La settimana politica ha avuto un prologo nel fine settimana scorso con la sceneggiata del cosiddetto popolo padano. I rimbrotti del Presidente della Repubblica non si sono fatti attendere con la ferma difesa della nostra Costituzione che non prevede in alcun modo una secessione per il fatto che l’Italia è una sola e indivisibile. Il Presidente ha anche ricordato che l’Italia nacque nel 43-44 con la ferma opposizione armata al nazi-fascismo e poi con il Referendum vinto dalla Repubblica e la successiva nascita dell’attuale Costituzione. Due sono i fatti che la Costituzione vieta: un nuovo Referendum monarchia-repubblica e la ricostituzione del partito nazionale fascista. Ma la maleducazione dei cosiddetti padani è arrivata al punto di invocare l’autodeterminazione dei popoli quando non esiste nessun popolo padano. E benissimo ha fatto il Presidente ricordando la strage di Marzabotto (oltre 1600 persone, vecchi, donne e bambini), una delle tante sull’Appennino delle SS naziste.

Ma con tanti problemi che ha il Paese per uscire con le sue forze dalla crisi che bisogno c’è di queste smargiassate leghiste?

Piuttosto, va rimarcato come il Tesoro si era fatto uscire che le proprietà immobiliari pubbliche valgono 1820 miliardi di Euro contro i 1810 miliardi di debito pubblico con almeno 700 miliardi di patrimonio da esitare a brevissimo termine. Vogliamo provvedere ad abbattere il debito pubblico pregresso prima che lo spread tra i btp italiani e bund tedeschi diventi un peso insopportabile, invece di mettersi di traverso sul Referendum abrogativo e cercare le elezioni a metà aprile 2012 per evitare il ritorno al vecchio sistema proporzionale?

Una settimana intensa e – se mi è permesso dirlo – vitale per il nostro Paese. In fatto di debito sovrano siamo a livello di difesa del Piave e ricordiamoci di passare il fiume in armi e inseguire il nemico (il debito pregresso) fin oltre i sacri confini della Patria, per noi, figli e nipoti.

Invece di rimboccarsi le maniche, in politica si passa da dichiarazione in dichiarazione, di opinione in opinione a seconda delle convenienze del momento, salvo disconoscerle un attimo dopo. Non va bene.

Intanto sul fronte dell’Euro si passa dalla riunione dell’Ecofin alla riunione plenaria di metà ottobre, ma, mentre l’Europa (vedi quanto dice il presidente dell’Eurogruppo Juncker) discute, l’Euro rischia grosso: servirebbe una coerenza europea e una politica finalmente democraticamente unitaria. E dall’Ecofin viene fuori che per avere un sostegno chiamato Eurobond (sarebbe una variante del Fondo salva Stati) ci vuole una governance europea. Ma quando succederà, ammesso che la Germania accetti?

E sempre dal Lussemburgo viene fuori la tesi italiana che abbiamo un avanzo primario se non dovessimo pagare gli interessi sul debito pregresso e che la crescita è necessaria ma la stabilità di bilancio è maggiore. Quante parole: aspettiamo i fatti e in fretta.

E poi chi custodisce i custodi? Le società di rating non sono delle associazioni benefiche senza fine di lucro, ma sono di proprietà di enormi interessi economici finanziari e culturali: che fine ha fatto l’idea di una società di rating europea controllata dall’Europa?  Intanto mentre Standars & Poor’s è sotto indagine negli Usa per aver fatto perdere con le sue dichiarazioni oltre 2000 mld di dollari al sistema economico, Moody’s continua il bombardamento sulle maggiori banche, aziende nazionali ed enti locali italiani.

Per quanto riguarda l’economia nazionale e le questioni fiscali impellenti, ci rifacciamo alla “curva di Laffer” (la insegnava alla Sapienza di Roma il professore di Scienza delle Finanze Cesare Cosciani) che spiega come oltre una certa pressione fiscale, i cittadini riducono il lavoro (e gli incassi) e c’è propensione all’evasione. Un testo moderno sia di economia sia di formazione delle nuove generazioni di liberali e simpatizzanti.

Comunque, a fine settimana, la notizia che il Fondo monetario internazionale darà credito illimitato all’Italia non ci esime dal rimboccarci le maniche e tutti insieme – come ha detto il Presidente della Repubblica – ci traiamo d’impaccio da soli, risolvendo il debito pregresso ad esempio e non rinviando i problemi perché il Fmi ci viene in soccorso.

© Rivoluzione Liberale

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