Lo scorso febbraio la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di revisionare lo Small Business Act,  documento pubblicato nel 2008 che contiene la cornice di principi base al’interno dei quali gli Stati Membri devono agire nel porre in essere le loro politiche per le piccole e medie imprese. Vengono enunciate inoltre anche le azioni che la Commissione stessa intende attuare per un miglioramento, sul fronte europeo, delle politiche industriali per le PMI (Piccole e Medie Imprese).

La Comunicazione si prefigge non solo di essere in linea con la strategia Europa 2020, ma tenta di rispondere alla crisi economica rafforzando le azioni già prese nel 2008: assicurare accesso al credito alle piccole e medie imprese, garantire che i vantaggi del mercato unico siano pienamente fruibili, lavorare per una regolamentazione intelligente della piccola e media impresa europea, rafforzare le politiche del lavoro e del reinserimento degli imprenditori falliti, adeguare l’intervento pubblico alle esigenze delle PMI in modo da facilitare la loro partecipazione ad appalti pubblici nazionali e ai fondi Europei, rafforzare l’accesso al credito delle PMI e sviluppare un contesto giuridico economico favorisca la puntualità dei pagamenti nelle transazioni commerciali. Questi alcuni dei principi generali dai quali lo Small Business Act è guidato; essi devono servire da sprono per gli Stati Membri affinché si tenda ad una politica industriale comunitaira per le PMI il più possibile omogenea.

A livello europeo si è deciso, visto il periodo di crisi di non creare un istituto ad hoc che si assicuri il rispetto dei principi generali posti in essere con lo Small Business Act, ciò sarà compito della Commissione di concerto con gli Stati membri.

Per questo la Commissione, che ha creato “l’ambasciatore europeo” delle piccole imprese che si chiama Daniel Calleja Crespo, ha auspicato che ogni Stato membro entro l’anno prossimo segua il suo esempio. Giuseppe Tripoli, dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico, è il nostro Mister PMI nominato all’inizio di Marzo. Siamo stati i più rapidi ad assegnare l’incarico e si spera che, vista l’importanza delle PMI per l’economia italiana, si possa essere protagonisti nell’attuare la politica industriale europea.

Oltre a stabilire linee guida generali lo Small Business Act propone interventi mirati come il Regolamento che istituisce una Società privata europea (SPE); tale regolamento definisce lo statuto di una SPE che, una volta fondata, può operare in base a principi uniformi in tutti gli Stati membri. La Commissione presenterà anche eventuali proposte di modifica per far sì che questa nuova forma di società possa beneficiare delle vigenti direttive relative all’imposta sulle società. La Commissione intende muoversi anche nell’ambito della tassazione verso una riduzione delle aliquote di IVA, tramite una direttiva che verrà proposta tra breve e offrirà agli Stati membri la possibilità di applicare aliquote di IVA ridotte, soprattutto per servizi locali, forniti principalmente da PMI.

Un breve excursus questo sulla politica industriale europea, ma utile come esempio di azione politica concreta dell’Unione che ci tocca da vicino; di come l’Europa piena di difetti da cui si vuole uscire in modo plateale, non si occupi soltanto di finanza e di interessi particolari.

L’Europa avrà delle mancanze, ma queste non devono offuscare, come spesso avviene, quello che pone in essere in ogni settore di cui si occupa, dall’ambiente ai trasporti fino alla concorrenza. è  dunque fondamentale concentrarsi sui malfunzionamenti e i difetti a patto però che lo si faccia in modo costruttivo per cercare di risolverli e non con sterili e propagandistiche polemiche.

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