Si è chiuso giovedì scorso a Bruxelles il Consiglio dei ministri delle finanze Ecofin, nel quale si sono discusse le regole riguardati la governance economica dell´Europa. Sostanzialmente si è decisa una riforma del patto di stabilitá che punta a rinforzare la governance economica europea, specialmente nella zona euro, in risposta alla recente crisi del debito sovrano. Le proposte puntano dunque ad una maggior disciplina per quanto riguarda il bilancio di ogni singolo paese e intendono monitorare in modo più incisivo le politiche economiche dei paesi membri.

La riforma prevede nuove norme riguardanti sia il deficit, che il debito pubblico. Per entrambe le fattispecie sono previste soglie oltre le quali gli Stati potranno incorrere in sanzioni. Nel primo caso, quando uno Stato rischia un deficit annuo oltre il 3% del Pil, scatterà una procedura d´infrazione obbligatoria. Potrà essere emanata una sanzione, invece, quando, anche con deficit inferiore al 3%, il debito pubblico dello Stato membro supererà il 60% del Pil.

La procedura sanzionatoria in questo caso sarà eventuale, perché lo Stato avrà la possibilità di evitare tale sanzione se diminuirà (di 1/20 nell´arco di tre anni) il debito pubblico per la parte eccedente il 60%. A prima vista non sembrerebbe una riforma positiva per l´Italia perché paese molto indebitato, se non fosse che Tremonti è riuscito a far approvare, tra i fattori rilevanti ai fini del calcolo del debito pubblico rispetto al Pil, diversi elementi a noi favorevoli tra cui il debito privato, la passività delle banche e la spesa previdenziale. «Per l´Europa è stato l´accordo possibile, per l´Italia è una accordo molto buono. È stato difficile arrivarci ma tutti gli ostacoli sono superati» ha commentato il Ministro Giulio Tremonti all´uscita dal vertice. Più cauto si è mostrato il Commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn. Il finlandese considera infatti importante l´accordo raggiunto il in quanto «dimostra la determinazione dell´Europa nel voler reagire alla crisi, ma non è un successo garantito», infatti ha aggiunto che «bisogna evitare che la calma relativa dei mercati e il miglioramento del quadro macroeconomico ci facciano abbassare la guardia». Negli accordi raggiunti rientra anche il rafforzamento del Fondo salva stati.

Quello attuale, formato da EFSF (European Financial Stability Facility) e EFM (Emergency Financing Mechanism), prevede una capacità di intervento di 440 miliardi di euro, mentre quello permanente che sostituirà quello odierno temporaneo nel 2013, avrà una capacità allargata a 500 miliardi.

Il testo ufficiale del Consiglio riguardante la riforma vedrà la luce il 24-25 marzo 2011 quando verrà discusso dai Capi di governo riuniti a Bruxelles. Successivamente entrerà in scena il Parlamento europeo in qualità di co-legislatore e per giugno 2011 dovrebbe essere licenziato il testo finale, che entrerà in vigore nel 2015.

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