo molto interessante l’articolo qui sopra. Un’analisi lucida. Ho notato solo un problema nell’accentazione della parole, visto che è stato usato erroneamente l’apostrofo. Scusate la pignoleria. Comunque complimenti e auguroni.

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