John Stuart Mill (1806-1873) fonda il suo pensiero sulla revisione e sull’estensione dell’utilitarismo messo a punto da Jeremy Bentham (1748-1832). Con il suo utilitarismo riformato, definito da molti studiosi “utilitarismo liberale”, Mill continua ad insistere sulla centralità del criterio della felicità generale ma le applicazioni del filosofo inglese mirano a mostrare che tale obiettivo etico è irrealizzabile ove non si rispetti, fino in fondo, l’autonomia individuale. Per Stuart Mill “se tutti sentissero che il libero sviluppo dell’individualità è uno degli elementi essenziali del benessere umano; che non si tratta soltanto di uno dei vari aspetti coinvolti in ciò che va sotto il nome di civiltà, istruzione, educazione, cultura, ma è proprio in sé una parte indispensabile, la condizione necessaria per tutte queste cose: allora non ci sarebbe il rischio di sottovalutare la libertà, né sarebbe una cosa straordinariamente difficile mettere a punto i confini tra libertà e controllo sociale”. Mill pone l’accento sul concetto moderno di libertà civile e sociale e la differenza fondamentale tra il suo utilitarismo e quello di Bentham risiede nella particolare attenzione per il piano delle relazioni personali e civili, piuttosto che per quello delle regole codificate. Restando fermo l’obiettivo utilitaristico di incrementare la felicità generale, vista come una funzione della felicità individuale, per Mill occorre mirare ad un perfezionamento della felicità generale attraverso un miglioramento qualitativo delle vite individuali e, più che con l’uso di sanzioni, attraverso l’educazione, l’emulazione tra individui liberi e creativi.

È, nello specifico, la sensibilità per le questioni etiche che nascono nelle relazioni interpersonali a rendere efficace il pensiero di Mill nel mondo contemporaneo. La sua sincera disposizione a rendersi conto delle ragioni altrui, il superamento dell’egoismo attraverso “l’educazione” sociale che conduce i singoli ad avere interessi in comune e, nel contempo, il rispetto per l’indipendenza e la dignità di tutti gli individui, sono i pilastri della sua concezione etica ma anche di quella economico-politica, che venne considerata, per molti decenni, come la più elevata espressione del liberalismo democratico e progressista, non solo in Inghilterra ma in tutta l’Europa.

Mill è un convinto difensore dei diritti dell’individuo, diritti che egli non concepisce come antitetici, ma anzi  come integrabili, a quelli della società. In sostanza, nelle sue opere dedicate ad argomenti etico-politici egli tende a raggiungere un equilibrio fra individuo e società che, garantendo al primo la libertà di lavorare per la propria felicità, favorisca nel contempo lo sviluppo della seconda e si concili “con la massima somma possibile di libertà e spontaneità umana”.

Per Mill la libertà civile o sociale dipende “dalla natura e i limiti del potere che la società può esercitare sull’individuo”:“A prescindere dalle specifiche posizioni personali dei singoli pensatori, in generale c’è nel mondo una crescente propensione a estendere indebitamente i poteri della società sull’individuo, sia con la forza dell’opinione sia anche con quella della legge”. Secondo Mill si tratta di unaquestione raramente enunciata e quasi mai discussa in termini generali, ma la cui presenza latente influisce profondamente sulle polemiche quotidiane del nostro tempo, e che probabilmente si paleserà ben come il problema fondamentale del futuro. È così poco nuova che, in un certo senso, ha diviso l’umanità quasi fin dai tempi più remoti; ma allo stadio di progresso cui sono ora giunti i settori più civilizzati della nostra specie, si presenta alla luce di condizioni nuove e richiede di essere trattata in modo diverso e più fondamentale”.

In quest’ottica, fin dalla prime righe dell’introduzione del Saggio sulla libertà, Stuart Mill afferma che l’oggetto della trattazione non è la libertà della volontà, ma la libertà civile, o sociale cioè la libertà di poter fare, di poter credere e non credere, di poter esprimere la propria opinione. L’unico limite è il rispetto dell’Altro:“Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l’aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su sé stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano”.

Ciò determinerebbe, non solo uno sviluppo della libertà, ma rappresenterebbe un fattore di dinamica sociale, di crescita civile e di sviluppo delle intelligenze individuali. “Ecco qual è, dunque, la regione  propria della libertà umana. Essa comprende prima di tutto gli intimi domini della coscienza; esige libertà di coscienza nel senso più ampio del termine; libertà di pensare e di sentire; assoluta libertà di opinioni e sentimenti in qualsiasi campo, pratico o speculativo, scientifico, morale o teologico”.

La vera ricchezza di un popolo è la sua intelligenza ed il suo senso critico, oltre che la sua “diversità di caratteri”: “L’identità di opinioni non è una cosa auspicabile, a meno di non essere il risultato del più completo e libero confronto fra opinioni contrarie, (…) questi princìpi si possono applicare non solo alle opinioni degli uomini, ma anche ai loro diversi modi di agire”.

In pratica, sostenendo la necessità, nella società, di opinioni diverse e contrastanti purchè espresse in forma corretta, civile e senza arrecare danno agli altri e, inoltre, riservando ad ogni individuo la possibilità di testare le diverse opinioni personalmente, attraverso l’esperienza, Mill struttura il significato del concetto contemporaneo di ‘pluralismo’, estraneo al suo tempo.

Egli evita per principio un’etica dogmatica che non abbia “effetti vitali sul carattere e la condotta umana”: “Il dogma, infatti, diventa una mera affermazione formale, che ha perso per sempre la sua efficacia ma ingombra tutto lo spazio, impedendo la nascita di qualsiasi convincimento autentico e sincero, fondato sulla ragione o sull’esperienza personale”. L’etica, quindi, dovrebbe essere corroborata dalla razionalità e dall’esperienza di vita che, insieme, rappresentano “il più importante ingrediente del progresso individuale e sociale”.

In definitiva, la condizione necessaria allo sviluppo della libertà, è, secondo il liberale Mill, l’esistenza di una società civile avanzata, regolata da uno Stato, minimo e di diritto, la cui buona qualità è direttamente proporzionale alla buona qualità dei suoi cittadini, individui portatori di diritti ma anche di doveri civici, connotati da una sana ed utile dialettica democratica più che da uno sterile conformismo e dalla mancanza di senso critico. Secondo Mill “l’opinione generale o predominante su qualsiasi argomento non è mai o quasi mai la verità intera, solo confrontando le opinioni avverse avremo la possibilità di scoprire il resto della verità. E anche nel caso in cui “l’opinione comunemente accettata sia non solo vera, ma sia la verità intera… se essa non tollera contestazioni, se anzi  non viene effettivamente contestata con tenacia e convinzione, quasi tutti i suoi fautori la condivideranno alla stessa stregua di un pregiudizio, senza comprenderne o percepire le basi razionali”.

Le parole di Mill si rivelano sorprendentemente attuali: in un’epoca, come quella contemporanea, massificata e condizionata da un conformismo a dir poco soffocante, occorrerebbe rivalutare l’opera dell’illustre liberale inglese, in particolare la dedizione per la spontaneità e l’originalità individuale e l’estrema umanità del suo pensiero. “La natura umana – affermava Mill – non è una macchina, costruita secondo un modello e regolata in modo da funzionare esattamente secondo le prescrizioni; è piuttosto un albero, che ha bisogno di crescere e svilupparsi in ogni direzione, assecondando la tendenza di quelle forze intime che ne fanno una cosa viva”. Quindi la libertà dell’uomo è, nel contempo, il presupposto e il risultato di una processo di crescita individuale e sociale.

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