Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, come avvenuto in altre circostanze nel corso del suo mandato, ha messo a tacere la Lega Nord. E stavolta lo ha fatto senza badare troppo all’aspetto diplomatico, causa anche il momento di crisi che richiederebbe una robusta coesione nazionale. “Il popolo padano non esiste. Lo Stato lombardo-veneto è un pensiero grottesco. O questo Paese cresce insieme, o non cresce”. Detto ciò ha specificato che è invece possibile, a livello fiscale, un’idea “che porti al federalismo” che rappresenti “una corrente di pensiero da cui sono nati stati autenticamente federali”. Il superamento del bicameralismo perfetto “per far nascere una Camera delle Autonomie come quelle che esistono in Germania, in Francia e in altri Paesi”.

Niente mezzi termini da parte del Capo dello Stato, che intende spazzare il campo da ogni ipotesi di secessione. “Si discute di federalismo fiscale, si chiede un livello più alto di partecipazione delle Regioni, tutto questo è lecito, ma ove dalle chiacchiere si passasse ad atti preparatori di qualcosa che va verso la secessione, tutto cambierebbe”. Idea di secessione continuamente rilanciata dai seguaci di Umberto Bossi. I quali, evidentemente, non si sono ancora rassegnati al fatto di vivere in un’Italia unica e indivisibile, nella quale fra l’altro hanno potuto praticare la politica facendo propri tutti i vantaggi che ne derivano.

Lo sviluppo comune, insomma, non può prescindere da quello del Sud e delle regioni in maggior sofferenza. Oltretutto, in tanti anni di frequentazione del Parlamento, i fautori della cosiddetta Padania non hanno mai intrapreso iniziative finalizzate alla spaccatura del Paese. I loro strali hanno sempre e solo finalità propagandistiche e la cosa oggi non meraviglia dal momento che da qualche giorno si parla nuovamente di elezioni anticipate. Un’evenienza a proposito della quale Napolitano ha ricordato l’urgenza di una modifica della legge elettorale per “ristabilire un rapporto più diretto” fra parlamentare e cittadino. L’elettore deve avere “la facoltà di scegliere” un candidato e non vederselo imposto dall’alto come accade col Porcellum, la legge porcata la cui cancellazione è stata invocata dalla popolazione con oltre un milione di firme a favore del referendum abrogativo proposto da alcune forze politiche e che ora attende il via libera dalla Corte Costituzionale.

Durante la sua visita alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli, l’Inquilino del Quirinale ha sottolineato la necessità di un “ritorno alla fiducia. Non voglio idolatrare sistemi elettorali del passato, ma solo dire che prima c’era un collegamento più diretto”. Napolitano ha ricordato di essere stato per trentanove anni in Parlamento, eletto sempre con il sistema proporzionale e solo l’ultima volta con l’uninominale maggioritario (Mattarellum). “Anche per me – ha detto – la differenza era molto forte. Prima ero candidato in una circoscrizione Napoli-Caserta e dovevo rispondere a 2,5 milioni di elettori”. In quel caso “rispondi a tutti e non rispondi a nessuno. Poi invece nel mio collegio c’erano 100mila e passa elettori, ed era necessario rispondere più puntualmente”.

Com’era prevedibile sia a Palazzo Chigi – sede del Governo – sia a Palazzo Grazioli – sede romana del Popolo della Libertà – le parole del Presidente della Repubblica non sono state commentate. Ma come di consueto il premier Silvio Berlusconi s’è lasciato sfuggire commenti fuori luogo, come quello che considera le precisazioni di Napolitano “un’uscita a freddo”, che rischia di destabilizzare ulteriormente il cammino del suo claudicante Esecutivo. Anche se ha fatto sapere di essere d’accordo sulla necessità di studiare una nuova legge elettorale, che sia bipolare e maggioritaria “anche perché quando non ci sarò più – ha detto il Cavaliere in uno sbocco di onnipotenza – c’è il rischio di tornare a dieci partiti”.

Sabato scorso, in occasione del 67esimo anniversario dell’eccidio di Marzabotto, il Capo dello Stato in un telegramma, ha indirizzato l’attenzione sui “valori e i principi fondamentali che si ispirarono a quanti, sacrificando se stessi e la propria vita, hanno consegnato alle generazioni successive una Repubblica nuova e libera. Spetta a ciascuno di noi, in nome di quegli stessi principi, continuare ad amarla e consolidarla”. Napolitano ha poi ammonito che “è un dovere per noi tutti perpetuare il ricordo di coloro che combatterono nelle fila della Resistenza (…) A loro si deve se l’Assemblea Costituente poté approvare, grazie alla convergenza di forze politiche diverse, la nostra Carta Fondamentale in cui sono enunciati i valori e i principi” basilari della nostra democrazia e che è indispensabile “continuare ad amarla e consolidarla. In questo spirito e nel ricordo delle vittime dell’eccidio – ha concluso il Presidente – rinnovo a tutti i familiari e partecipanti alla cerimonia il mio commosso saluto”.

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