Bruxelles – La settimana scorsa davanti al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria è stata discussa, alla presenza del Presidente della Commissione, José Manuel Durão Barroso e, in rappresentanza del Consiglio, del Ministro delle Finanze polacco, Jacek Rostowski, la crisi economica mondiale e dell’euro. Da parte del Consiglio vi è stata la difesa dell’operato della BCE che ha, secondo il ministro polacco, letteralmente salvato la moneta unica. Egli ha auspicato inoltre una coesione attorno alla Banca Centrale Europea e un importante sforzo di tutti i Paesi per stabilizzare l’euro, la cui disfatta non solo sarebbe disastrosa per tutti, ma avrebbe anche conseguenze difficilmente prevedibili con esattezza.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Barroso, che ha poi annunciato nuove iniziative legislative da parte della Commissione nel campo dei mercati finanziari riguardanti l’insider trading, le agenzie di rating e soprattutto una serie di opzioni per l’emissione di Eurobond da parte dell’UE. Stessa cosa ha sottolineato il Commissario agli Affari economici e monetari Olli Rhen, spiegando però che una tale soluzione richiederebbe un’ulteriore remissione di sovranità da parte degli Stati non solo in campo economico, ma soprattutto fiscale, verso le istituzioni europee.

Intanto continuano i tagli e i sacrifici della Gracia per cercare di rientrare all’interno degli accordi presi con la l’UE al fine di ricevere ulteriori otto miliardi, su un piano di centodieci, che potranno dare respiro alla Repubblica Ellenica. Tagli alle pensioni, 30mila dipendenti pubblici in mobilità, abbassamento del salario minimo di esenzione fiscale da 8 a 5mila euro, queste le principali, ennesime, misure che cercheranno di convincere la troika (UE, BCE e FMI) a far partire verso i lidi grechi ulteriori denari per pagare stipendi e pensioni.

Alla riunione della settimana scorsa, al Parlamento europeo, si auspicava inoltre la rapida attuazione delle decisioni prese il 21 luglio scorso, con le quali si intende, tra le altre cose, rinforzare l’EFSF (European Financial Stability Facility) per la stabilizzazione della zona euro. Purtroppo a distanza di due mesi queste misure giacciono ancora in un limbo giuridico. Stesso discorso vale per gli eurobond: potrebbero essere forse l’unico modo, sul lungo periodo, per salvare l’euro, ma purtroppo il tempo, che non gioca a favore, non è il pezzo forte delle istituzioni UE. Mentre si aspettano le proposte sulle obbligazioni europee e l’attuazione di misure già concordate, i mercati e le speculazioni non stanno con le mani in mano. Anche il Fondo monetario internazionale, riunitosi ieri (22 settembre) a Washington, ha esortato l’Ue ad agire in fretta e con decisione, cercando di allentare la pressione sulle banche.

Dunque, spiega l’Economist, “se i politici non si sbrigano a convincere il mondo che il loro desiderio di mantenere l’euro è più grande dell’abilità dei mercati di scommettere contro lo stesso, la moneta unica affronterà la rovina”. Il prestigioso settimanale economico presenta, a malincuore (considera infatti un intervento nei mercati finanziari il male minore ma pur sempre un male), un piano in quattro punti per salvare la zona euro. “Per prima cosa è necessario che l’Europa stabilisca quali siano i Paesi insolventi e quali no, ristrutturando il debito ai Paesi che già ora i debiti non li possono più pagare. Secondo devono puntellare le banche europee assicurandosi che possano resistere all’eventuale default. Terzo, è necessario che si passi da un’impostazione ossessionata dal taglio alle spese verso un’agenda per la crescita. Inoltre bisogna studiare un meccanismo perché una tale situazione economica non si presenti più”.

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