Quasi dieci milioni di francesi si sono sintonizzati, mercoledì scorso, su i>Tele, LCP e Public Sénat, per seguire il secondo e penultimo dibattito televisivo tenuto dai sei candidati socialisti alle Primarie. Un dibattito che ha messo in risalto la figura di Martine Aubry, non ancora rassegnata all’idea di lasciare a François Hollande la strada spianata verso l’Eliseo. Ne ha parlato su Libération di giovedì scorso Laure Bretton nel suo Aubry chiama l’adunata.

“Mercoledì, Martine Aubry ha giocato a fare lo Zio Sam. «Ho bisogno di voi», ha ripetuto più volte il sindaco di Lille nel suo minuto conclusivo. Distanziata nei sondaggi da François Hollande, ha voluto lanciare un chiaro appello a tutti i francesi attraverso un’esternazione più che ambiziosa. «Ho bisogno di voi per costruire una Francia capace di riunirsi e di vertere sui valori della giustizia e della solidarietà tra generazioni». L’ex-segretario del Parti Socialiste a detto “Je” (Io), abbandonando la prima persona singolare solamente alla fine dell’emissione, appropriandosi definitivamente della prima plurale. «Noi faremo», «il nostro progetto», «noi siamo d’accordo» (…) Il suo pensiero va prima di tutto alla collettività, nella difesa dei suoi fedelissimi. «I francesi sanno che possono contare su di me» perché conoscono «la solidità delle mie risposte», ma soprattutto «perché sanno che faccio ciò che dico», ha insistito la Aubry”.

E’ palese, specialmente nell’ultima parte del suo discorso, «perché sanno che faccio ciò che dico», un attacco allusivo nei confronti del favorito, François Hollande, accusato anche dall’altra candidata alle primarie Ségolène Royal, e sua ex-moglie, di aver sempre fatto grandi promesse senza mai mantenerle. Inoltre ha voluto mostrare con fermezza le sue priorità, proponendo delle soluzioni concrete per numerose categorie di francesi, per cercare di svalutare l’idea cardine del programma di Hollande, “le contrat de génération”, e uscendosene con un sorprendente mea culpa riguardo al fallimento delle sue exo-jeunes, proposte all’inizio degli anni novanta. «Le exo-jeunes le ho proposte io e ho fallito, ne sono consapevole. Non hanno funzionato!» ha continuato il sindaco di Lille. Per poi chiosare con l’ambiziosa volontà di recarsi a Berlino il 7 maggio, all’indomani del secondo turno delle Presidenziali, per incontrare Angela Merkel, col fine di «costruire un’Europa capace di innovarsi e di riassestarsi economicamente». Ma tutto ciò, in veste di semplice deputato o di Presidente della Repubblica?

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