Si è svolto a Liverpool dal 26 al 29 settembre, il congresso nazionale del partito laburista. Nella città dei Beatles si sono ritrovati tutti i leader più rappresentativi del partito che fu di Tony Blair. C’era attesa per il discorso di Ed Miliband che un anno fa esatto (era il 26 settembre) con il supporto decisivo dei sindacati è riuscito a battere nelle primarie laburiste il fratello David, ex Ministro degli Esteri; c’era attesa anche per il discorso del ministro ombra dell’economia Ed Balls.

Entrambi gli Ed si sono presentati di fronte a un palazzetto gremito, dove non si poteva trovare traccia del colore rosso, sostituito da gradazioni sfumate di azzurrino e di uno spento rosa scuro. Il primo Ed (Balls), il quale sicuramente ha un peso non indifferente da portare sulle spalle essendo stato il braccio destro di Gordon Brown il cui nome non suscita certo tripudio di consensi, ha incentrato ovviamente il suo intervento tutto sull’economia.

Troppi i tagli e le tasse, serve crescita. Utile e sempre buon ritornello di chi sta all’opposizione in periodo di crisi. Tuttavia, il ministro ombra, oltre ad aver elencato cinque punti necessari secondo i Labour per uscire dalla stagnazione economica, ricorda che “quando i Conservatori dicono che abbiamo sbagliato in politica economica, dobbiamo dire che hanno ragione, ma che abbiamo imparato la lezione e non ripeteremo più gli stessi errori”. Un’ammissione di responsabilità necessaria per cercare di allontanare lo spettro del declino dei consensi seguito alla crisi di cui è stato prima artefice e poi vittima Gordon Brown.

Poi è arrivato il secondo, soltanto cronologicamente s’intende, Ed leader del partito. Diverso Ed ma simile copione, anche se naturalmente il discorso dopo un anno di leadership ha spaziato su tutti i fronti utili da riformare per far ripartire l’Inghilterra e vincere le prossime elezioni. No a solo tasse e tagli, sì a investimenti anche per la crescita, la ricerca e l’innovazione, i valori dell’Inghilterra onesta che lavora, ma soprattutto una dichiarazione appassionata a pro-business.

A favore delle piccole e medie imprese e del settore manifatturiero, di chi crea ricchezza e posti di lavoro, questo serve all’Inghilterra per ripartire, spiega Miliband. Il sostegno all’industria piccola e media è arrivato a tal punto che Miliband ha preso come esempio dell’Inghilterra che lavora il patron della Rolls Royce, azienda che produce sì ricchezza e posti di lavoro, ma non propriamente una ‘faccia da Labour’ si potrebbe dire, al contrario di chi invece, come l’amministratore della Royal Bank of Scotland, in piena crisi si è aggiudicato un bonus da capogiro.

Conquistare la classe media, questo dunque l’obiettivo del leader dei Labour che dice davanti al suo pubblico: “Non sono Tony Blair” e qui riceve qualche rumore di disappunto “e nemmeno Gordon Brown”, con sospiro di sollievo generale, “ma sono me stesso e farò di testa mia per cambiare le cose”. Dopo un anno in carica i sondaggi danno, per la prima volta dal varo dei tagli, in testa i Conservatori anche se di un punto soltanto. In definitiva ‘Ed the red’ (Ed il rosso) deve ancora convincere i più che è la persona adatta per portare il partito alle elezioni e vincerle; deve ancora trovare l’elemento che gli permetta di secolarizzarsi dai New Labour di blairiana memoria. In questo modo potrà presentare la nuova faccia dei laburisti, quella che correrà per le elezioni, ancora lontane, del 2015. 

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