Parigi, agli sgoccioli del diciannovesimo secolo. All’interno di un’elegante maison close, dodici giovani prostitute vivono la loro vita circoscritta, separate dal mondo che le attornia, senza diretti contatti con la realtà, se non quelli, abituali e spesso turbolenti, con i clienti dell’alta borghesia parigina che le frequentano, tra amori e timori, passioni e tensioni, infinite angosce e flebili speranze. Gestite da una mère maquerelle, Marie-France, interessata più ai convenevoli e al mantenimento economico della casa che alle loro debolezze e alle loro fragilità quotidiane, continuano per inerzia a svolgere il loro mestiere, fino a quando un fatto tragico capitato alla più passionale fra le dodici, non getta un’ombra di terrore nei meandri della discreta maison, sconvolgendo definitivamente le loro vite.

Dopo la non felicissima esperienza di De la guerre datata 2008, il francese Bertrand Bonello torna a trattare il tema della sensualità con un dramma malinconico, presentato a maggio alla 64esima edizione del Festival di Cannes, interamente girato all’interno di una casa di tolleranza di fine ‘800 (se si esclude la brevissima escursione en plein air posta a metà film), prolungando la sua incessante riflessione sul corpo femminile e le sue forme, la frustrante reclusione e l’auspicata libertà. Le dodici protagoniste, tutte fini ed equilibrate nell’interpretazione, tra le quali la nostra Jasmine Trinca, vengono messe a nudo, in ogni senso, dall’œil di Bonello, capace di metterne in risalto le contraddizioni caratteriali e le diverse visioni della vita, dall’approccio al lavoro al rapporto personale con i clienti, sfuggendo al facile rischio di dedicarsi unicamente alle loro grazie estetiche.

Anzi. Bonello ce le mostra con pudore e misurato distacco, senza mai cadere nel banale né tanto meno nel porno-chic, seguendole con cortesia nei loro va-et-vient, dall’opulento salotto tutto quadri e champagne per accogliere i clienti, all’intimità nascosta delle sale da letto. Maisons nella maison, per un affresco raffinato dal gusto belle époque.

© Rivoluzione Liberale

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