Un milione 210.466 firme sono state raccolte a favore del referendum per l’abolizione dell’attuale legge elettorale, detta Porcellum, e il ripristino di quella precedente (Mattarellum, per la quale i due terzi dei seggi in Parlamento verrebbero assegnati con il sistema uninominale). Il Partito Liberale ne ha raccolte quasi 60.000, una cifra che è stata accolta con grande soddisfazione dallo stesso Comitato nazionale.

Nel complesso un risultato eccezionale, superiore a ogni aspettativa (solo due mesi a disposizione con agosto di mezzo), dal momento che il computo finale supera di oltre il doppio il minimo richiesto delle 500mila sottoscrizioni. I duecento scatoloni contenenti le schede firmate consegnate oggi stesso alla Corte di Cassazione.

Ora manca l’accoglimento del quesito da parte della Corte Costituzionale, che dovrebbe pronunciarsi il 10/12 dicembre prossimi. Nel caso di un responso positivo il referendum abrogativo presumibilmente dovrebbe tenersi la prossima primavera, tra il 15 aprile e il 15 giugno. Diversi osservatori ritengono che il via libera al referendum potrebbe accelerare la fine anticipata della legislatura, perché né la Lega Nord né il Popolo della Libertà vorrebbero andare alle elezioni con il vecchio sistema.

Il Comitato promotore nazionale composto da sei soggetti politici, coordinato dall’onorevole del Partito democratico, Arturo Parisi (ex braccio destro di Romano Prodi), presieduto dall’ideatore dell’inizativa Andrea Morrone, in alleanza con il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, col presidente del Consiglio nazionale del Partito Liberale, Enzo Palumbo, Loredana De Petris di Sinistra Ecologia e Libertà (Vendola), insieme a Maria Di Piato dell’Unione Popolare (ex Udc) e a Mariotto Segni della Rete dei referendari, ha comunicato con entusiasmo l’incredibile risultato in una conferenza stampa convocata questa mattina presso la Camera dei deputati.

Il quesito, come detto, chiede la ‘morte’ dell’attuale legge elettorale prima delle prossime elezioni, al fine di riconsegnare la sovranità ai cittadini-elettori, privati del diritto di scegliere i propri rappresentanti politici. Unico modo, in sintesi, per riuscire a cambiare l’attuale Parlamento che non è stato eletto dal popolo, bensì nominato dai partiti.

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