Un’altra, ennesima, settimana in cui il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è dovuto spendere per rendere più chiara l’emergenza economica in cui versa il nostro Paese. Ricordarla in particolare a Silvio Berlusconi, il premier, col quale il Capo dello Stato è tornato a parlare per avere rassicurazioni sulla stabilità della maggioranza di Governo cui spetta il compito di attuare la manovra finanziaria da poco firmata. Con la consueta autoammirazione, il Cavaliere ha garantito di poter guidare l’Italia fino alla fine della legislatura.

Una delle occasioni per tornare a parlare di crisi si è presentata a Napolitano lo scorso 23 settembre per la Cerimonia d’apertura dell’anno scolastico, celebrata nel cortile del Quirinale che ha ospitato circa tremila ragazzi sventolanti la bandiera tricolore. Il Capo dello Stato ha preso il discorso alla larga, agganciandosi ai consueti atteggiamenti provocatori di una Lega Nord che in un momento in cui sarebbe necessario trovare un cemento nazionale unitario, dimostra scarsissimo senso di responsabilità e continua a parlare di una fantomatica ‘Padania libera’. “Agitare ancora la bandiera della secessione – ha detto il Capo dello Stato – significa porsi fuori dalla storia e dalla concreta realtà del mondo d’oggi e di quell’indispensabile impegno comune per far fronte ad una così difficile situazione economica”.

Napolitano ha quindi invocato uno sforzo unitario in una fase a dir poco drammatica, per tentare di buttar giù quella montagna che è diventato il debito pubblico italiano. Al di là delle alchimie economiche più volte rimescolate da un Governo confusionario, occorrono misure adeguate per rilanciare lo sviluppo. “Dopo un già pesante 2011 – ha avvertito il Presidente – è necessario garantire un degno futuro al Paese”, quel futuro che, com’è ovvio, riguarda proprio i giovani che si apprestano ad affrontare un nuovo anno di studio. Studio che deve tornare ad avere un senso e non essere solo un impegno destinato a soffocare nel dramma di una disoccupazione sempre più debilitante. “Tutti noi che abbiamo responsabilità nella guida del Paese – ha detto l’inquilino del Quirinale -, abbiamo il dovere di darvi speranza, di darvi seriamente motivi di fiducia nel domani”. L’avvenire di un Paese che ha dimostrato di saper superare “momenti drammatici e prove dure e difficili”.

In linea col pensiero del Presidente della Repubblica – seppure senza la stessa tendenza alla conciliazione – si è schierata Confindustria, che ha addirittura reso noto un manifesto, una piattaforma da inviare a Palazzo Chigi (sede del Governo), in cui riecheggiano gli stessi concetti di Napolitano. La necessità di un confronto serio, oltre a immediate misure per lo sviluppo. In assenza di tale impegno, Confindustria ha fatto intendere il rischio di un’interruzione del dialogo con il Governo Berlusconi. “Non saremo – ha detto Emma Marcegaglia, leader degli industriali – più disponibili. Scindiamo le nostre responsabilità”.

Viceversa il Capo dello Stato punta a un aggiustamento, anche per rasserenare un clima incandescente. “Ciascuno deve fare la sua parte” è il suo messaggio di pacificazione. Napolitano, tuttavia, non smarrisce la dovuta determinazione, come in occasione della visita a Nizza per la manifestazione commemorativa dell’ex Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che in Francia trascorse da esule politico anni importanti di lavoro. “II ricordo” della sua “straordinaria figura – ha dichiarato Napolitano – acquista ulteriore significato nel 150° anniversario dell’Unità nazionale italiana. Dopo avere attraversato da protagonista stagioni diverse della nostra storia comune, combattendo con coraggio la tirannia fascista e l’occupazione nazista” Pertini “assunse la massima responsabilità repubblicana in anni particolarmente drammatici per la nostra democrazia, che seppe difendere dalla ferocia terrorista e di cui si impegnò a valorizzare gli ideali presso le giovani generazioni, anche nella consapevolezza del più ampio quadro dell’unità europea”.

L’altro giorno, inoltre, il Presidente ha anche voluto rispondere alle parole di Papa Benedetto XVI che rientrava dalla Germania, per il “nobile auspicio di un sempre più intenso rinnovamento etico del nostro Paese che Ella ha inteso esprimermi”. In questo Napolitano riconosce “quell’affetto per l’Italia che ha sempre caratterizzato” il magistero del Pontefice. “Ne sono profondamente toccato. (…) Nei messaggi di singolare ricchezza e profondità che hanno caratterizzato la Sua missione in terra tedesca – ha detto l’inquilino del Quirinale – ho colto insegnamenti ai quali mi sento particolarmente vicino, sulla politica come impegno per la giustizia e sulla nascita del patrimonio culturale dell’Europa”.

Venerdì scorso il Capo dello Stato, ha espresso le sue “commosse condoglianze” per i tre soldati del contingente italiano a Herat (preposto all’addestramento dei colleghi afgani) morti in seguito a un incidente stradale.

© Rivoluzione Liberale

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