Parigi – Da non confondere con il banchiere franco-svizzero Edmond de Rotschild nato nel 1926 e morto nel 1997, il barone Edmond Benjamin James de Rotschild, non fu solo interessato agli affari economici e all’attivismo sionista durante i suoi quasi novant’anni di vita, ma anche all’arte tout court e alla filantropia, a tal punto da sostenere, con le sue laute risorse, illustri centri di ricerca scientifica quali l’Istituto Henri Poincaré e la Casa Velazquez di Madrid, oltre a promuovere importanti scavi archeologici nel Medio Oriente.

In più fu un importante mecenate e collezionista d’opere d’arte, tanto da acquisire tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX più di 50.000 stampe, dipinti, incisioni e libri illustrati che in parte donò al figlio e in parte donò al Musée du Louvre, andando a rimpinguare la già ampia raccolta artistica sull’Italia pre-rinascimentale del museo parigino.

Il tutto per merito anche dell’aiuto e della cura dei suoi eredi che il 28 dicembre del 1935, a un anno di distanza dalla sua morte, si occuparono in prima persona dell’inestimabile patrimonio. Parte del quale possiamo oggi ammirare nelle sale del Louvre grazie ad un’esposizione volta a far risorgere l’atmosfera quattrocentesca dei primi atelier italiani e delle prime stampe in particolare, tra pregiati libri, contenenti i più antichi disegni d’arte rinascimentale di Sandro Botticelli e di Maso Finiguerra, ed esempi di niellatura, tecnica nella quale quest’ultimo era esperto, oltre ad essere, secondo l’autorevole pensiero del primo storico dell’arte Giorgio Vasari, l’antesignano se non addirittura l’inventore della calcografia.

Incisioni, spesso inedite, e una corposa serie di opere appartenenti per la maggiore al prestigioso Cabinet des Dessins di Chantilly, completano infine questa preziosa testimonianza di un’epoca sfavillante, che ancor’oggi ha molto da insegnarci.

© Rivoluzione Liberale

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